Hamilton lancia il sospetto Mercedes: «Hanno tirato su il motore». Ferrari paga un boost in qualifica?

Vito Defonseca
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Formula 1 Hamilton Ferrari Credits Media Ferrari

Lewis Hamilton non usa mezze parole dopo le qualifiche del GP di Madrid. Il pilota Ferrari aveva chiuso il primo tentativo del Q3 in testa alla classifica, salvo poi vedere Norris, Antonelli e Verstappen migliorare sensibilmente nell’ultimo giro. La sua spiegazione ha acceso immediatamente il dibattito nel paddock.

«Non so cosa abbiano fatto gli altri. Magari hanno tirato su il motore», ha dichiarato il britannico dopo la sessione.

Una frase che riporta al centro una teoria di cui si discute ormai da diverse gare: Mercedes dispone di una modalità di potenza aggiuntiva utilizzabile soltanto nei momenti decisivi delle qualifiche?

La risposta ufficiale non esiste. Dal punto di vista tecnico, però, ci sono elementi che meritano un’analisi.

Hamilton sorprende nel primo giro di Q3, poi Mercedes cambia passo

Per qualche minuto Hamilton aveva davvero assaporato la pole position. Il suo primo giro del Q3 aveva portato la Ferrari SF-26 davanti a tutti, dimostrando che la monoposto di Maranello aveva trovato un buon equilibrio sul MadRing.

Nel secondo tentativo, però, il quadro è cambiato completamente.

Lando Norris ha conquistato la pole per appena 11 millesimi davanti a Kimi Antonelli, mentre Hamilton è scivolato al quarto posto, preceduto anche da Max Verstappen. Il britannico ha migliorato il proprio tempo solo di pochi millesimi, mentre gli avversari hanno trovato un guadagno molto più consistente.

Da qui nasce il suo commento sulla possibile differenza di potenza tra la Ferrari e le vetture rivali.

F1 News formula 1 2026 Mercedes Motori
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La teoria NEWSF1: Mercedes potrebbe avere una modalità “boost”

È importante distinguere analisi tecnica e fatti confermati.

Hamilton ha parlato di un possibile incremento di potenza, ma Mercedes non ha confermato l’esistenza di una modalità speciale.

L’ipotesi tecnica di NEWSF1 è diversa: Mercedes potrebbe disporre di una modalità estremamente aggressiva della power unit, utilizzabile soltanto per pochi secondi durante il giro decisivo.

In Formula 1 questa strategia non sarebbe una novità assoluta. Le squadre possono utilizzare mappe motore differenti all’interno dei limiti imposti dal regolamento, soprattutto nella gestione dell’energia e delle temperature della power unit.

Se una modalità molto spinta aumenta il carico termico e meccanico del motore, diventa logico utilizzarla esclusivamente nel momento più importante della qualifica.

Il vero punto debole Mercedes potrebbe essere l’affidabilità

Da diverse gare Mercedes convive con interrogativi sull’affidabilità della propria power unit.

Il caso più evidente riguarda Kimi Antonelli, che nelle scorse settimane ha introdotto una nuova power unit dopo problemi legati all’affidabilità del precedente propulsore.

Questo elemento alimenta una lettura interessante.

La power unit Mercedes potrebbe avere un potenziale superiore rispetto a quello normalmente utilizzato in gara, ma non essere in grado di esprimere quella potenza massima in modo continuativo senza aumentare il rischio di usura o guasti.

In questa interpretazione il “boost” non sarebbe una potenza nascosta, ma una modalità utilizzata con estrema cautela proprio per preservare l’affidabilità.

Perché Ferrari sembra diversa

La Ferrari si trova in una situazione differente.

La power unit di Maranello, almeno finora, non ha mostrato gli stessi problemi di affidabilità evidenziati dal lato Mercedes. L’unico cambio importante arrivato recentemente è stato conseguenza dell’incidente di Charles Leclerc a Monza, non di una rottura dovuta all’usura del motore.

Questo significa che Ferrari potrebbe utilizzare una mappa motore molto vicina al massimo disponibile già durante tutto il weekend.

Se questa interpretazione fosse corretta, la SF-26 avrebbe meno margine per aumentare improvvisamente la potenza nell’ultimo giro del Q3, mentre Mercedes potrebbe concentrare tutta la prestazione in una finestra temporale molto più ridotta.

Antonelli e Monza: un precedente che alimenta il dubbio

Anche il weekend di Monza aveva lasciato qualche interrogativo.

Antonelli aveva mostrato una velocità impressionante proprio nelle fasi decisive della qualifica, facendo parlare molti osservatori di una Mercedes particolarmente efficace quando serviva estrarre l’ultimo decimo.

Hamilton collega indirettamente anche Madrid a quello scenario.

Non è una prova dell’esistenza di un “party mode”, ma rappresenta un elemento che alimenta il dibattito tecnico tra Ferrari e Mercedes.

ferrari f1 aduo 2 monza
ferrari f1 aduo 2 monza

C’entra anche l’ADUO2 della Ferrari?

Hamilton utilizza questo weekend la power unit aggiornata con l’ADUO2, mentre Charles Leclerc continua con una specifica diversa.

L’aggiornamento Ferrari è stato introdotto per migliorare l’efficienza complessiva della power unit e la gestione energetica prevista dal regolamento 2026.

Tuttavia le parole di Hamilton suggeriscono che il problema non riguardi tanto la Ferrari, quanto la capacità delle Mercedes di trovare un incremento ulteriore proprio nell’ultimo tentativo della qualifica.

Analisi NEWSF1: sospetto sì, certezza no

La frase di Hamilton è destinata a far discutere, ma oggi non rappresenta una prova tecnica che Mercedes utilizzi una modalità vietata o una potenza nascosta.

L’analisi più prudente è questa:

  • Fatto: Hamilton ha dichiarato di non capire come gli avversari abbiano trovato così tanta prestazione nell’ultimo giro del Q3.
  • Fatto: Mercedes ha avuto episodi di affidabilità sulla propria power unit durante la stagione.
  • Analisi NEWSF1: una modalità di potenza molto aggressiva, utilizzata soltanto per pochi secondi, sarebbe coerente con una power unit che deve essere gestita con attenzione.
  • Non confermato: che Mercedes disponga di un “party mode” esclusivo o di un boost superiore ai limiti regolamentari.

Ferrari deve rispondere in gara

Le qualifiche hanno lasciato l’amaro in bocca alla Ferrari, con Hamilton quarto e Leclerc quinto dopo aver accarezzato la pole.

La gara del GP di Madrid offrirà però un banco di prova ancora più importante. Se il vantaggio Mercedes fosse davvero concentrato nel giro secco, la SF-26 potrebbe avere un comportamento diverso sulla lunga distanza.

Sarà proprio la gestione della power unit, dell’energia e dell’affidabilità a dire se il sospetto lanciato da Hamilton era soltanto una sensazione oppure il segnale di una differenza tecnica che Ferrari dovrà ancora colmare.

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