La Ferrari è migliorata oppure sono semplicemente gli altri ad aver fatto un passo ancora più grande?
È una delle domande più difficili alle quali rispondere quando si analizza il rendimento di una squadra di Formula 1. Ed è proprio da questo punto che parte una delle riflessioni più interessanti di Luigi Mazzola sulla situazione attuale della Scuderia.
L’ex ingegnere Ferrari, intervistato da NewsF1.it, non mette in discussione la capacità della squadra di costruire una vettura competitiva. Il problema, secondo la sua analisi, è un altro: qualcosa nel processo di sviluppo non sembra funzionare fino in fondo.
“Evidentemente c’è qualche cosa che intoppa”
Mazzola parte da una considerazione apparentemente semplice.
La Ferrari può anche aver migliorato la propria macchina durante la stagione, ma in Formula 1 non basta guardare esclusivamente al proprio miglioramento.
Bisogna confrontarlo con quello degli avversari.
“Magari hai migliorato, ma gli altri hanno migliorato di più”, spiega Mazzola.
È la cosiddetta performance relativa: ciò che conta non è soltanto quanto diventa più veloce la tua macchina, ma quanto riesci a migliorare rispetto a chi ti sta davanti.
Ed è proprio qui che, secondo Mazzola, emerge il problema della Ferrari.
“Evidentemente c’è qualche cosa che intoppa in tutto questo”, afferma.

Il problema non è necessariamente la macchina
La parte più interessante dell’analisi è che Mazzola non individua una sola causa.
Potrebbe essere la quantità di lavoro.
Potrebbe essere l’effort delle persone.
Potrebbe essere la motivazione.
Potrebbe essere la capacità di sentirsi parte di un progetto.
Oppure, ancora, la competenza.
Sono tutti elementi che in una squadra di Formula 1 di vertice devono funzionare contemporaneamente.
Per Mazzola, quindi, non si tratta semplicemente di capire se la Ferrari abbia prodotto una buona macchina.
La domanda è se l’intero sistema sia in grado di svilupparla più rapidamente dei rivali.

Ferrari, una macchina bella e performante ma…
Mazzola entra poi anche nel dettaglio tecnico.
Secondo la sua lettura, la Ferrari è partita con determinate caratteristiche di progetto e potrebbe aver privilegiato alcuni aspetti della vettura, dall’aerodinamica alla meccanica.
Il risultato è una macchina che può essere molto competitiva, ben bilanciata e piacevole da guidare.
Ma in Formula 1 questo non è sufficiente.
Perché se nel frattempo gli avversari continuano a fare passi avanti, il vantaggio costruito inizialmente può rapidamente scomparire.
“Se tu poi non stai al passo, gli altri vanno avanti”, osserva Mazzola.
Ed è probabilmente questa la frase che meglio sintetizza il problema.
Il nodo dello sviluppo Ferrari
Il punto, quindi, non sarebbe necessariamente una Ferrari incapace di migliorare.
Al contrario.
Il problema potrebbe essere che la velocità con cui la Ferrari riesce a migliorare non è sufficiente rispetto a quella dei concorrenti.
È una differenza fondamentale.
Una squadra può portare aggiornamenti, migliorare il comportamento della vettura e ottenere più prestazione rispetto alla gara precedente, ma contemporaneamente perdere terreno se Mercedes, McLaren o gli altri principali rivali fanno un passo ancora maggiore.
È una corsa continua.
E Mazzola sottolinea proprio quanto lavoro ci sia dietro questo processo: non soltanto routine, ma anche visione, creatività e capacità di vedere ciò che ancora non c’è.
“Non so se è il lavoro, la motivazione o la competenza”
La parte più significativa dell’intervento di Mazzola arriva quando prova a individuare cosa possa frenare questo processo.
Non indica un responsabile preciso.
Ed è proprio questo a rendere interessante la sua analisi.
“È la quantità di lavoro, è l’effort che le persone, è la motivazione delle persone, è il fatto di essere in gioia, essere parte di un qualche cosa… non lo so, o è la competenza”, spiega.
Una serie di interrogativi che vanno oltre la singola scelta tecnica.
Perché una squadra vincente non ha bisogno soltanto di progettare una macchina veloce: deve anche riuscire a creare le condizioni affinché ogni reparto continui a spingere nella stessa direzione.
Anche il motore entra nell’equazione
Mazzola allarga poi il discorso alla Power Unit.
La Ferrari, secondo la sua analisi, potrebbe aver dato determinate priorità all’aerodinamica e alla parte meccanica, ritrovandosi con una vettura molto equilibrata.
Ma se contemporaneamente il motore non riesce a tenere il passo, il vantaggio costruito sul resto della macchina rischia di essere vanificato.
E qui entra in gioco anche il budget cap.
Mazzola ridimensiona infatti l’idea che durante la stagione si possano ottenere enormi incrementi di potenza attraverso interventi sulla Power Unit.
Con le attuali limitazioni, spiega, non è possibile aspettarsi trasformazioni radicali nel corso dell’anno.
La domanda che resta alla Ferrari
Alla fine, quindi, la riflessione di Mazzola porta a una domanda molto più ampia rispetto alla semplice competitività della Ferrari in un singolo Gran Premio.
La Scuderia sta sviluppando la macchina abbastanza velocemente rispetto ai suoi avversari?
Perché se la risposta fosse negativa, il problema non sarebbe necessariamente rappresentato da un singolo componente.
Sarebbe qualcosa di più profondo.
Un problema di processo, di sviluppo, di competenze o di organizzazione che impedisce alla Ferrari di trasformare una buona base tecnica in una vettura capace di rimanere davanti fino alla fine.
Ed è proprio questo il dubbio che emerge dalle parole di Mazzola: la Ferrari potrebbe non avere bisogno semplicemente di una macchina migliore.
Potrebbe aver bisogno di un sistema capace di sviluppare quella macchina più velocemente degli altri.
Guarda l’intervista integrale su newsf1.it

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