Ferrari, perché la SF-26 è crollata in gara dopo una buona qualifica? L’analisi tecnica del GP d’Austria

Vito Defonseca
5 Min Read
Ferrari Austria foto credits media center pirelli

Il Gran Premio d’Austria ha lasciato una domanda che molti tifosi Ferrari si stanno ponendo: come è possibile passare da una qualifica competitiva a una gara così difficile?

La SF-26 aveva mostrato segnali incoraggianti sul giro secco, tanto che Charles Leclerc era riuscito a precedere Lewis Hamilton nelle qualifiche. In gara, però, lo scenario è cambiato completamente: Hamilton ha chiuso quinto dopo una strategia aggressiva, mentre Leclerc non è mai riuscito a trovare il ritmo, terminando soltanto ottavo.

La spiegazione, però, potrebbe essere molto più complessa del semplice risultato finale.


Il Red Bull Ring ha messo in evidenza il vero limite della Ferrari

Nel corso dell’analisi tecnica di “A Ruota Libera”, l’ingegnere Marco Coricelli ha spiegato come il Red Bull Ring rappresenti un circuito profondamente diverso da Barcellona.

Il tracciato austriaco è caratterizzato da:

  • lunghi rettilinei;
  • violente frenate;
  • continue accelerazioni;
  • numerose curve lente a 90°.

Una configurazione “stop and go” che mette sotto enorme stress soprattutto le gomme posteriori e obbliga i tecnici a ricercare un assetto molto diverso rispetto a quello utilizzato in Spagna.

Secondo Coricelli, proprio il setup della SF-26 non è mai stato trovato completamente durante il weekend, tanto che già dalle prove libere la Ferrari aveva mostrato qualche difficoltà nel bilanciamento della vettura. Una situazione che poi si è riflessa direttamente sul passo gara.


Hamilton e Carlo Santi credits Media Ferrari
Hamilton e Carlo Santi credits Media Ferrari

Barcellona non era un’illusione

Dopo la vittoria in Spagna qualcuno aveva già parlato di Ferrari finalmente tornata al vertice.

L’Austria, però, racconta una storia diversa.

Non significa necessariamente che Barcellona sia stato un semplice fuoco di paglia.

Al contrario.

Secondo l’analisi tecnica bisogna ricordare che Barcellona rappresenta uno dei circuiti più aerodinamici del calendario, dove il carico genera gran parte della prestazione.

L’Austria, invece, richiede caratteristiche completamente differenti e mette molto più sotto pressione la gestione delle coperture posteriori.

Per questo motivo confrontare direttamente i due weekend rischia di essere fuorviante.


Il problema principale? La gestione delle gomme

L’aspetto che emerge con maggiore evidenza dai dati riguarda proprio il degrado degli pneumatici.

Durante il primo stint con gomme Soft, Lewis Hamilton aveva un ritmo molto vicino a quello di George Russell e Max Verstappen.

La situazione è cambiata radicalmente con la mescola Hard.

Da quel momento i tempi della Ferrari hanno iniziato ad aumentare sensibilmente molto prima rispetto agli avversari, segno di un degrado decisamente superiore.

È proprio questo il motivo che ha spinto il muretto Ferrari a tentare una strategia diversa con un pit stop aggiuntivo sfruttando la Virtual Safety Car.

Una scelta che non ha cambiato il risultato finale, ma che dimostra come il team fosse consapevole delle difficoltà nella gestione delle gomme.


Setup e gomme più del semplice motore

Dopo la gara molti tifosi hanno attribuito il problema esclusivamente al motore.

L’analisi tecnica, però, invita ad andare oltre questa lettura.

La Ferrari ha certamente pagato qualcosa anche in velocità di punta, ma il vero crollo prestazionale tra qualifica e gara è arrivato soprattutto quando gli pneumatici hanno iniziato a degradarsi.

È lì che Mercedes e Red Bull hanno costruito il loro vantaggio giro dopo giro.


Silverstone sarà il primo vero banco di prova

Prima di parlare di una Ferrari definitivamente in crisi serviranno altre conferme.

Silverstone rappresenterà un test estremamente importante.

Il circuito inglese presenta curve velocissime dove il carico aerodinamico torna fondamentale, ma anche lunghi rettilinei nei quali la velocità massima potrebbe tornare a rappresentare un fattore decisivo.

Se la SF-26 dovesse ritrovare competitività, allora l’Austria potrebbe essere stata soltanto una parentesi legata alle caratteristiche del circuito.

In caso contrario, Ferrari dovrà iniziare a interrogarsi su un problema ben più profondo.


Guarda la nostra analisi completa

Nel video di A Ruota Libera analizziamo tutti i dati del GP d’Austria insieme all’ingegnere Marco Coricelli, approfondendo:

  • perché la Ferrari è passata da una buona qualifica a una gara deludente;
  • l’influenza del setup sul degrado gomme;
  • il confronto tra Soft e Hard;
  • la strategia scelta dal muretto Ferrari;
  • le prospettive in vista del GP di Silverstone.

Guarda il video completo incorporato qui sotto.

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