Il “turbo piccolo” Ferrari era davvero il problema? Silverstone cambia tutto

Vito Defonseca
6 Min Read
Ferrari turbo piccolo

Dopo il deludente Gran Premio d’Austria, il dibattito si è acceso immediatamente. Per molti osservatori il problema della Ferrari aveva un nome preciso: il turbocompressore.

L’ipotesi del cosiddetto “turbo piccolo” è rapidamente diventata la spiegazione più semplice per giustificare le difficoltà della SF-26 sul Red Bull Ring. Tuttavia, già nella puntata di Race Tech #158, avevamo evidenziato come la realtà fosse decisamente più complessa.

La vittoria conquistata da Charles Leclerc a Silverstone sembra oggi dare ancora più forza a quella lettura.

Il turbo non raccontava tutta la storia

È vero che il turbocompressore Ferrari presenta caratteristiche differenti rispetto ai concorrenti.

Una girante più compatta offre alcuni vantaggi in termini di risposta e gestione della potenza, ma può anche mostrare qualche limite su circuiti particolarmente sensibili alla velocità massima e all’altitudine, come il Red Bull Ring.

Proprio in Austria queste caratteristiche sono emerse con maggiore evidenza.

Ma attribuire l’intero problema esclusivamente al turbo sarebbe stato riduttivo.

Ferrari F1 Turbina
Ferrari F1 Turbina

Race Tech aveva individuato anche un altro elemento

Nella nostra analisi tecnica avevamo sottolineato come uno dei fattori determinanti fosse la scelta dell’assetto.

Per limitare il deficit di velocità sui rettilinei, Ferrari aveva optato per una configurazione estremamente scarica dal punto di vista aerodinamico.

Una soluzione efficace sul giro secco, ma decisamente più complicata da gestire in gara.

Con meno carico aerodinamico aumentava infatti lo scivolamento degli pneumatici, causando un degrado molto più rapido e rendendo difficile mantenere un ritmo costante durante gli stint più lunghi.

In altre parole, il turbo rappresentava soltanto una parte del problema.

Silverstone racconta una Ferrari completamente diversa

Il Gran Premio di Silverstone ha cambiato radicalmente la percezione della SF-26.

La Ferrari ha mostrato un ritmo gara competitivo fin dai primi giri, permettendo a Charles Leclerc di controllare la corsa senza particolari difficoltà nella prima metà della gara.

Una prestazione molto diversa rispetto a quella vista soltanto una settimana prima in Austria.

Se il vero limite fosse stato esclusivamente il turbocompressore, difficilmente Ferrari avrebbe potuto ribaltare così rapidamente la situazione.

È proprio questo l’aspetto più interessante.

Il Red Bull Ring era probabilmente un caso particolare

Austria e Silverstone rappresentano due circuiti profondamente diversi.

Il Red Bull Ring premia la velocità massima, le accelerazioni e le caratteristiche della power unit, mentre Silverstone mette molto più alla prova il comportamento aerodinamico della monoposto e la gestione degli pneumatici.

La SF-26 vista in Gran Bretagna è sembrata molto più equilibrata.

Leclerc ha imposto il proprio ritmo senza mai dare l’impressione di essere realmente sotto pressione per gran parte della gara.

Solo nel finale, prima del problema di affidabilità accusato da Kimi Antonelli, la Mercedes aveva iniziato a recuperare terreno.

Resta però impossibile stabilire se Leclerc stesse semplicemente amministrando il vantaggio oppure se Antonelli disponesse realmente di un ritmo superiore.

Il turbo resta un elemento da monitorare

Questo non significa che il tema del turbocompressore possa essere archiviato.

Le caratteristiche della Power Unit Ferrari continueranno probabilmente a influenzare il comportamento della SF-26 su circuiti con esigenze differenti.

Tuttavia, Silverstone dimostra che ridurre tutte le difficoltà della Ferrari al solo “turbo piccolo” rischia di semplificare eccessivamente un quadro tecnico molto più articolato.

Assetto, gestione degli pneumatici, caratteristiche del circuito e bilanciamento della monoposto restano elementi altrettanto determinanti.

Race Tech aveva visto nella direzione giusta

La gara di Silverstone non rappresenta una prova definitiva, ma offre un’importante conferma alle analisi sviluppate in Race Tech #158.

Già dopo il GP d’Austria avevamo evidenziato come il Red Bull Ring fosse un circuito atipico, capace di amplificare alcune criticità della SF-26.

La vittoria ottenuta da Leclerc in Gran Bretagna suggerisce che la Ferrari non avesse improvvisamente perso competitività, ma fosse semplicemente incappata in un weekend estremamente sfavorevole sotto il profilo tecnico.

Ora la vera verifica arriverà a Spa-Francorchamps.

Il circuito belga, con lunghi rettilinei, curve ad alta velocità e importanti variazioni altimetriche, rappresenterà un banco di prova ideale per capire quanto la Ferrari abbia realmente ridotto il divario nei confronti della Mercedes e quanto, invece, il tema del turbocompressore continui ad avere un peso sulle prestazioni della SF-26.

Se anche in Belgio la Ferrari si confermerà competitiva, allora Silverstone non sarà stato un episodio isolato, ma la dimostrazione che il problema non era mai stato soltanto il “turbo piccolo”.

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