I piloti di Formula 1 possono sfogarsi davanti ai microfoni, lamentarsi delle monoposto troppo pesanti o del clipping elettrico a fine rettilineo, e sognare a gran voce un ritorno alla brutalità del motore a combustione. Possono parlare quanto e dove vogliono, ma la dura e cruda realtà del paddock è un’altra: sono, di fatto, dei cagnolini in una gabbia dorata. Quando si tratta di prendere le decisioni che contano, a tirare il guinzaglio sono i loro “padroni” – ovvero i grandi costruttori.
L’ultima e definitiva bocciatura sulla rivoluzione termica per il 2027 ne è la prova lampante.

Il muro dei motoristi
La proposta di aumentare la potenza del motore a combustione interna (ICE) per la stagione 2027 sembra ormai destinata a naufragare senza appello. Le regole di governance parlano chiaro: per modificare il regolamento tecnico in questa direzione sarebbe necessaria una maggioranza qualificata di quattro motoristi su cinque. Un consenso che, nel covo di vipere che è la F1 moderna, appare semplicemente impossibile da raggiungere.
Come riportato dalla testata tedesca Auto Motor und Sport, i produttori hanno eretto un vero e proprio muro. I piloti scalpitano per avere più cavalli “tradizionali”? Ai piani alti non interessa minimamente. L’unica priorità dei costruttori è proteggere i faraonici investimenti già stanziati, rifiutandosi categoricamente di rimettere mano all’architettura termica dei propulsori.

L’egoismo aziendale svelato dalla FIA
A fotografare impietosamente questa paralisi politica è stato Jan Monchaux, direttore tecnico della FIA, che ha scoperchiato il vaso di Pandora descrivendo un panorama frammentato dove ognuno guarda esclusivamente al proprio orticello.
“Uno pensa che questo gli dia un vantaggio”, ha rivelato candidamente Monchaux. “Un altro pensa che stia vincendo gare proprio ora, quindi non vuole cambiare nulla. E il terzo dice che ha bisogno di 16 mesi per sviluppare un nuovo motore e che il 2027 non è realistico”.
Parole che evidenziano in modo cristallino come i tempi tecnici, uniti alle spietate strategie politiche, stiano letteralmente tenendo in ostaggio l’evoluzione della categoria.
L’illusione di poter scegliere
Eccola qui, la verità che sgonfia le aspettative dei tifosi e le chiacchiere dei protagonisti in pista. I piloti sono gli idoli delle folle, ma non hanno alcun peso politico sulle direzioni ingegneristiche dello sport. Sono dipendenti strapagati che devono guidare ciò che viene loro fornito.
Questa totale mancanza di accordo tra le Case costruttrici sposta inesorabilmente l’orizzonte temporale per un tanto sperato riequilibrio del rapporto tra parte elettrica e termica. L’idea di un riparto dell’energia 60/40 a favore dell’endotermico dovrà probabilmente attendere almeno fino al 2028. Fino ad allora, il copione è già scritto: i piloti abbaieranno per avere auto più pure da guidare, ma alla fine scodinzoleranno obbedienti ai voleri dei loro padroni.
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