La dichiarazione di John Elkann contro i piloti Ferrari ha scatenato reazioni durissime tra tifosi ed addetti ai lavori. L’ingegner Luigi Mazzola, in una sua recente intervista, ha delineato un quadro che punta il dito non sui piloti, ma sulla struttura tecnica e sulla guida dirigenziale della Scuderia. La crisi della Rossa sembra avere radici più profonde di quanto ammesso pubblicamente.
Elkann bacchetta i piloti: il segnale di una crisi più profonda
Le parole del presidente Ferrari, che ha invitato i piloti a “parlare meno e guidare”, hanno riacceso un dibattito antico quanto la stessa Scuderia. Un messaggio che sembra voler spostare il peso della crisi sulle spalle dei piloti, ignorando questioni strutturali che emergono da tempo all’interno del team.
Il pubblico non ha apprezzato il tono e il tempismo, percependo l’uscita come un tentativo di spostare l’attenzione dai vertici. Ed è qui che le considerazioni di Luigi Mazzola diventano centrali per comprendere un malessere più ampio.
Mazzola: “Il pesce puzza dalla testa”
Nella sua analisi, l’ingegner Mazzola ha sottolineato aspetti che tornano oggi di drammatica attualità:
- “C’è tanta confusione. Dirigenza e piloti non dicono mai la stessa cosa.”
- “Il pesce puzza dalla testa: in 25 anni cambiano tutti tranne chi prende le decisioni.”
- “La Ferrari è diventata un’azienda che va benissimo, ma la Formula 1 sembra un accessorio.”
Secondo Mazzola, la radice del problema è una filiera tecnica che non funziona più e una dirigenza che non offre la guida necessaria per sviluppare una vettura competitiva.
Il nodo della leadership tecnica: chi guida davvero lo sviluppo?
Uno dei passaggi più pesanti dell’analisi di Mazzola riguarda l’assenza di una figura tecnica autorevole:
- manca un vero direttore tecnico con esperienza in pista;
- c’è disallineamento tra progettazione, produzione e reparto corse;
- lo sviluppo della vettura appare disorientato e frammentato.
In questo contesto, la frase di Elkann appare non solo fuori bersaglio, ma persino dannosa: chiede silenzio ai piloti proprio quando l’unica voce coerente sembra essere la loro.
Un clima interno sempre più difficile
Mazzola descrive una squadra smarrita, dove:
- le decisioni vengono prese con lentezza;
- i piloti non sanno più con chi dialogare;
- gli errori ricorrenti generano perdita di fiducia;
- manca continuità tecnica e una visione chiara.
Hamilton — come sottolinea Mazzola — usa sempre più spesso il sarcasmo via radio: un segnale evidente di scarsa fiducia nei confronti di chi dovrebbe supportarlo. Leclerc, pur fenomenale, è ormai “internalizzato” in un sistema che non l’ha mai realmente messo nelle condizioni di emergere.
Perché l’uscita di Elkann rischia di essere un boomerang
In una fase delicata come quella attuale, un messaggio che scarica le responsabilità sui piloti genera tre conseguenze:
- indebolisce ulteriormente il rapporto interno tra piloti e management;
- amplifica il malcontento dei tifosi, già frustrati;
- oscura il vero problema: la governance tecnica e la mancanza di una direzione chiara.
A Maranello serve una guida forte, non un richiamo ai silenzi.
Conclusione: serve coraggio, non silenzio
La Ferrari vive una delle fasi più delicate della sua storia recente. Le parole di Elkann si inseriscono in un clima già teso e rischiano di peggiorarlo. Se la Scuderia vuole tornare competitiva, non può chiedere ai piloti di tacere: deve invece chiarire chi guida lo sviluppo, chi prende le decisioni e quale direzione tecnica seguire.
Come ricorda Mazzola, la Formula 1 non perdona la confusione. E oggi, più che mai, serve chiarezza.
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