Una Ferrari SF-26 “basica” e modulare: la filosofia di Loïc Serra per la nuova Ferrari

Francesco Maria Pedicini
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Ferrari Sf26 push rod e musetto

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La Ferrari SF-26 nasce con un’impostazione volutamente prudente. Una monoposto ancora lontana dalla sua forma definitiva, pensata più come una base di lavoro che come un progetto già estremamente raffinato. È questa la filosofia introdotta dal nuovo direttore tecnico della Scuderia, Loïc Serra, chiamato a guidare la Rossa in una fase di profonda transizione tecnica.

Osservando le prime linee della SF-26, il concetto appare chiaro soprattutto nella zona delle pance. Il loro disegno è piuttosto “pulito”, essenziale, quasi conservativo rispetto a soluzioni più aggressive viste in passato. Una scelta tutt’altro che casuale: l’obiettivo non è stupire subito, ma costruire una piattaforma solida da cui poter evolvere.

L’idea di Serra è infatti quella di partire da una vettura volutamente semplice per poi valutare, con il passare delle settimane, quali concetti aerodinamici adottare osservando anche le innovazioni introdotte dagli altri team. In un contesto regolamentare ancora in evoluzione, inseguire fin da subito una strada estremamente specifica potrebbe rivelarsi controproducente.

ferrari F1 SF-25 Serra
ferrari F1 SF-25 Serra

Un aspetto centrale di questa nuova filosofia è il ruolo del CFD. Serra ha sottolineato come sarà fondamentale testare rapidamente le diverse soluzioni a livello virtuale, per capire se producono un reale guadagno prima di portarle in pista. In altre parole, ogni idea dovrà superare un filtro molto rigoroso: se i numeri non confermano il beneficio, quella strada verrà semplicemente abbandonata.

È anche per questo che le monoposto attuali possono essere definite, senza troppi giri di parole, ancora “embrionali”. La SF-26 è pensata per essere flessibile, adattabile, pronta a cambiare pelle. Da qui il concetto — lasciatemi il termine — di vettura “modulare”: una base comune su cui innestare soluzioni differenti man mano che si individua il concetto più efficace.

In un’epoca in cui i margini sono sottilissimi e ogni scelta tecnica può fare la differenza, Ferrari sembra aver scelto la strada della razionalità e dell’analisi, piuttosto che quella delle scommesse immediate. La SF-26, almeno per ora, non è una monoposto che vuole mostrare tutto. È una vettura che osserva, studia e si prepara a evolvere.

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