Ferrari, Hamilton supera Leclerc: il problema del monegasco non è la velocità, ma la mentalità

Vito Defonseca
13 Min Read
Hamilton pole Messico foto credits media Pirelli

Il sette volte campione del mondo è già davanti al compagno nella classifica piloti, nonostante una stagione complicata e un ritiro per problemi tecnici. Leclerc resta velocissimo, ma dopo tanti anni in Ferrari continuano a emergere dubbi sulla sua capacità di trasformarsi in un pilota da Mondiale.

C’è un dato che merita una riflessione approfondita in casa Ferrari: Lewis Hamilton, arrivato a Maranello nella fase conclusiva della propria carriera, si trova davanti a Charles Leclerc nella classifica mondiale. Prima del Gran Premio del Messico il britannico occupa la terza posizione con 241 punti, mentre il monegasco è quinto con 233.

Otto punti di differenza potrebbero sembrare poca cosa, soprattutto considerando le difficoltà incontrate da Hamilton durante la stagione. Eppure, osservando il percorso dei due piloti, emerge una considerazione interessante: forse il sette volte campione del mondo sta dimostrando di avere ancora qualcosa che a Leclerc continua a mancare.

Non parliamo della velocità pura. Su questo aspetto il monegasco non ha nulla da invidiare ai migliori interpreti della Formula 1. Il problema riguarda piuttosto la capacità di gestire le difficoltà, limitare gli errori e trasformare il talento in risultati costanti.

Hamilton davanti a Leclerc: la classifica racconta soltanto una parte della storia

Per valutare correttamente la stagione dei due ferraristi bisogna andare oltre i punti conquistati.

Hamilton ha attraversato diversi momenti difficili, ma ha anche dovuto fare i conti con problemi indipendenti dalla propria prestazione. Il caso più evidente è il Gran Premio di Spagna, quando un problema ai freni lo ha costretto al ritiro dopo appena sette giri.

Una gara nella quale il britannico riteneva di avere a disposizione una Ferrari competitiva per puntare alla vittoria.

Leclerc, invece, ha lasciato per strada punti importanti anche per responsabilità proprie. L’episodio più emblematico è probabilmente quello di Miami, quando un errore all’ultimo giro, nel tentativo di recuperare una posizione sul podio, ha compromesso il risultato. Lo stesso pilota aveva riconosciuto apertamente la propria responsabilità.

Anche a Barcellona il monegasco ha commesso un errore in Q3, finendo contro le barriere quando aveva dimostrato di poter puntare a una posizione molto migliore. La successiva gara si è conclusa con un problema idraulico, quindi non tutto può essere attribuito al pilota.

Il quadro non è dunque completamente a favore di Hamilton, ma dimostra quanto sia importante distinguere gli episodi tecnici dagli errori individuali.

Il dato più significativo resta comunque quello attuale: Hamilton è davanti al compagno di squadra e ha ancora la possibilità di puntare al secondo posto nel Mondiale.

ferrari f1 Messico hamilton leclerc
ferrari f1 Messico hamilton leclerc credits media Ferrari

Leclerc è velocissimo, ma essere un campione del mondo richiede qualcosa in più

Charles Leclerc è uno dei piloti più veloci della Formula 1. Sul giro secco ha dimostrato di poter mettere in difficoltà praticamente chiunque, compreso Max Verstappen.

In alcune circostanze potrebbe persino essere più veloce dell’olandese sul singolo giro. Ma la velocità non basta per diventare un campione del mondo.

La Formula 1 ha dimostrato più volte che i piloti capaci di conquistare un titolo non sono necessariamente quelli dotati della maggiore velocità assoluta. Sono quelli che riescono a costruire una stagione, gestire le situazioni complicate, limitare i danni e mantenere un rendimento elevato anche quando la monoposto non permette di vincere.

È qui che nasce il dubbio su Leclerc.

Dopo tanti anni in Ferrari ci si sarebbe aspettati una crescita più evidente sotto il profilo della gestione della pressione. Il monegasco continua a mostrare un talento straordinario, ma in alcune circostanze sembra ancora essere condizionato dalla necessità di ottenere immediatamente il massimo dalla vettura.

Quando tutto funziona, Leclerc è un pilota capace di prestazioni eccezionali. Quando invece qualcosa va storto, non sempre riesce a trasformare la difficoltà in un’opportunità per limitare i danni.

È una differenza sottile, ma fondamentale per chi ambisce a vincere un campionato del mondo.

f1 News Kimi Antonelli
f1 News Kimi Antonelli copyright Mercedes AMG F1 Media

Antonelli e Verstappen: due esempi di solidità mentale

Il confronto con Kimi Antonelli e Max Verstappen diventa inevitabile.

Il giovane pilota Mercedes sta impressionando non soltanto per la velocità, ma soprattutto per la capacità di apprendere dagli errori. Antonelli ha dimostrato una maturità agonistica sorprendente per la sua età, riuscendo a mantenere una notevole continuità di rendimento anche dopo qualche passaggio complicato.

La sua stagione, con 365 punti e nove vittorie prima del GP del Messico, è qualcosa di straordinario.

La caratteristica che colpisce maggiormente è proprio la sua capacità di reagire. Antonelli sbaglia, analizza quello che è successo e torna in pista con una consapevolezza maggiore. Non sembra trascinarsi dietro il peso psicologico dell’errore precedente.

È un aspetto che ricorda, seppure con caratteristiche differenti, il percorso di crescita di Verstappen.

L’olandese, soprattutto nei primi anni in Formula 1, era un pilota estremamente aggressivo, a volte persino irruento. Gli errori non mancavano e il suo modo di correre lo portava spesso a superare il limite.

Con il tempo, però, Verstappen ha costruito una solidità impressionante. Oggi è un pilota che sa quando attaccare, quando aspettare e soprattutto come ottenere il massimo anche da una monoposto non perfetta.

Antonelli sembra avere imboccato una strada simile, con uno stile forse meno appariscente e meno aggressivo rispetto al giovane Verstappen, ma con una capacità di apprendimento che lascia davvero impressionati.

Piloti costruiti per vincere: Mercedes e Red Bull hanno anticipato il futuro

Un altro elemento interessante riguarda il percorso di formazione di questi piloti.

Verstappen è stato individuato molto presto da Red Bull, che ha investito sul suo talento quando era ancora giovanissimo, accompagnandolo fino alla Formula 1.

Lo stesso è accaduto con Antonelli, entrato nel programma Mercedes quando era ancora un ragazzo e seguito attentamente nella sua crescita sportiva.

Non si tratta soltanto di individuare un talento naturale. Si tratta di costruire un percorso nel quale il pilota viene preparato tecnicamente, mentalmente e agonisticamente per affrontare la pressione della Formula 1.

Mercedes e Red Bull hanno dimostrato di saper investire sui propri piloti con una visione di lungo periodo.

Ferrari, invece, ha costruito gran parte della propria strategia recente attorno a Leclerc, considerandolo il predestinato, il pilota destinato a riportare il Mondiale a Maranello.

Ma quanto è cresciuto realmente il monegasco in questi anni?

È una domanda che oggi diventa inevitabile.

F1 News Ferrari Verstappen
F1 News Ferrari Verstappen

Ferrari paga anche l’assenza di un Verstappen

C’è poi un altro aspetto che riguarda direttamente la competitività della Ferrari.

La SF-26 ha dimostrato di poter essere una monoposto competitiva, soprattutto dopo gli ultimi aggiornamenti. Ma osservando il rendimento complessivo della squadra emerge una differenza rispetto a Mercedes e Red Bull.

La Mercedes dispone di una coppia estremamente competitiva e Antonelli sta dimostrando di poter fare la differenza anche nei confronti di un pilota esperto come George Russell.

Red Bull, invece, ha in Verstappen un riferimento assoluto, capace di ottenere risultati che spesso vanno oltre il potenziale apparente della vettura.

Ferrari ha due piloti di alto livello, ma non sembra avere ancora quel riferimento assoluto in grado di trascinare l’intera squadra nei momenti più difficili.

Viene spontaneo chiedersi cosa avrebbe potuto ottenere Verstappen al volante della SF-26 in questa stagione. Non significa che avrebbe potuto lottare per il titolo contro una Mercedes così competitiva, ma è legittimo domandarsi se avrebbe portato a casa qualche risultato in più.

Hamilton, dal canto suo, sta dimostrando di non essere affatto un pilota finito. Non è più il dominatore degli anni migliori, ma possiede ancora esperienza, capacità di lettura della gara e una solidità che possono fare la differenza.

Il fatto che stia riuscendo a mettere in difficoltà Leclerc dovrebbe rappresentare un elemento di riflessione per Maranello.

Leclerc è arrivato al limite della propria crescita?

La mia impressione è che Leclerc sia un pilota velocissimo, probabilmente uno dei migliori della sua generazione sul piano del talento naturale, ma che non abbia ancora compiuto quel salto necessario per diventare un autentico riferimento nella lotta per il Mondiale.

Non è necessariamente una questione di talento. È una questione di caratteristiche individuali, maturazione e capacità di gestire le situazioni.

In parte potrebbe essere mancato anche l’ambiente giusto per accompagnarlo in questa crescita. Ferrari ha attraversato anni complicati, con cambiamenti tecnici e organizzativi che certamente non hanno aiutato il monegasco a costruire un percorso lineare.

Ma dopo tante stagioni non si può continuare a parlare soltanto di occasioni mancate e di responsabilità della squadra.

Un pilota da Mondiale deve anche saper compensare i limiti della propria monoposto e soprattutto evitare di compromettere risultati importanti con errori evitabili.

Non escludo che Leclerc possa ancora vincere un titolo, soprattutto se Ferrari dovesse mettergli a disposizione una vettura nettamente superiore alla concorrenza. Ma se dovessi scegliere oggi un pilota sul quale costruire una squadra con l’obiettivo di vincere più Mondiali, probabilmente non punterei sul monegasco come prima scelta.

Verstappen e Antonelli, per caratteristiche e solidità, rappresentano oggi riferimenti differenti.

Hamilton-Leclerc, il finale di stagione può cambiare gli equilibri

Il Gran Premio del Messico aggiunge un ulteriore elemento a questa riflessione.

Hamilton ha conquistato la pole position, mentre Leclerc partirà dalla terza posizione. Un risultato che conferma la competitività della Ferrari, ma che riporta inevitabilmente l’attenzione sulla sfida interna.

Il britannico potrebbe chiudere la stagione davanti al compagno di squadra e persino conquistare il secondo posto nel Mondiale, considerando che il distacco da George Russell è di appena un punto prima della gara messicana.

Per Leclerc sarebbe un risultato difficile da digerire, soprattutto dopo essere stato considerato per anni il futuro della Ferrari.

La questione, però, va oltre la classifica.

Hamilton sta dimostrando che anche un campione nella fase conclusiva della propria carriera può ancora fare la differenza grazie all’esperienza e alla capacità di gestire le difficoltà.

Leclerc, invece, deve dimostrare di poter trasformare finalmente la propria velocità in quella continuità che distingue i grandi campioni.

Il predestinato è ancora alla ricerca della consacrazione. E forse la Ferrari, prima ancora di trovare la macchina per vincere il Mondiale, deve capire se ha già in casa il pilota giusto per conquistarlo.

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