La più grande delusione della prima gara stagionale (gara, non weekend) è stata certamente la Red Bull: non tanto per la competitività della vettura (dimostratasi comunque estremamente veloce), quanto per l’aver raccolto la bellezza di zero punti. Meno persino del solo Zhou, all’esordio in Formula 1.
Sebbene i piloti abbiano condotto una gara assolutamente buona e in linea con le aspettative della vigilia, il team di Milton Keynes lascia il Bahrain con le ossa rotte e già con un distacco di 44 punti dalla Ferrari, capolista della classifica costruttori.
La frustrazione dipinta sui volti degli uomini Red Bull ha, però, velocemente lasciato il posto alla curiosità e all’analisi di quanto successo alle due RB18, che hanno abbandonato anzitempo il Gran Premio del Bahrain.
Le dichiarazioni di Helmut Marko ai microfoni di Motorsport.com evidenziano come gli stessi ingegneri della scuderia austriaca non siano ancora certi di quale problema abbia colpito le loro vetture.
“Sospettiamo che il problema sia derivante dalla pompa del carburante su entrambe le monoposto. Questa non è una componente che realizziamo noi, ma ci arriva da un fornitore. Non abbiamo mai avuto problemi simili, e questa è una cosa strana.”
E pensare che durante i test la Red Bull è risultata una delle scuderie ad aver collezionato il maggior numero di giri complessivi, mostrando un’affidabilità invidiabile. Come sappiamo, però, la gara è ben altra cosa: non appena i motori sono stati portati alla loro massima capacità, l’ex propulsore Honda è andato in difficoltà e ha costretto al ritiro Verstappen e Perez.
Scongiurata l’ipotesi della mancanza di benzina (una volta fermate le auto è stata trovata una notevole quantità rimanente di benzina E10 nei serbatoi), si è ipotizzato che a fermare Perez e Verstappen possa essere stato un problema alla pompa dell’alimentazione del carburante.
Da quest’anno in Formula 1 sono stati introdotti alcuni elementi standard da utilizzare per il sistema di alimentazione del carburante, in modo da permettere alla FIA una maggiore possibilità di controllo sull’operato delle squadre (oltre che per ridurre le spese di sviluppo).
Le pompe di alimentazione sono fornite da Magneti Marelli e da Bosch, due aziende con grande esperienza in ambito Formula 1. E questi stessi sistemi sono stati alla base di alcuni problemi emersi durante i test a Barcellona, persino alla Ferrari. Il Team Principal della Haas, Gunther Steiner, durante il primo giorno dei test aveva affermato:
“Al mattino abbiamo avuto un problema alla pompa del carburante, una perdita interna nel serbatoio, quindi la pressione non era quella corretta.”
La stessa FIA sabato, riferendosi alle squadre con almeno una vettura in Q3, ha acconsentito ad alcune misure straordinarie al fine di risolvere o quanto meno limitare il più possibile eventuali problemi alle pompe del carburante. Lo ha fatto attraverso una nota pubblicata dal controllo di gara.
“Solo per questo evento e in contraddizione con i requisiti dell’articolo 40.6 del regolamento sportivo FIA F1, sarete autorizzati a ritardare la copertura delle vostre auto un’ora più tardi di quanto richiesto al fine di ispezionare la pompa del carburante SSC”.
Nonostante questa concessione, la FIA non ha riscontrato alcun cambio di pompa durante la notte.
“Era un’ispezione extra sulla pompa del primer in tutta la griglia”, ha detto Jody Egginton, direttore tecnico dell’AlphaTauri.
“Non è una cosa specifica per qualche squadra. Abbiamo avuto la possibilità di farlo durante il weekend, cosa che credo faremo per un paio di gare, finché non saremo a posto con l’affidabilità.
“La FIA ha voluto assicurarsi che non fosse un problema comune. Siamo abbastanza soddisfatti. Ma col format attuale delle prove libere c’è meno tempo per poter lavorare sulla vettura. Perciò è un passo ragionevole per assicurarsi di essere a posto, senza addentrarsi in cose che non sono fondamentali in un weekend di gara. Avendo meno tempo a disposizione è più difficile per i ragazzi far girare le monoposto”.
Chris Horner, invece, nel post-gara ha fatto intendere come la problematica che ha colpito le RB18 non sia legata direttamente alla pompa del primer, confessando anche come la Red Bull abbia colto l’opportunità offerta dalla FIA.
“Sì, l’abbiamo fatto”, le sue parole dopo il Gran Premio. “Ma credo che fosse una preoccupazione generale piuttosto che specifica per noi. Abbiamo solo bisogno di recuperare le macchine, smontare il sistema di alimentazione e capire, perché sappiamo che dentro c’era carburante.
“Fino a che non smontiamo le vetture e capiamo esattamente cos’ha causato il problema rimane tutto soggettivo.
“Sospetto che sia un problema simile su entrambe le auto, perché è accaduto troppo vicino.”
È probabile che quanto accaduto alle due Red Bull sia da collegare alle temperature. Non dobbiamo dimenticarci che domenica è stata la prima volta che le vetture hanno percorso una distanza di gara intera col nuovo carburante E10 e in condizioni inedite persino per i test (safety car, piloti per lunghi tratti in scia alle vetture davanti).
Ciò che in questo momento si stanno domandando a Milton Keynes è se sia stata una coincidenza il fatto che entrambi i guasti siano arrivati subito dopo alcuni giri dietro alla Safety Car.
E a proposito delle temperature del carburante, il regolamento tecnico è chiaro:
“L’uso di qualsiasi dispositivo a bordo della vettura per diminuire la temperatura del carburante è vietato”.
Chissà che questa non possa diventare una questione da tenere d’occhio durante tutta questa stagione. Nel frattempo, non ci resta che aspettare il verdetto ufficiale della Red Bull riguardo l’effettivo problema che ha colpito le loro vetture, osservando anche quali correzioni apporteranno in vista dell’imminente Gran Premio dell’Arabia Saudita.

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