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F1 2026 Da un lato la solidità della McLaren campione del mondo, dall’altro l’estremismo rivoluzionario di Adrian Newey in Aston Martin. Analisi tecnica di due monoposto che interpretano il regolamento 2026 in modi diametralmente opposti
Il mondiale 2026 non è ancora iniziato ufficialmente, ma la sfida tecnica è già entrata nel vivo. I test di Barcellona hanno messo a nudo due filosofie progettuali distanti anni luce: quella della McLaren, che punta sulla continuità e l’ottimizzazione del concetto vincente, e quella della Aston Martin, che ha deciso di “buttare il cuore oltre l’ostacolo” con l’arrivo di Adrian Newey.
Due strade diverse per raggiungere lo stesso obiettivo. Ma chi ha interpretato meglio le nuove pieghe del regolamento?

McLaren: Il valore della solidità e del “Rake”
La McLaren si presenta ai test con la sicurezza di chi ha il numero 1 sul musetto. La vettura appare “canonica”, quasi rassicurante nelle sue forme, ma nasconde una ricerca maniacale del dettaglio.
Un elemento che ha colpito l’Ing. Riccardo Romanelli durante l’analisi a Race Tech è l’assetto della vettura di Woking: “La McLaren è la monoposto che ha girato con più rake (assetto picchiato, con il posteriore più alto dell’anteriore) tra tutte quelle viste in pista”. Nonostante le condizioni di bassa aderenza, McLaren ha scelto di puntare forte sul carico generato dal fondo, mantenendo una configurazione aerodinamica che ha già dimostrato di funzionare in ogni condizione. Anche l’attacco dei piloni dell’ala posteriore rimane tradizionale, fissato sul main flap, segno di una vettura che non cerca scorciatoie rischiose.




Aston Martin: L’estremizzazione firmata Newey
Dall’altra parte del ring troviamo l’Aston Martin AMR26. Qui, la parola d’ordine è shock. Adrian Newey ha applicato la sua biografia tecnica alla lettera, ribaltando concetti meccanici pur di favorire l’aerodinamica.
Il dettaglio che fa discutere il paddock è l’attacco della sospensione posteriore, ancorata direttamente ai piloni dell’ala. Una scelta che libera i flussi sull’estradosso dell’estrattore ma che mette a dura prova la rigidezza strutturale della vettura. A differenza di McLaren, inoltre, Aston Martin sposta l’attacco dei piloni sul secondo elemento dell’ala (soluzione condivisa con Mercedes), una scelta specifica per ottimizzare la modalità low drag richiesta dai nuovi regolamenti.
Il duello dei piloni: Tradizione vs Innovazione
La differenza visiva più netta tra le due contendenti risiede proprio nel supporto dell’ala posteriore:
- McLaren: Piloni sul main flap. Massima solidità, gestione del carico costante e meno complicazioni strutturali.
- Aston Martin: Piloni sul secondo elemento. Una soluzione più complessa che permette di ridurre drasticamente il drag (resistenza all’avanzamento) quando l’ala si appiattisce nei rettilinei, sfruttando meglio i 30mm di escursione concessi dal regolamento.
Il verdetto dell’esperto: Estremo significa più veloce?
In Formula 1, spesso siamo portati a pensare che la soluzione più complessa sia necessariamente la migliore. Tuttavia, l’Ing. Romanelli lancia un monito interessante:
“Non è detto che l’estremizzazione di alcune soluzioni, con tutte le complessità meccaniche e strutturali che ne derivano, sia garanzia di maggiore performance. L’Aston Martin ‘invecchia’ visivamente tutte le altre, ma la McLaren ha una solidità che potrebbe pagare di più sulla lunga distanza.”
Il genio di Newey riuscirà a superare la perfezione esecutiva della McLaren? O la complessità della AMR26 diventerà un boomerang in termini di affidabilità e set-up? La risposta arriverà solo dal cronometro, ma la sfida tra la “scienza” di Woking e l'”arte” di Newey è ufficialmente aperta.
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Voi su chi scommettereste? Sulla solidità dei campioni McLaren o sul coraggio rivoluzionario di Newey in Aston Martin? Fatecelo sapere nei commenti!
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