Ferrari SF-26: gli aggiornamenti risolveranno i problemi nelle curve lente?

Vito Defonseca
10 Min Read
Ferrari F1 Undate Barcellona Disegno Credits Salvatore Asero

La Ferrari SF-26 ha mostrato un potenziale interessante nelle curve medio-veloci, ma nelle ripartenze e nelle curve lente il comportamento della monoposto può diventare un limite. Non è soltanto una questione di potenza: rigidità, bilanciamento aerodinamico e trazione del retrotreno possono incidere sulla capacità di trasformare il potenziale della vettura in prestazione. Il nuovo pacchetto di aggiornamenti riuscirà a correggere questo compromesso?

Ferrari SF-26: perché il problema non riguarda soltanto la potenza

Quando si analizzano le difficoltà della Ferrari, è facile concentrarsi sul rendimento della power unit e sulla velocità massima. Sono aspetti importanti, soprattutto su circuiti caratterizzati da lunghi rettilinei, ma non bastano a spiegare tutte le differenze di prestazione osservate durante la stagione.

La SF-26 ha mostrato caratteristiche interessanti nei tratti guidati, dove la capacità di generare carico aerodinamico e mantenere velocità in percorrenza può fare la differenza. In altre situazioni, però, sono emerse difficoltà nel completare la curva e soprattutto nel ripartire con efficacia, quando il pilota torna ad accelerare e il retrotreno deve trasferire a terra la coppia disponibile.

È proprio in questo passaggio che si trova uno degli aspetti più interessanti da approfondire: una monoposto può avere un buon potenziale in percorrenza, ma non riuscire a sfruttarlo completamente quando deve accelerare fuori dalla curva.

Il risultato è una vettura che può sembrare competitiva in un settore e perdere terreno in quello successivo, anche senza che vi siano differenze enormi nella velocità massima.

Il limite della SF-26 nelle curve lente: la trazione in uscita

In una curva lenta, la prestazione non dipende soltanto dalla velocità con cui la monoposto riesce a percorrere la traiettoria. Conta anche quanto rapidamente può tornare ad accelerare.

Il pilota deve riaprire il gas mentre la vettura sta ancora completando la rotazione. Gli pneumatici posteriori devono quindi gestire sia le forze laterali necessarie a mantenere la traiettoria sia quelle longitudinali richieste dall’accelerazione.

Se il retrotreno non offre un livello di aderenza sufficiente o il comportamento della vettura è difficile da prevedere, il pilota può essere costretto a dosare maggiormente l’acceleratore. Anche quando il motore dispone di potenza, non è detto che tutta la coppia possa essere sfruttata immediatamente.

Questo aspetto è particolarmente importante per la Ferrari: se la SF-26 perde tempo nella fase di trazione, lo svantaggio può proseguire lungo tutto il rettilineo successivo. La vettura raggiunge più lentamente la velocità desiderata e si presenta alla frenata seguente con un ritardo che non dipende esclusivamente dalla potenza del motore.

La difficoltà, quindi, non consiste necessariamente nella mancanza di cavalli, ma nella capacità complessiva della monoposto di scaricare a terra la potenza disponibile.

Formuferrari Silverstone
ferrari Silverstone foto credits media pirelli

Assetto e rigidità: perché una Ferrari efficace nei curvoni può soffrire nel lento

Il comportamento di una Formula 1 è il risultato dell’interazione tra aerodinamica, sospensioni, pneumatici e distribuzione dei carichi.

Un assetto che privilegia la stabilità della piattaforma aerodinamica e il controllo dei movimenti della vettura può risultare efficace in determinate condizioni, ma diventare meno vantaggioso quando il circuito richiede maggiore capacità di assorbire le irregolarità, affrontare i cordoli e garantire aderenza meccanica nelle ripartenze.

La rigidità delle sospensioni, da sola, non determina se una monoposto sarà veloce o lenta. È il modo in cui l’intero assetto lavora insieme all’aerodinamica a fare la differenza.

Se la vettura richiede regolazioni molto specifiche per funzionare correttamente, la finestra di utilizzo può restringersi. Il compromesso diventa particolarmente delicato quando si passa dalle curve medio-veloci, dove è importante mantenere una piattaforma aerodinamica stabile, alle curve lente, nelle quali diventano fondamentali la rotazione della monoposto e la trazione in uscita.

È un tema emerso anche nell’analisi di UnderCut: la Ferrari sembra avere qualità che possono esprimersi nei tratti guidati, ma deve trovare un equilibrio più efficace quando la pista richiede ripartenze e un comportamento prevedibile del retrotreno.

Il carico aerodinamico non basta: conta come viene distribuito

Un altro elemento fondamentale riguarda il fondo e la gestione dei flussi d’aria sotto la monoposto.

Il carico aerodinamico aumenta la forza verticale sugli pneumatici e consente di sostenere maggiori accelerazioni laterali in curva. Tuttavia, non conta soltanto quanto carico viene generato: sono importanti anche la sua distribuzione tra i due assi e la stabilità con cui viene mantenuto nelle diverse condizioni di marcia.

Altezza da terra, beccheggio e movimenti della vettura possono influenzare il funzionamento del fondo. Se il comportamento aerodinamico cambia sensibilmente durante le transizioni tra frenata, percorrenza e accelerazione, anche il bilanciamento percepito dal pilota può diventare meno costante.

Per questo motivo, aumentare la deportanza non garantisce automaticamente un miglioramento in ogni parte del circuito. Un aggiornamento efficace deve consentire alla vettura di generare carico utile senza introdurre nuovi compromessi in termini di resistenza all’avanzamento, stabilità o gestione degli pneumatici.

L’obiettivo della Ferrari, quindi, non dovrebbe essere semplicemente aumentare il carico, ma trovare una mappa aerodinamica e un assetto capaci di offrire prestazioni più omogenee.

Gli aggiornamenti di Austin possono risolvere il problema cronico della SF-26?

Il nuovo pacchetto aerodinamico previsto ad Austin rappresenta un banco di prova importante. Il fondo e le modifiche alla carrozzeria dovrebbero contribuire a migliorare il rendimento complessivo della monoposto, ma sarà necessario verificare in pista se i risultati corrisponderanno alle aspettative.

La domanda centrale è se gli aggiornamenti riusciranno a migliorare il comportamento della Ferrari senza compromettere le caratteristiche che hanno già dimostrato di funzionare.

Per capire se il problema è stato affrontato nella direzione giusta, non basterà osservare il tempo sul giro. Sarà importante valutare diversi aspetti:

  • Velocità in percorrenza: la Ferrari riuscirà a mantenere il proprio potenziale nelle curve medio-veloci?
  • Trazione in uscita: il pilota potrà riaprire il gas prima e con maggiore continuità?
  • Stabilità del retrotreno: la monoposto sarà più prevedibile nelle transizioni tra frenata, rotazione e accelerazione?
  • Efficienza sui rettilinei: il miglioramento del rendimento aerodinamico consentirà di ridurre le perdite senza sacrificare troppo carico?
  • Gestione delle gomme: il nuovo equilibrio aiuterà a mantenere prestazioni costanti durante il giro e nel passo gara?

Austin è particolarmente interessante proprio perché alterna curve veloci, cambi di direzione e sezioni più lente, nelle quali la trazione assume un ruolo importante. Permetterà quindi di osservare come la SF-26 si comporta in condizioni differenti, anche se una sola pista non sarà sufficiente per trarre conclusioni definitive.

Guarda l’ultima puntata di Under Cut 17

Ferrari F1 ltima spiaggia ad Austin: gli aggiornamenti possono salvare il progetto per il 2027? credits Newsf1,it
Ferrari F1 ltima spiaggia ad Austin: gli aggiornamenti possono salvare il progetto per il 2027? credits Newsf1,it

Non è soltanto una questione di motore: la Ferrari deve trovare un equilibrio

Il rendimento di una Formula 1 moderna nasce dall’integrazione tra power unit, aerodinamica, telaio e pneumatici. Avere un motore competitivo è importante, ma la prestazione finale dipende anche dalla capacità di utilizzare la potenza disponibile nelle condizioni reali della pista.

Se una monoposto è efficace nei curvoni ma perde nelle curve lente, il problema non si risolve necessariamente intervenendo su un singolo componente. Potrebbe essere necessario lavorare contemporaneamente sul bilanciamento aerodinamico, sulla finestra di funzionamento delle sospensioni e sulla capacità del retrotreno di garantire aderenza in accelerazione.

Per la Ferrari, il punto centrale è proprio questo: rendere la SF-26 meno dipendente da compromessi estremi e più efficace su tipologie di curva differenti.

Gli aggiornamenti di Austin offriranno un’indicazione importante sulla direzione intrapresa da Maranello. La vera verifica sarà capire se la Rossa riuscirà a conservare le proprie qualità nei tratti guidati, migliorando allo stesso tempo la trazione e la costanza del comportamento nelle curve lente.

La domanda resta aperta: il nuovo pacchetto sarà sufficiente per correggere uno dei limiti più discussi della SF-26, oppure la Ferrari dovrà convivere con questo compromesso fino alla fine della stagione?

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