Oramai è notizia quasi ‘vecchia’ il Tribunale della FIA tramite la Corte Internazionale d’Appello ha bocciato il ricorso presentato dalla Red Bull per la squalifica di Ricciardo avvenuta nel GP d’Australia, presenti quasi tutti i Team, Mercedes in primis chiedendo molta severità, ma anche Lotus, McLaren, Williams e Force India (assente la Ferrari) tutti con l’incubo si ripetessero condizioni pro Red Bull già viste negli anni passati; l’appello è stato presentato sulla presunzione che il flussometro della Gill non fosse preciso e che invece quello installato sulla Red Bull dell’Australiano fornisse delle letture reali del consumo istantaneo (max 100kg/h), quindi in linea con le norme del Regolamento, il quale, però, non solo indica quanto carburante si deve consumare, ma afferma in maniera inequivocabile che si deve usare solo l’apparato omologato e solo quello; in Australia il Team più volte è stato richiamato a diminuire il flusso, ma le indicazioni dei Commissari sono state tranquillamente ignorate pensando di avere ragione su un semplice concetto mai rispettato dalla Casa delle Lattine negli anni scorsi, e cioè il principio di una regola e non l’indicazione letterale della regola stessa, un esempio che è stato sotto gli occhi di tutti fu il ‘muso’ flessibile della RB, la regola stabiliva che le ali non potessero flettere più di una certa misura, gli ingegneri trovarono così la soluzione, far flettere tutta la parte frontale, si rispettava il regolamento questo sì, ma si infrangeva lo spirito del regolamento, ma questo, come abbiamo ben visto, è stato concesso; ora ci siamo invece ritrovati al caso opposto, la Red Bull invoca il rispetto del principio e non dell’indicazione letterale dello stesso; un’abile capacità da parte del Team di elaborare a proprio piacimento l’interpretazione di regole che dovrebbero essere uguali per tutti e che non lo sono affatto state negli ultimi anni; il cambio di atteggiamento da parte della FIA verso la Red Bull è indicativo anche di un cambio di equilibri e di peso politico, di fatto si cerca di non concedere più niente a chi ha già avuto troppe concessioni, una sorta di legge del contrappasso applicata con enorme ritardo temporale a chi di deroghe e favori ne ha avuti ben troppi; il vantaggio della vettura in Australia era, grazie al flussometro non omologato, di ben 4 decimi a giro, una prestazione senz’altro ‘dopata’ da un apparato irregolare, ma il punto è un altro, se è così semplice guadagnare quasi ½ secondo al giro, chi garantisce che i controlli siano seri e uguali per tutti? Troppo facile per la FIA poter dare vantaggi ad uno piuttosto che ad un altro; e poi se tutti possono ‘sforare’ per qualche giro prima che i Commissari richiamino il box per adeguare il flusso, chi garantisce che un Team non lo faccia di proposito per effettuare un sorpasso o magari distanziare un avversario? Sicuramente si parlerà ancora del flussometro e dell’inutile scopo che dovrebbe perseguire, basterebbe la regola dei 100 kg carburante per GP invece di complicate norme che non fanno altro che dare troppo potere ai Commissari, togliere libertà ai tecnici e spettacolo in pista…

Marco Asfalto   

Twitter : @marcoasfalto

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