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La scelta della Ferrari di partire con le gomme slick su una pista ancora umida ha fatto discutere fin dal giro di formazione. Una decisione estremamente aggressiva, soprattutto considerando la posizione delle due vetture, entrambe nelle prime file.
- Slick in gara e slick alla partenza sono due situazioni diverse
- Il pilota resta fondamentale
- Prima della partenza il problema cambia completamente
- Perché partire con le slick può essere un azzardo
- Il vantaggio teorico contro il rischio reale
- Perché in questo caso il rischio era troppo alto
- Il crossover in gara è molto più remunerativo
- Ferrari aveva i dati?
- La decisione è stata davvero dei piloti?
- La vera domanda non è se le slick potessero funzionare
- Il verdetto sulla scelta Ferrari
- Guarda la puntata completa di Race Tech 169
Ma quanto era realmente rischiosa?
Secondo Riccardo Romanelli, il punto fondamentale è distinguere una scelta fatta durante la gara da una decisione presa prima della partenza. Perché nei due casi il processo decisionale cambia completamente.
Slick in gara e slick alla partenza sono due situazioni diverse
Quando una gara parte con le gomme intermedie e progressivamente la pista si asciuga, il passaggio alle slick rimane una scelta rischiosa, ma il team dispone di una quantità enorme di informazioni.
I dati arrivano direttamente dalla vettura e permettono agli ingegneri di capire come sta evolvendo la situazione.
Si possono analizzare le accelerazioni laterali e longitudinali, le decelerazioni in frenata, il comportamento nelle curve, le temperature degli pneumatici e i dati GPS.
Le Formula 1 dispongono inoltre di numerosi dati relativi agli pneumatici, compresi quelli provenienti dai sensori di temperatura e dal sistema di monitoraggio della pressione.
A questo si aggiungono i tempi nei microsettori e soprattutto il confronto del rendimento tra le diverse coperture.
È così che il team può capire quando si sta avvicinando il cosiddetto crossover, cioè il momento nel quale una copertura diventa più efficace dell’altra.

Il pilota resta fondamentale
In una situazione di crossover c’è però un elemento che nessun dato può sostituire completamente: il pilota.
Chi è al volante sente infatti il livello di aderenza disponibile e può verificare se la vettura è realmente gestibile con la nuova copertura.
Per questo, quando la gara è già partita, la decisione non si basa soltanto sui numeri.
Il team ha i dati, ma il pilota deve confermare che il comportamento della vettura sia compatibile con il passaggio alla slick.
Prima della partenza il problema cambia completamente
Alla partenza, però, la situazione è molto diversa.
Il pilota non ha ancora la possibilità di fare quei giri necessari per capire realmente come si comporterà la vettura con una determinata gomma.
Può avere visto le condizioni della pista durante il giro di formazione, ma non dispone dello stesso livello di informazioni che avrebbe durante una gara già avviata.
In questa fase, quindi, la scelta diventa molto più una decisione del muretto.
Gli ingegneri devono stimare quanto rapidamente l’asfalto si asciugherà, valutare le condizioni di aderenza e mettere sul piatto i possibili vantaggi e svantaggi delle due strategie.
Perché partire con le slick può essere un azzardo
La differenza più importante riguarda la posizione in pista.
Se una vettura parte dalle retrovie, può permettersi di correre qualche rischio in più. Può anche lasciar passare alcune vetture nei primi metri, evitare la zona più affollata e cercare di gestire il primo giro con maggiore prudenza.
Partire davanti, invece, cambia completamente il problema.
Dalla prima fila non hai questo margine.
Una vettura con le slick su una pista ancora a bassa aderenza può trovarsi in difficoltà già alla prima frenata oppure avere problemi nel far ruotare la macchina.
E in quel caso il rischio non è semplicemente perdere qualche secondo.
C’è la possibilità di essere tamponati, toccati da un’altra vettura o addirittura compromettere la gara già al primo giro.
Il vantaggio teorico contro il rischio reale
Il ragionamento della Ferrari aveva comunque una logica.
Se la pista si fosse asciugata molto rapidamente, partire con le slick avrebbe permesso di evitare il pit stop necessario a chi avesse scelto le intermedie.
Ma qui entra in gioco il vero problema della strategia.
Il cambio gomme comporta una perdita di circa 26 secondi.
Questo significa che la scommessa sulle slick può avere senso solo se il vantaggio accumulato nei primi giri è sufficiente a compensare quella differenza.
In una situazione in cui la pista evolve rapidamente verso il dry, il rischio può anche essere teoricamente remunerativo.
Ma quando parti dalla prima fila devi considerare anche tutto ciò che può andare storto nel frattempo.
Perché in questo caso il rischio era troppo alto
Romanelli è molto chiaro su questo punto.
In una gara del genere, con la Ferrari in prima fila e l’altra vettura immediatamente a ridosso, il rischio non valeva la pena di essere corso.
Il problema non era soltanto capire se la pista sarebbe diventata asciutta.
Bisognava mettere sulla bilancia due scenari completamente diversi:
da una parte il vantaggio teorico di essere già sulle slick;
dall’altra il rischio concreto di non riuscire a completare nemmeno il primo giro nelle condizioni di aderenza disponibili.
Ed è proprio questo il punto centrale della scelta Ferrari.
Il crossover in gara è molto più remunerativo
Secondo Romanelli, è molto più interessante sfruttare il crossover quando la gara è già iniziata.
In quel momento hai già una quantità di dati molto superiore e puoi capire concretamente quanto manca al momento in cui la slick diventa più veloce dell’intermedia.
Puoi osservare i tempi nei microsettori, le temperature, le accelerazioni e il comportamento degli pneumatici.
Soprattutto, puoi verificare direttamente come si sta comportando la vettura.
Alla partenza, invece, gran parte di queste informazioni non esiste ancora.
Ferrari aveva i dati?
Il punto interessante è che, secondo Romanelli, è probabile che i dati ci fossero.
Il problema sarebbe quindi stato soprattutto nell’interpretazione della situazione.
Non è una conclusione banale, perché significa che la decisione non sarebbe stata presa senza informazioni.
La squadra aveva elementi per valutare la situazione, ma potrebbe aver stimato in maniera errata il rapporto tra il vantaggio teorico delle slick e il rischio associato alla partenza.
La decisione è stata davvero dei piloti?
Anche questo aspetto merita attenzione.
Durante la puntata viene avanzata l’ipotesi che l’ultima parola possa essere stata quella dei piloti.
Ma Romanelli introduce una precisazione importante: prima che la gara sia partita, il pilota non ha realmente un elemento oggettivo superiore a quello degli ingegneri.
Può dire se sente di poter affrontare la situazione oppure se la considera troppo rischiosa, ma non ha ancora la quantità di informazioni che avrebbe durante la gara.
Per questo, in una situazione come quella della Ferrari, la scelta sembra essere soprattutto una decisione del muretto.
La vera domanda non è se le slick potessero funzionare
Le slick potevano funzionare.
Questo è il punto da non perdere.
La domanda corretta è un’altra: il possibile vantaggio giustificava il rischio che la Ferrari stava correndo dalla prima fila?
Secondo l’analisi di Romanelli, la risposta è no.
Una strategia del genere può avere senso quando hai meno da perdere, sei nelle retrovie o puoi permetterti di aspettare che la pista evolva.
Quando invece sei davanti e hai una concreta possibilità di compromettere la gara nei primi metri, il margine di rischio si riduce drasticamente.
Il verdetto sulla scelta Ferrari
Partire con le slick non era necessariamente una follia dal punto di vista teorico.
La strategia aveva una logica: anticipare l’asciugatura della pista e guadagnare il tempo che gli altri avrebbero perso fermandosi ai box.
Il problema è stato il rapporto rischio/beneficio.
Con la Ferrari in prima fila, il costo di un errore poteva essere enorme.
E secondo Romanelli, proprio in quelle condizioni, il rischio di compromettere il primo giro era troppo alto rispetto al vantaggio teorico della scelta.
La conclusione, quindi, è abbastanza netta: Ferrari aveva probabilmente i dati necessari per prendere la decisione, ma la loro interpretazione non è stata corretta.
E soprattutto, una scelta che può essere interessante durante il crossover di una gara diventa molto più pericolosa quando viene fatta ancora prima del via.
Guarda la puntata completa di Race Tech 169
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