Hamilton trionfa anche nel GP del Messico, raggiungendo quota 51 vittorie in carriera coma Alain Prost, meglio di loro solamente Michael Schumacher a 91 primi posti. Seconda posizione per il compagno di squadra Nico Rosberg, che non perde mai di vista il diretto avversario per il titolo mondiale, conservando ancora un buon margine di vantaggio pari a 19 lunghezze, con soli due appuntamenti alla fine della stagione.

L’ultimo gradino del podio rimane un mistero, risolto solo nella tarda notte italiana laddove i commissari dapprima decidono di penalizzare Verstappen, terzo sotto la bandiera a scacchi, di cinque secondi, aprendo, così, le porte del podio “virtuale” a Sebastian Vettel, che informato solo all’ultimo della decisione dei giudici di gara, corre a raggiungere i due piloti della Mercedes

che erano in attesa di sapere con chi avrebbero dovuto festeggiare l’ennesima doppietta della scuderia tedesca; salvo poi penalizzare lo stesso Vettel per aver cambiato traiettoria in frenata nel difendersi dagli attacchi di Daniel Ricciardo, alla fine vero terzo classificato. Ma andiamo con ordine. Buono lo spunto di Lewis Hamilton alla partenza che riesce a difendere la sua posizione anche se in staccata va lungo ed è costretto a tagliare la prima chicane (per la stessa manovra è stato penalizzato Verstappen),

mentre Rosberg, non senza qualche timore, riesce a difendere la seconda posizione dagli attacchi del giovane pilota della Red Bull.


Gara tutta in salita per le Ferrari, che alle spalle di Hulkenberg e di Massa hanno difficoltà a trovare uno spiraglio per il sorpasso nonostante il lunghissimo rettilineo e la zona drs, perdendo importantissimi e preziosi secondi alle loro spalle che fanno allontanare di molto la zona podio. Raikkonen decide di passare quasi subito alle gomme medie cercando l’undercut, mentre Vettel allunga moltissimo il proprio stint su gomme soft, facendo registrare un ottimo passo gara,

 

migliore anche di quello delle Mercedes, che gli permette di stare al comando della gara per diversi giri. Un vero peccato, perché se il tedesco fosse partito più avanti sulla griglia e non avesse avuto problemi di traffico, forse si sarebbe potuto giocare qualcosina in più del semplice terzo posto; ma è tutta la stagione della Ferrari costellata da tanti “se” e da tanti “ma” che non fanno altro che aumentare il malumore per una stagione che prometteva ben altre aspettative. La gara procede con Hamilton saldamente al comando e con Verstappen che cerca in tutti i modi un sorpasso quasi impossibile ai danni di Rosberg entrando in curva quattro a ruote fumanti e in derapata, con il rischio di danneggiare la vettura del tedesco in lotta per il mondiale. Da questo momento comincia la rimonta di Vettel che giro dopo giro si avvicina sempre più al terzo posto, ma anche Ricciardo, con gomme soft nuove, recupera molti secondi: a pochissimi giri dal termine, Vettel sferra l’attacco decisivo su Verstappen, che ritarda la frenata e va lungo in curva uno traendo vantaggio e nonostante il suo muretto gli intimasse di dare la posizione al ferrarista, continua la sua corsa creando scompiglio nelle retrovie e permettendo a sua volta a Ricciardo di attaccare il tedesco che,

 

nella rabbia di quanto stesse accadendo, cambia traiettoria in frenata (mossa non più consentita dal GP di Austin ma con la quale Verstappen si è difeso per tutto l’anno),

 

costringendo l’australiano ad una manovra evasiva. La Ferrari perde così un podio che avrebbe meritatamente dovuto ottenere per quanto visto per tutto il week-end (a meno della Q3), la quale avrà una grande voglia di rivalsa e farà di tutto per ritornare (senza penalizzazioni) sul podio già dal prossimo appuntamento in Brasile, nel quale Rosberg si giocherà il secondo match point per laurearsi campione del mondo.

Francesco Saverio Falco

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