Bug FIA, cosa è successo durante il giro di formazione
Un problema software della FIA ha complicato il giro di formazione del Gran Premio, provocando sulle monoposto coinvolte una situazione di recovery che ha costretto alcuni piloti a effettuare un reset del sistema.
- Bug FIA, cosa è successo durante il giro di formazione
- Slip rate, gas e regime di rotazione: la combinazione che ha mandato in crisi il sistema
- Cosa succede quando la vettura entra in recovery
- Perché un problema del genere è emerso così avanti nella stagione?
- Il limite dei test in Formula 1
- Guarda la puntata numero 169 di Race tech
- Cosa ha modificato la FIA?
- Il vero problema non è soltanto il bug
- L’analisi completa
Ma cosa è successo realmente?
La domanda è particolarmente interessante perché non si è trattato semplicemente di un malfunzionamento isolato. Secondo l’analisi di Riccardo Romanelli, il problema sarebbe nato dalla contemporanea presenza di diverse condizioni che il software si è trovato a gestire al di fuori dei propri intervalli di validità.
Il sistema della Federazione, infatti, deve controllare una serie di parametri legati alla gestione dell’energia della power unit e al deployment.
Durante quel particolare giro di formazione, però, si è verificata una combinazione molto particolare di condizioni.
Slip rate, gas e regime di rotazione: la combinazione che ha mandato in crisi il sistema
Il primo elemento indicato da Romanelli è lo slittamento delle ruote posteriori, particolarmente elevato a causa delle condizioni di bassa aderenza.
A questo si è aggiunta una forte parzializzazione del gas. I piloti, proprio perché la pista presentava ancora una situazione di aderenza precaria, stavano utilizzando l’acceleratore in maniera molto diversa rispetto alle normali condizioni di marcia.
Il terzo elemento era il regime di rotazione del motore.
Il software si è quindi trovato davanti alla contemporanea presenza di queste variabili:
- slip rate posteriore elevato;
- forte parzializzazione del gas;
- regime di rotazione particolare;
- condizioni di bassa aderenza.
Secondo la spiegazione fornita da Romanelli, la combinazione delle tre variabili ha portato il sistema fuori dagli intervalli di validità previsti per ciascun parametro.
Ed è a quel punto che è intervenuta la modalità recovery.
Cosa succede quando la vettura entra in recovery
Il software ha interpretato la situazione come una condizione non valida e ha portato il motore in recovery.
Il problema è emerso in un momento particolarmente delicato: le vetture erano ancora nel giro di formazione e procedevano a velocità relativamente basse.
Non tutte le monoposto hanno però gestito la situazione nello stesso modo.
Romanelli cita, per esempio, Max Verstappen, che con l’aiuto di Gianpiero Lambiase è riuscito a effettuare un reset completo mentre la vettura era ancora in movimento.
Altri piloti, tra cui Lewis Hamilton, hanno invece effettuato il riavvio con la vettura fisicamente ferma.
Il fatto che fosse possibile recuperare il sistema attraverso una procedura di reset ha evitato conseguenze ancora più problematiche, ma ha fatto emergere una questione molto più importante.

Perché un problema del genere è emerso così avanti nella stagione?
È questo il punto sul quale si concentra maggiormente l’analisi.
La Formula 1 moderna utilizza sistemi di gestione energetica estremamente sofisticati. La power unit non deve soltanto produrre potenza: deve anche gestire in maniera precisa recovery, deployment ed energia disponibile.
Con l’attuale livello di complessità, la FIA ha quindi bisogno di un sistema hardware e software capace di controllare questi parametri e garantire che tutti i concorrenti rispettino le stesse regole.
Il problema nasce quando una combinazione di condizioni reali non è stata adeguatamente prevista durante la fase di validazione.
Romanelli sottolinea proprio questo aspetto: in una Formula 1 dove ogni componente viene portato a livelli estremi di sofisticazione, anche il processo di validazione del software deve essere altrettanto approfondito.
Il limite dei test in Formula 1
La questione diventa ancora più complessa quando si considera quanto sia difficile riprodurre tutte le condizioni possibili.
Una situazione di bassa aderenza, con vetture che accelerano poco, pattinano, parzializzano il gas e lavorano a determinati regimi, può creare una combinazione di parametri difficile da replicare in maniera completa attraverso i normali processi di simulazione.
Romanelli porta proprio questo discorso sul problema generale della validazione.
Il fatto che una condizione particolare non sia stata adeguatamente verificata prima dell’utilizzo in gara può diventare un problema quando si parla di sistemi che intervengono direttamente sulla gestione della power unit.
E il caso del giro di formazione è stato particolarmente evidente perché le vetture erano praticamente ferme: il rischio per la sicurezza è stato quindi relativamente contenuto.
Ma cosa sarebbe successo se una condizione simile si fosse verificata durante la gara?
Questa è la domanda più importante.
Con monoposto molto vicine tra loro, visibilità ridotta o condizioni di pista difficili, un’improvvisa perdita di prestazioni potrebbe creare una situazione molto più delicata.
Guarda la puntata numero 169 di Race tech

Cosa ha modificato la FIA?
Dopo il problema, la FIA ha introdotto una nuova versione del sistema.
Ed è proprio qui che rimane uno degli interrogativi più interessanti.
Secondo Romanelli, non era ancora chiaro quale fosse stata esattamente la modifica effettuata dalla Federazione.
Le possibilità analizzate comprendono una modifica degli intervalli di validità dei parametri, l’esclusione di una determinata variabile oppure, nell’ipotesi più problematica, una modifica del controllo in una specifica fase o porzione del tracciato.
Ma non era ancora disponibile un elemento decisivo per stabilire quale di queste ipotesi fosse effettivamente quella adottata.
Ed è importante non confondere le ipotesi con informazioni certe.
Il vero problema non è soltanto il bug
Il caso diventa quindi interessante per un motivo che va oltre il singolo malfunzionamento.
La domanda non è soltanto:
“Perché il software FIA è andato in recovery?”
La domanda più importante è:
“Come viene validato un sistema così complesso prima di portarlo in pista?”
È questo il tema tecnico più ampio emerso dalla discussione.
La Formula 1 moderna ha raggiunto un livello di complessità enorme nella gestione della power unit e dell’energia. Ma maggiore è la complessità del sistema, maggiore deve essere anche la capacità di prevedere e testare le condizioni limite.
Il problema emerso durante il giro di formazione ha mostrato proprio quanto possa essere sottile il confine tra una condizione prevista dai progettisti e una combinazione di parametri che il sistema non riesce a gestire correttamente.
E, come sottolineato da Romanelli, una volta emerso un problema di questo tipo diventa importante capire se possa ripresentarsi in altre condizioni o se esistano altre aree ancora non completamente validate.
L’analisi completa
Il problema software della FIA è stato uno dei temi centrali della nuova puntata di Race Tech, insieme alla scelta Ferrari delle slick al via, agli aggiornamenti Mercedes e al sorprendente rendimento della nuova power unit Red Bull-Ford.
Nel video completo, Riccardo Romanelli entra nel dettaglio del funzionamento del sistema e delle possibili cause che hanno portato le monoposto in recovery.
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