Ferrari, Barcellona era un’illusione? L’Austria racconta un’altra storia

Vito Defonseca
6 Min Read
ferrari F1 Hamilton credits media Ferrari

La vittoria conquistata dalla Ferrari a Barcellona aveva acceso l’entusiasmo di tifosi e addetti ai lavori. La SF-26 sembrava finalmente aver trovato la strada giusta, mostrando un equilibrio tecnico che mancava da diverse gare. Il Gran Premio d’Austria, però, ha completamente cambiato lo scenario: quinto posto per Lewis Hamilton, ottavo per Charles Leclerc e una Ferrari mai realmente in lotta con Mercedes e Red Bull.

È davvero il segnale che il successo in Spagna fosse soltanto un episodio isolato? Oppure esiste una spiegazione tecnica che giustifica un cambiamento così netto delle prestazioni?

L’analisi emersa durante la trasmissione “A Ruote Ferme”, insieme all’ingegnere Marco Coricelli, suggerisce che la risposta sia molto meno drastica di quanto possa sembrare. Prima di parlare di crisi, infatti, è necessario analizzare le profonde differenze tra i due circuiti.

Barcellona e Austria: due mondi completamente diversi

Il circuito di Barcellona rappresenta da sempre uno dei migliori riferimenti per valutare la qualità aerodinamica di una monoposto. Per anni è stato scelto come sede dei test invernali proprio perché permette di misurare in maniera estremamente precisa il comportamento complessivo della vettura.

Le lunghe curve percorse ad alta velocità mettono infatti sotto pressione tutti gli elementi fondamentali del progetto:

  • efficienza aerodinamica;
  • carico generato dal fondo;
  • stabilità nelle percorrenze veloci;
  • bilanciamento complessivo della monoposto.

In Spagna la Ferrari SF-26 aveva dimostrato di possedere un pacchetto estremamente competitivo, capace di sfruttare al meglio gli aggiornamenti introdotti nelle ultime settimane.

Il Red Bull Ring propone invece uno scenario completamente diverso.

Ferrari Austria
Ferrari Austria foto credits media center pirelli

Il Red Bull Ring premia caratteristiche opposte

L’Austria è uno dei classici circuiti “stop & go” del calendario di Formula 1.

Qui il tempo sul giro si costruisce soprattutto grazie a:

  • lunghi rettilinei;
  • violente frenate;
  • curve lente da seconda e terza marcia;
  • forti accelerazioni in uscita.

In una configurazione di questo tipo diventano fondamentali la trazione, il comportamento delle sospensioni e soprattutto la gestione delle gomme posteriori.

Secondo Marco Coricelli, già dalle prime prove libere la Ferrari aveva mostrato notevoli difficoltà nel trovare il corretto compromesso di assetto. Un segnale importante, perché indica come la SF-26 non abbia mai realmente raggiunto il setup ideale durante tutto il fine settimana.

Ferrari F1 Austria
Ferrari F1 Austria

Ferrari assetto: il compromesso che non è mai arrivato

Uno dei punti centrali dell’analisi riguarda proprio il lavoro svolto sull’assetto.

Per essere competitivi al Red Bull Ring è necessario irrigidire maggiormente l’avantreno, aumentare il supporto aerodinamico nella parte anteriore della monoposto e ottenere una vettura capace di ruotare rapidamente nelle curve lente senza compromettere la motricità in uscita.

Si tratta di un equilibrio estremamente delicato.

Ferrari non è riuscita a trovare questa finestra ideale e la conseguenza è stata evidente soprattutto sulla gestione degli pneumatici.

Con il passare dei giri la SF-26 ha iniziato a soffrire un degrado più marcato delle gomme posteriori rispetto ai principali rivali, perdendo progressivamente competitività nel passo gara.

Mercedes e Red Bull hanno invece mantenuto una maggiore costanza di rendimento durante gli stint più lunghi, riuscendo a gestire meglio temperature e consumo degli pneumatici.

Ferrari SF-26: è davvero il momento di parlare di crisi?

Dopo il deludente risultato ottenuto in Austria il dibattito è inevitabilmente tornato ad accendersi.

Tuttavia, definire già oggi la Ferrari una monoposto in crisi rischia di essere una conclusione affrettata.

Come evidenziato nell’analisi tecnica di Marco Coricelli, il Red Bull Ring rappresenta una pista con caratteristiche molto particolari, che possono esaltare oppure penalizzare determinate filosofie progettuali.

Per capire il reale valore della SF-26 sarà necessario osservare il comportamento della vettura anche su tracciati differenti.

Solo allora sarà possibile stabilire se la vittoria di Barcellona sia stata favorita esclusivamente dalle caratteristiche del circuito oppure se rappresenti davvero il potenziale della monoposto italiana.

Silverstone sarà il primo vero banco di prova

Il prossimo appuntamento di Silverstone offrirà indicazioni molto più attendibili.

Il circuito britannico combina infatti curve velocissime come Maggots, Becketts e Copse con lunghi rettilinei, richiedendo un’elevata efficienza aerodinamica ma anche una gestione ottimale di gomme, energia e bilanciamento complessivo della vettura.

Se la Ferrari tornerà competitiva, il weekend austriaco potrà essere interpretato come un caso legato alle caratteristiche del tracciato.

Se invece emergeranno nuovamente gli stessi limiti, allora il successo di Barcellona rischierà davvero di apparire come un episodio isolato all’interno di una stagione ancora molto altalenante.

Guarda l’analisi completa di A Ruote Ferme

Nel nuovo episodio di A Ruote Ferme, insieme all’ingegnere Marco Coricelli, analizziamo nel dettaglio perché la Ferrari sia passata da vincente a Barcellona a grande delusione in Austria, approfondendo assetto, aerodinamica, comportamento della SF-26 e gestione delle gomme.

Guarda il video completo qui sotto e facci sapere nei commenti la tua opinione: la Ferrari può rilanciarsi già a Silverstone oppure i problemi sono più profondi?

Per restare aggiornato sulle ultime notizie, analisi tecniche e approfondimenti sulla Formula 1, visita https://www.newsf1.it/, iscriviti al canale YouTube https://www.youtube.com/@NEWSf1IT e scopri altri video nella sezione dedicata: https://www.newsf1.it/category/video-formula-1/.

Share This Article
Nessun commento

Lascia un commento