F1 2026: Fisica Immutabile vs. Ingegno. La Dilatazione Termica è un “Nuovo” Vecchio Trucco Motore?

Vito Defonseca
6 Min Read
f1 2026 motori Mercedes Redbull

In questi giorni di attesa per il mondiale F1 2026, una delle voci più insistenti e controverse riguarda l’uso della dilatazione termica come presunta “chiave” per ottenere vantaggi prestazionali, in particolare per la Power Unit Mercedes. Ma è davvero la dilatazione termica una novità rivoluzionaria in Formula 1? E può essere davvero sfruttata per un “trucco” ai limiti dell’illegalità? La risposta, come spesso accade nell’ingegneria, è più complessa di quanto sembri.

La Fisica non si Sovverte: Un Principio Universale

Il nostro approccio è sempre stato chiaro: la fisica non si sovverte. Come sottolineato dall’ingegner Riccardo Romanelli, “la fisica del problema non è possibile sovvertirla e soprattutto la fisica del problema è uguale per tutti”. Questo è un pilastro fondamentale dell’ingegneria, valido sia per i team con budget illimitati che per i piccoli costruttori. Le leggi che governano i materiali, i fluidi e la termodinamica sono universali.

E la dilatazione termica è una di queste leggi fondamentali. Ogni materiale, sottoposto a variazioni di temperatura, cambia le sue dimensioni. Questo è un fenomeno noto e studiato da secoli. Nei motori a combustione interna, che operano a temperature estreme, la gestione della dilatazione termica è da sempre una sfida cruciale per i progettisti.

BMW Motore Turbo dilatazione termica
BMW Motore Turbo dilatazione termica

Un “Nuovo” Vecchio Trucco: La Storia si Ripete

La dilatazione termica non è affatto una novità per la Formula 1. Anzi. Romanelli ci ha offerto un affascinante aneddoto sul funzionamento dei motori BMW turbo degli anni ’80: all’epoca, le temperature sulla parte alta del pistone erano così elevate che i motori dovevano avere giochi a freddo estremamente ampi. Mettendoli in moto, il rumore era un vero “sferragliare metallico”, ma solo quando l’olio e i materiali raggiungevano la temperatura di esercizio, il motore cominciava a suonare “normale”, con le dilatazioni che andavano a compensare quei giochi.

Questo esempio storico dimostra che l’aspetto termico è sempre stato una parte integrante della progettazione motoristica e una “variabile” che gli ingegneri hanno imparato a gestire (e a volte a sfruttare) per ottimizzare le prestazioni in condizioni operative. È curioso, quindi, che la dilatazione termica sia diventata così “di moda” solo negli ultimi mesi, come se fosse una scoperta recente.

f1 2026 motori mercedes
f1 2026 motori mercedes

Il Limite dell’Ingegno e la Realtà dei Materiali F1

Allora, la domanda resta: è possibile sfruttare la dilatazione termica per un vantaggio “illegale” o estremamente marcato, come si vocifera per la Power Unit 2026 di Mercedes (e per il rapporto di compressione)?

Qui l’ingegner Romanelli invita alla cautela e alla razionalità. I materiali consentiti dal regolamento tecnico di Formula 1 hanno coefficienti di dilatazione termica ben definiti, dell’ordine di 10^-6. Questo significa che i cambiamenti dimensionali sono minimi, nell’ordine dei centesimi di millimetro. Sebbene in F1 anche un centesimo possa fare la differenza, per ottenere vantaggi sostanziali tramite la dilatazione bisognerebbe o usare materiali con coefficienti estremi (probabilmente non consentiti o inadeguati per le sollecitazioni meccaniche) o progettare geometrie che si deformino in modo molto aggressivo.

Quest’ultima opzione, se esasperata, porterebbe a gravi problemi di affidabilità, fragilità e stress meccanici sui componenti. Un motore progettato per deformarsi in modo significativo sotto carico termico sarebbe un motore più debole, con una vita utile potenzialmente ridotta e maggiori rischi di rotture. La Formula 1, pur spingendo al limite, richiede motori che siano anche robusti e affidabili per l’intera stagione.

f1 2026 motori scandalo Mercedes red bull
f1 2026 motori scandalo Mercedes red bull

Oltre il Sensazionalismo: La Vera Sfida dell’Ingegneria F1

In conclusione, la dilatazione termica non è né una novità né una bacchetta magica per creare un “motore illegale” senza conseguenze. L’ingegno in F1 non consiste nel sovvertire la fisica, ma nel comprenderla a fondo e nel trovare interpretazioni brillanti dei regolamenti. Se un motorista come Mercedes ha trovato un vantaggio, sarà il risultato di un’analisi estremamente sofisticata e di una progettazione al limite, che tiene conto di ogni aspetto (dall’efficienza alla durata), e che, molto probabilmente, avrà richiesto un’interlocuzione con la FIA.

La vera sfida dell’ingegneria in Formula 1 per il 2026 non è scoprire un “trucco termico” banale e miracoloso, ma ottimizzare ogni singolo parametro, compresa la gestione termica, all’interno di un quadro regolamentare sempre più stringente e in un equilibrio complesso tra parte termica ed elettrica. Lasciamo il sensazionalismo ai titoli e concentriamoci sulla vera scienza che spinge le monoposto più veloci del mondo.

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