Dopo tre sessioni di test, si è conclusa l’attività prestagionale della categoria regina: analizziamo le gerarchie emerse in vista del debutto della F1 2026 in Australia.
La terza sessione di test prestagionali della F1 2026, tenutasi in Bahrein, ha permesso ai team di accumulare ulteriori dati e di continuare il lavoro sulle monoposto in vista del primo evento in Australia dal 6 all’8 marzo. Come sempre accade all’introduzione di un nuovo ciclo regolamentare, le scuderie hanno sfoderato numerose novità tecniche che hanno scatenato la curiosità degli appassionati, ma hanno anche cercato di nascondere le potenzialità del proprio pacchetto. Nonostante i tempi sul giro non rappresentino una chiara cartina di tornasole delle reali performance delle varie squadre, i dati legati alle simulazioni di long run, affidabilità e giri percorsi permettono di classificare le forze in campo in gruppi ben distinti.
In attesa di Melbourne, dove le gerarchie potrebbero cambiare ulteriormente dopo altre due settimane di lavoro e con l’arrivo di nuovi aggiornamenti tecnici, cerchiamo di identificare chi è emerso come favorito, chi ha deluso le aspettative e chi naviga a centro gruppo dopo le prove generali di Sakhir.
Migliori tempi sul giro per team, Test Bahrein F1 2026
| Team | Pilota | Tempo | Distacco | Pneumatico |
| Ferrari | Leclerc | 1:31.992 | C4 | |
| Mercedes | Antonelli | 1:32.803 | +0.811 | C3 |
| McLaren | Piastri | 1:32.861 | +0.869 | C3 |
| Red Bull | Verstappen | 1:33.109 | +1.117 | P (C3) |
| Alpine | Gasly | 1:33.421 | +1.429 | C5 |
| Haas | Bearman | 1:33.487 | +1.495 | C4 |
| Audi | Bortoleto | 1:33.755 | +1.763 | C4 |
| Racing Bulls | Lindblad | 1:34.149 | +2.157 | C4 |
| Williams | Sainz | 1:34.342 | +2.350 | C5 |
| Cadillac | Bottas | 1:35.290 | +3.298s | P (C3) |
| Aston Martin | Stroll | 1:35.974 | +3.982 | C3 |
Numero di giri percorsi per team, Test Bahrein F1 2026
| Team | Giri totali | Km percorsi | Power Unit |
| Mercedes | 432 | 2337 | Mercedes |
| Racing Bulls | 407 | 2202 | RBPT Ford |
| Haas | 404 | 2186 | Ferrari |
| McLaren | 395 | 2137 | Mercedes |
| Williams | 368 | 1991 | Mercedes |
| Alpine | 359 | 1942 | Mercedes |
| Audi | 357 | 1932 | Audi |
| Red Bull | 329 | 1780 | RBPT Ford |
| Ferrari | 324 | 1753 | Ferrari |
| Cadillac | 266 | 1439 | Ferrari |
| Aston Martin | 128 | 692 | Honda |

I migliori: Mercedes e Ferrari
Il consenso generale è che Mercedes e Ferrari arriveranno a Melbourne come le favorite per giocarsi le posizioni di rilievo sul podio. Nonostante i vari problemi tecnici che hanno colpito Andrea Kimi Antonelli durante le due sessioni test in Bahrein, la Stella è stata la squadra (e la Power Unit) a macinare il maggior numero di chilometri. Il distacco subito nei confronti della Ferrari non deve disorientare: il team anglo-tedesco non ha mai cercato la performance sul giro secco né ha effettuato una simulazione completa di Gran Premio, concentrandosi principalmente su un susseguirsi di qualche giro push e brevi long run sullo stesso pneumatico. In Mercedes, la fiducia nel progetto W17 è altissima e la piccola vittoria nella diatriba legata al rapporto di compressione, la cui misurazione sarà modificata (in caso di voto positivo) solo a partire da agosto, rappresenta forse la miglior notizia dei test. Rimane qualche punto interrogativo legato all’affidabilità, date le due Power Unit sostituite durante i test, e alle partenze, in cui la principale rivale, Ferrari, ha eccelso.
La Scuderia di Maranello ha condotto un test quasi perfetto, perdendo tempo in pista solo alla mattina del secondo giorno a causa di un problema tecnico che ha obbligato Lewis Hamilton a stare fermo per più di tre ore. A colpire sono state principalmente le grandi innovazioni tecniche introdotte nella prima e seconda giornata: l’aletta situata dietro allo scarico e l’ala posteriore, già ribattezzata “Macarena” da Frédéric Vasseur, che effettua una rotazione di 230° al momento dell’apertura della Straight Mode. La Ferrari ha anche certamente mostrato il proprio potenziale più di quanto abbiano fatto altre scuderie di vertice, specialmente con i giri veloci in sequenza stampati da Charles Leclerc al termine dell’ultima giornata per ottenere la miglior prestazione. Menzione speciale, inoltre, per le partenze, che nelle simulazioni effettuate al termine di ogni sessione sono state di gran lunga le migliori in griglia, grazie al turbo di dimensioni ridotte della Power Unit italiana rispetto ai rivali. Un vantaggio importante in un dettaglio che potrebbe risultare fondamentale nelle prime gare del campionato F1 2026.

Gli inseguitori: McLaren e Red Bull
Se i quattro top team emersi nel ciclo regolamentare precedente sono rimasti nelle posizioni di riferimento anche durante i test del 2026, McLaren e Red Bull sono apparse leggermente più indietro rispetto a Ferrari e Mercedes. La scuderia di Woking ha condotto un test molto solido, con un solo problema tecnico che ha limitato l’attività di Lando Norris nella giornata finale. La vettura dei campioni del mondo in carica si è dimostrata competitiva sul giro secco e sui long run, considerando che la MCL40 è ancora leggermente in sovrappeso e che non aveva a disposizione l’ultima specifica della Power Unit Mercedes. In attesa dei correttivi, che arriveranno in Australia, il team papaya può ritenersi soddisfatto della simulazione di Gran Premio effettuata da Oscar Piastri, risultata di 5″ più veloce in termini di tempo totale di gara rispetto alla Red Bull di Max Verstappen, che ha effettuato lo stesso programma in contemporanea con l’australiano. Sembrano inoltre in parte risolti i problemi riscontrati nella procedura di partenza.
La Red Bull ha sorpreso nello shakedown di Barcellona e il primo test in Bahrein per l’affidabilità e le performance della propria Power Unit, la prima costruita al campus di Milton Keynes con l’assistenza a livello commerciale e tecnico di Ford. La terza sessione di test ha leggermente placato l’entusiasmo intorno alla scuderia anglo-austriaca, che ha sofferto diverse noie d’affidabilità e ha mostrato performance leggermente inferiori su giro secco e passo gara, al netto delle modalità motore e dei carichi di benzina, rispetto ai tre team rivali. Il giudizio positivo di Max Verstappen sulla guidabilità della RB22 rappresenta sicuramente un’ottima base su cui costruire una stagione ricca di successi, anche se per il momento Red Bull arriva in Australia come quarta forza.

Le regine del midfield: Haas, Alpine e Audi
Come prevedibile, il nuovo ciclo regolamentare ha di nuovo ampliato il gap tra i top team e le scuderie di centro gruppo, che nel 2025 si erano avvicinate molto alle performance dei migliori. La lotta per le posizioni inferiori della zona punti rimarrà però affascinante, anche perché almeno tre team hanno dato la sensazione di potersela contendere. A sorpresa, la Haas è stata una delle regine dei test: terza per chilometraggio totale, sesta per miglior tempo sul giro, provato solo per pochi minuti nella giornata finale con Oliver Bearman, e, soprattutto, tra le migliori nella procedura di partenza grazie alla Power Unit Ferrari. I piloti hanno giudicato la vettura molto stabile e piacevole da guidare, anche se resta qualche punto interrogativo sulle effettive performance dei principali competitor.
Tra questi figura Alpine, che ha disputato un test molto solido, fatta eccezione per qualche piccola noia tecnica, anche se la A526 è parsa meno bilanciata e più insidiosa rispetto alla VF-26. Nel gruppo centrale figura anche Audi, che ha tutto sommato disputato un test promettente dopo i problemi di gioventù sofferti a Barcellona e nella prima settimana del Bahrain. L’ex team Sauber ha introdotto novità tecniche molto interessanti nella terza sessione di test, effettuando anche ottime simulazioni di gara con i propri piloti, in cui ha dimostrato soprattutto un basso degrado degli pneumatici. Qualora queste simulazioni si rivelassero veritiere, Audi si stabilirebbe certamente come la quinta forza dietro ai top team. Nonostante quest’ottimo inizio, le partenze rivedibili e l’affidabilità della vettura, oltre alla generale inesperienza del team, rendono difficile immaginarla già come una presenza fissa nella zona punti.
Il basso midfield: Racing Bulls e Williams
Tra le scuderie di centro gruppo, Racing Bulls e Williams hanno certamente mostrato i maggiori limiti durante i test. Il team di Faenza ha completato un numero impressionante di tornate, secondo solo alla Mercedes, ma i rilevamenti cronometrici e soprattutto la simulazioni di Gran Premio di Lindblad hanno rivelato un distacco intorno al mezzo secondo al giro rispetto alla Haas di Bearman. Dopo aver saltato lo shakedown di Barcellona per problemi legati ai tempi di produzione di componenti della vettura, la Williams ha recuperato parte del chilometraggio perduto girando moltissimo nei due test in Bahrein. La buona affidabilità della monoposto di Grove è però contrastata dalle sue performance deludenti, dovute in parte al peso eccessivo di alcuni elementi. La vettura è lenta e fatica soprattutto in frenata, quindi le prime gare, in attesa della necessaria cura dimagrante, vedranno probabilmente la Williams in lotta per raggiungere la Q2.

I peggiori: Cadillac e Aston Martin
I due peggiori team al termine dei test F1 2026 in Bahrein e in vista di Melbourne non potrebbero essere più lontani tra loro in termini di attese alla vigilia di questo mondiale. Se era prevedibile che Cadillac faticasse nelle retrovie a distanza siderale dai top team, Aston Martin arrivava ai test forte di una vettura estrema ed innovativa, progettata da Adrian Newey, con una fornitura esclusiva della Power Unit Honda. A Sakhir è invece andato in scena un vero dramma a livello tecnico e di morale per il team di Silverstone, non solo per i grossi problemi di affidabilità del motore giapponese (arrivato ad avere una sola batteria di scorta all’ultimo giorno secondo i report dal circuito), ma anche per l’interazione con cambio e sospensione posteriore, per la prima volta costruiti internamente dalla squadra.
Il peso eccessivo influisce inoltre sul bilanciamento della vettura, che è parsa instabile soprattutto al posteriore in tutte le fasi della curva. Il team non è riuscito a simulare lunghi stint di gara, soffrendo varie rotture ed altri problemi minori durante le simulazioni, saltando sostanzialmente l’ultima giornata. Per quanto emerso dai test, una partenza dall’ultima fila e un doppio ritiro rappresentano scenari più che plausibili per Aston Martin in Australia. Il team anglo-canadese è riuscito a far peggio anche della neo-entrata Cadillac, la quale, nonostante sia prevedibilmente lontana in termini di prestazioni dai team di centro gruppo, ha almeno concluso i programmi di simulazione di qualifica e gara e, nonostante le tante piccole noie di affidabilità, ha potuto lavorare in maniera costante sulla CA01.
