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La Ferrari SF26 che ha effettuato i primi chilometri in pista non rappresenta la configurazione definitiva che vedremo all’esordio stagionale. Fred Vasseur lo ha confermato apertamente: la monoposto è destinata a un’evoluzione rapida e mirata. Basandoci sull’analisi tecnica dell’ingegner Riccardo Romanelli a Race Tech, esploriamo le principali aree dove la SF26 potrebbe cambiare volto già a partire dai test in Bahrain.
- Ferrari SF26: una vettura “laboratorio” negli shakedown
- Le aree chiave di sviluppo secondo l’ing. Romanelli
- Ala anteriore ed endplate: più outwash in arrivo
- Il fondo vettura e il problema del ristagno d’aria
- Raffreddamento e fluidodinamica interna: il lavoro invisibile
- Un’evoluzione programmata, non una rivoluzione
- Analisi finale
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Ferrari SF26: una vettura “laboratorio” negli shakedown
La domanda che circola nel paddock è una sola: quanta “Ferrari vera” c’era nella SF26 vista a Barcellona?
L’impressione condivisa dagli osservatori tecnici è quella di una monoposto volutamente semplificata, pensata per verificare correlazioni e affidabilità più che per mostrare il reale potenziale aerodinamico.
La SF26 degli shakedown appare come una base pulita, coerente con la filosofia impostata da Loïc Serra: partire da una piattaforma stabile, lasciando margine a evoluzioni progressive e mirate.
Le aree chiave di sviluppo secondo l’ing. Romanelli
Durante la puntata 137 di Race Tech, Riccardo Romanelli ha individuato le zone dove Ferrari può intervenire con maggiore rapidità.
Con telaio e Power Unit sostanzialmente congelati, l’attenzione si sposta interamente sulla gestione dei flussi esterni e interni.

Ala anteriore ed endplate: più outwash in arrivo
L’ala anteriore vista nei primi test è apparsa volutamente semplice, quasi “didattica”.
Secondo Romanelli, già dalla prossima uscita in pista potremmo osservare un livello di complessità superiore, soprattutto negli schermi laterali.
L’obiettivo è rafforzare l’effetto outwash, allontanando le turbolenze generate dalle ruote anteriori dal corpo vettura. Un aspetto cruciale nel contesto dell’aerodinamica attiva, chiamata a funzionare in modo coerente tra configurazioni ad alto carico e basso drag.

Foto credits Formula1.com edit graftechweb
Il fondo vettura e il problema del ristagno d’aria
Uno dei punti tecnicamente più delicati della SF26 riguarda la zona del fondo davanti alle ruote posteriori.
Qui la rotazione dello pneumatico genera un’area di sovrappressione che può disturbare l’efficienza dell’estrattore.
L’ipotesi è l’introduzione di nuovi slot o micro-soffiaggi sui bordi laterali del fondo. Soluzioni quasi invisibili, ma fondamentali per migliorare la stabilità del retrotreno e la costanza del carico aerodinamico, soprattutto in trazione.

Raffreddamento e fluidodinamica interna: il lavoro invisibile
Il packaging estremamente compatto della Ferrari SF26 è uno dei suoi tratti distintivi. Tuttavia, la gestione termica della nuova Power Unit 2026 richiede continui affinamenti.
Romanelli ipotizza micro-correzioni sugli imbocchi delle pance e sul profilo superiore dei radiatori. L’obiettivo è mantenere l’efficienza di raffreddamento necessaria nelle condizioni estreme del Bahrain, senza incrementare la sezione frontale e il drag complessivo.
Un’evoluzione programmata, non una rivoluzione
La strategia Ferrari non sembra orientata a una singola grande trasformazione, ma a una crescita costante e metodica.
Partire con una vettura “snella” consente di introdurre soluzioni più aggressive solo dopo aver validato i dati in pista, riducendo i rischi di correlazione.
Come sottolinea Romanelli, tutte le squadre hanno finora privilegiato affidabilità e chilometraggio. La SF26 che vedremo sulla griglia del primo Gran Premio sarà una versione più rifinita, affilata e coerente di quella osservata negli shakedown.
Analisi finale
La Ferrari SF26 non va giudicata per ciò che ha mostrato finora, ma per il percorso evolutivo che sta seguendo.
La vera partita tecnica del 2026 inizia in Bahrain, quando emergeranno le prime interpretazioni mature dell’aerodinamica attiva e della gestione dei flussi. Maranello sembra aver scelto la via della razionalità ingegneristica, lasciando che siano i dati – e non l’estetica – a guidare lo sviluppo.
Race Tech – Analisi tecnica ing. Riccardo Romanelli, puntata 137
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