F1 2026 – Ogni cambio regolamentare in Formula 1 apre la porta a un’intensa fase di ricerca e sviluppo, in cui i team cercano disperatamente di trovare quella “scappatoia” o quell’interpretazione geniale che possa garantire un vantaggio competitivo decisivo. Con il 2026 alle porte e le Power Unit al centro di profonde modifiche, la paura di assistere a un “nuovo 2014” – anno in cui Mercedes dominò incontrastata grazie a un’interpretazione magistrale del regolamento ibrido – è palpabile. Ma come verrebbe gestito oggi un vantaggio tecnico “borderline”?

Il dialogo costante tra FIA e team
Contrariamente a quanto si possa pensare, lo sviluppo in Formula 1 non avviene nel completo isolamento. Ogni team ha un canale di comunicazione costantemente aperto con la FIA. Questo permette non solo di chiedere chiarimenti su ambiguità testuali del regolamento, ma anche di sottoporre preventivamente soluzioni tecniche innovative per valutarne la legalità.
Come spiegato dall’ingegner Riccardo Romanelli, “normalmente quando a un regolamentatore chiedi se la tua interpretazione si può considerare all’interno dell’alveo del regolamento o no, ti esponi al rischio che la risposta sia no”. Questo perché la FIA valuta lo “spirito della regola” oltre la sua formulazione letterale. Tuttavia, esistono anche “interlocuzioni private” in cui un team può presentare un’idea, come fece Mercedes con il celebre DAS (Dual Axis Steering) anni fa, chiedendo un parere senza che la soluzione venga immediatamente divulgata agli avversari.

Il precedente del DAS e la “legalizzazione temporanea”
Il caso del DAS è emblematico. Mercedes ideò un sistema che permetteva ai piloti di modificare la convergenza delle ruote anteriori in corsa, un vantaggio aerodinamico e di gestione degli pneumatici. La FIA lo dichiarò legale per la stagione 2020, ma ne proibì l’uso dal 2021. Questa strategia di “legalizzazione temporanea” è uno strumento che la Federazione può utilizzare per permettere a un’innovazione geniale di esprimersi per un breve periodo, evitando però che distorca il campionato per troppo tempo e dando agli altri team il tempo di recuperare o sviluppare soluzioni alternative.
Se un motorista avesse effettivamente trovato un “uovo di Colombo” nell’architettura delle Power Unit 2026, la procedura sarebbe probabilmente simile. “Un’interlocuzione di sicuro c’è stata,” sottolinea Romanelli, poiché “diventa veramente rischioso presentarsi in una condizione ufficiale in cui arrivino le verifiche al primo Gran Premio e correre veramente il rischio di essere squalificati.” Nessun costruttore, soprattutto quelli che forniscono Power Unit a più team, correrebbe un rischio del genere.
Le conseguenze: dalla polemica al livellamento
L’impatto di un vantaggio tecnico significativo può essere enorme:
- Dominio iniziale: Il team innovatore potrebbe godere di un periodo di supremazia, come Mercedes nel 2014, che potrebbe polarizzare l’attenzione e generare frustrazione tra i rivali.
- Polemiche e accuse: Le illazioni e le accuse di illegalità sarebbero inevitabili, alimentando dibattiti nel paddock e tra i fan.
- Reazione della FIA: La Federazione sarebbe chiamata a bilanciare l’innovazione con l’equità sportiva. Una decisione di proibire la soluzione per le stagioni successive, o di modificarne l’applicazione, sarebbe quasi certa per evitare un dominio troppo prolungato.
- Sviluppo accelerato: Gli altri team sarebbero costretti a un’accelerazione dello sviluppo per comprendere e replicare (o contrastare) l’innovazione, portando a una convergenza delle prestazioni nel tempo.

Fino al 2025: in attesa di certezze
Attualmente, le voci su un ipotetico vantaggio di Mercedes sulle Power Unit 2026 rimangono tali: indiscrezioni. Non abbiamo dati certi per affermare cosa sia stato trovato, o se sia stato trovato qualcosa di così rivoluzionario. Potrebbe trattarsi di un’interpretazione “furba” di un articolo, di un’ottimizzazione del rendimento di combustione, o di una gestione innovativa delle dilatazioni termiche.
Ciò che è certo è che la F1 del 2026 sarà un banco di prova per l’ingegno umano e per la capacità della FIA di gestire l’equilibrio tra innovazione e competitività. La speranza è che non si ripeta un dominio schiacciante, ma piuttosto un’evoluzione che mantenga viva la lotta in pista. Staremo a vedere quali “uova di Colombo” verranno svelate e come il paddock reagirà a ciò che ci aspetta.
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