L’ex presidente del Cavallino al QN ha parlato del periodo d’oro con il Kaiser negli anni 2000

Oggi è il 29 dicembre. Sono passati cinque anni esatti dal terribile incidente sulle nevi di Meribel che ha costretto Michael Schumacher ad uno stato vegetativo dal quale sta cercando attualmente di riprendersi. Tra pochi giorni il Kaiser di Kerpen compirà 50 anni e chi meglio di Luca Cordero di Montezemolo poteva parlare di lui e della sua epopea con i colori della Ferrari. L’ex presidente del Cavallino ha concesso un’intervista a Leo Turrini per il Quotidiano Nazionale, nel quale ha descritto il rapporto sportivo ed umano che lo lega tutt’oggi al grande Michael.

“Con Michael abbiamo vinto e di tutto a ripetizione. Il nostro rapporto è diventato quasi subito una grande amicizia che andava molto aldilà di una semplice unione sportiva. Personalmente concordo con la scelta del riserbo voluta dalla famiglia sulle sue condizioni. Spesso contatto la moglie Corinna ed ho visitato il museo di Kerpen, spero che Michael si stia riprendendo ed auguro a suo figlio Mick di ripetere anche una minima parte di quanto fece suo papà “.

“Guardando il suo lato umano, la prima cosa che mi viene in mente su Schumi è l’uomo di famiglia Era nato da poco Mick, il secondogenito. Vennero in vacanza a casa mia tutti gli Schumacher. Era estate, tempo di zanzare. Beh, ogni cinque minuti Michael correva a controllare se per caso il bambino era stato punto dagli insetti. Mi colpiva la sua attenzione maniacale ai dettagli. Con Schumi ti rendevi conto che il particolare più piccolo era comunque fondamentale. A parte l’immenso talento al volante, io credo che lui abbia lasciato una traccia nel D.N.A. della Ferrari”.

“Era spesso a Maranello per i test, quando erano ancora liberi. Siccome andava sempre a giocare a calcetto con i meccanici e poi a mangiare la pizza, non amava far vedere che rientrava in hotel a tarda ora. Così mi chiese di poter usare l’appartamento che Enzo Ferrari aveva fatto costruire accanto alla pista di Fiorano. Facemmo anche allestire una palestra perché era ossessionato dalla efficienza fisica. Così gli sistemammo un garage per i suoi allenamenti”.