Las Vegas F1 dopo tre anni tra la visione di Domenicali, critiche dei piloti, orari penalizzanti e problemi in pista. Ecco il bilancio completo.
UN BILANCIO DI LAS VEGAS DOPO 3 ANNI IN F1
Il Gran Premio di Las Vegas è arrivato alla sua terza edizione, ma ancora fa fatica a convincere tifosi e addetti ai lavori. Chi invece sembra convinto dell’intero weekend, è Stefano Domenicali, CEO di Liberty Media, che al quotidiano francese, ha elogiato la cornice di Las Vegas.
“Sono ormai tre anni che corriamo a Las Vegas, e quest’anno è stato il migliore. È una città fantastica, un circuito cittadino incredibile, e abbiamo assistito a un weekend di eventi eccezionali. Dopo la gara analizzeremo nuovamente tutto per discutere cosa ha funzionato e cosa possiamo ancora migliorare, e sicuramente agiremo su questi punti. C’è sempre qualcosa in più che si può migliorare”.
Non deve sorprendere che Domenicali cerchi di tirare acqua al proprio mulino; ma forse, non ci crede nemmeno lui. E se l’opinione di noi tifosi non conta più di tanto, c’è stato un pilota che ha manifestato il suo disappunto verso il layout.

Le critiche di Ollie Bearman
Ollie Bearman infatti, ha demolito il circuito di Las Vegas, definendolo come il “più noioso su cui avesse mai corso”. Ma le parole dell’inglese non hanno destato più di tanto scalpore; probabilmente, se a esporsi fosse stato un pilota di primo piano, forse l’effetto mediatico sarebbe stato diverso.
Poi, come non menzionare, l’incidente del tombino occorso durante le FP2, che ha costretto i commissari a esporre la bandiera rossa per diversi minuti. Anche questo rientrerà sicuramente nel turbinio di emozioni esaltate da Domenicali. In una Formula 1 in cui i test e le libere sono ridotte sempre di più, incidenti di questo tipo rischiano di compromettere il lavoro delle squadre, ma anche questa sembra essere una lotta contro i mulini a vento.
QUESTIONE ORARIO: I FAN EUROPEI CONTANO ANCORA?
Quest’anno poi, la gara è iniziata due ore prima, alle 20 locali, per rendere l’evento più fruibile per gli spettatori della East Cost (in cui il gran premio è iniziato alle 23), a differenza degli anni precedenti in cui iniziava alle 22. Ma l’orario è stato un shock per il pubblico europeo, che hanno dovuto mettere la sveglia alle 5 per l’inizio del gran premio.
“Bisogna ricordare che Las Vegas è la capitale mondiale del divertimento e ospita tutto l’anno importanti eventi sportivi e di intrattenimento. L’orario non lo vedo come un problema. Dobbiamo essere strategici e assicurarci di avere un piano che funzioni sia per la città, sia per i nostri fan negli Usa e in tutto il mondo”.
Anche qui credo che occorra ricordare a Domenicali che il fulcro della Formula 1 è rappresentata dai tifosi europei. Certo, dal suo punto di vista il pubblico americano è il target numero uno verso cui espandere il circus, ma credo sia sbagliato snobbare in questo modo gli appassionati storici in Europa.
CALENDARI TROPPO FITTI? NON PER DOMENICALI…
Domenicali ha poi anche analizzato la questione del calendario fitto della F1, che vedrà il paddock trasferirsi in Qatar e poi ancora ad Abu Dhabi per il gran finale della stagione: “Non credo che i team siano critici nei nostri confronti. Certo, la fine del campionato è impegnativa, ma nelle squadre ci sono professionisti incredibili che amano ciò che fanno e che mettono il massimo impegno nel loro lavoro”.

“Ci sono altri sport con 80 o 100 eventi a stagione, mentre noi abbiamo 24 gare e viaggiare scoprendo posti pazzeschi fa parte del gioco, visto che il nostro è uno sport globale. Dedichiamo molta attenzione e pianificazione al calendario della Formula 1, con un’attenzione particolare alle aree geografiche per sostenere i nostri obiettivi di sostenibilità”.
Qui il pensiero non può non andare a Fernando Alonso, che dopo il Gran Premio di Las Vegas, si è scagliato contro la Formula 1 per la tripletta di gare finali (Las Vegas, Qatar e Abu Dhabi), che a suo dire, impedirebbe agli addetti ai lavori dei team di adattarsi al fuso orario.
Anche qui Domenicali dimentica una parte fondamentale della Formula 1, ovvero i meccanici e tutti coloro che lavorano dietro le quinte. Non sono di certo loro a esplorare posti fantastici in giro per il mondo, dato che sono i primi a entrare in circuito e gli ultimi ad andarsene. Non è evocando il gioco d’azzardo “Turista per sempre” che si giustifica una saturazione così estrema di gare.
Insomma, il Gran Premio di Las Vegas è stato un grande successo, ma per chi? Se pensiamo a Domenicali, lui ha tutto il diritto di essere al settimo cielo; forse però siamo noi tifosi a non sopportare uno spettacolo così finto e artificiale.


