F1 – Le prestazioni Ferrari nei test pre-stagionali tornano sotto accusa. Damon Hill, campione del mondo 1996, sostiene che la Scuderia utilizzi spesso carichi di carburante molto leggeri per ottenere tempi di riferimento che alimentano entusiasmo mediatico ma non si traducono in successi iridati. Un copione visto troppe volte negli ultimi anni.
I test pre-stagionali e l’illusione dei tempi sul giro
La Ferrari F1 ha chiuso in testa ai test pre-stagionali cinque volte nell’ultimo decennio e, più recentemente, ha fatto segnare il miglior tempo anche nello shakedown di Barcellona. Dati che hanno riacceso l’entusiasmo dei tifosi, ma che secondo Damon Hill raccontano solo una parte — e forse quella meno rilevante — della storia.
Il campione del mondo 1996 ha definito “totalmente inutile” la pratica di alleggerire eccessivamente le monoposto nei test per ottenere il giro veloce, sottolineando come i riscontri cronometrici invernali siano spesso lontanissimi dalla realtà competitiva che emerge a stagione iniziata.
Le parole di Hill: “I test sono quasi sempre sbagliati”
Intervenuto al podcast Stay on Track di The Race, Hill ha messo in guardia tifosi e addetti ai lavori dall’affidarsi ai tempi sul giro:
secondo l’ex pilota Williams, i test invernali possono essere deliberatamente fuorvianti e raramente riflettono i reali rapporti di forza.
Hill ha ricordato come negli anni ’90, quando la Williams era consapevole di avere un vantaggio tecnico, il team girasse volutamente con carichi di carburante elevati — fino a 60 kg — per non scoprire le proprie carte. L’opposto di ciò che fanno alcune squadre quando cercano visibilità immediata.

“Giri vetrina” e pressione mediatica
Dall’altro lato della bilancia ci sono i cosiddetti glory run: giri effettuati con pochissimo carburante per impressionare sponsor, media e pubblico. Una pratica che Hill attribuisce storicamente a team come Arrows e Jordan, ma che oggi vede anche la Ferrari tra i principali interpreti.
Secondo Hill, a Maranello il peso delle aspettative è enorme: non solo per gli sponsor, ma per un intero Paese. Questo spingerebbe la Scuderia a cercare il tempo ad ogni costo, anche se privo di valore tecnico reale.
Un dato che pesa: titoli lontani dal 2007
La critica diventa ancora più pungente se si guarda ai risultati. Ferrari non vince un Mondiale Piloti dal 2007 e un titolo Costruttori dal 2008. Eppure, in diverse stagioni recenti — 2016, 2017, 2018, 2019 e 2024 — la Rossa è stata tra le più veloci nei test, senza poi concretizzare in campionato.
Emblematico il 2016, quando la Ferrari chiuse l’anno senza nemmeno una vittoria, nonostante ottimi riscontri invernali.

Il confronto con Red Bull
Nel confronto diretto, Hill elogia l’approccio Red Bull, definito molto più conservativo e strategico. Il team di Milton Keynes, secondo l’ex campione, è maestro nel “tenere le carte coperte”, evitando di mostrare il vero potenziale prima dell’inizio del Mondiale.
Un atteggiamento opposto a quello della Ferrari, che rischia di creare aspettative sproporzionate e pressione aggiuntiva su squadra e piloti.
Conclusione
Le parole di Damon Hill riaprono un tema ricorrente in Formula 1: quanto contano davvero i test? La Ferrari continua a brillare nei mesi invernali, ma fatica a trasformare quei segnali in risultati concreti quando conta davvero. In un’era di simulazioni avanzate e strategie sempre più raffinate, il tempo sul giro in test resta uno strumento di comunicazione più che di valutazione tecnica. E, come suggerisce Hill, può diventare un boomerang.
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