Scopriamo insieme la storia di Monica Secondino, una vita intensa, viaggiante e ricca di motori, dalla nascita della sua passione all’inizio della sua attività, una donna di motori che si racconta a  Wheels&Heels.

  • Ciao Monica, di cosa ti occupi, se parliamo di motori in cosa è impegnata Monica Secondino attualmente.

Proprio in questi giorni sono alle prese con un test drive davvero speciale: un Super SUV di cui leggerete presto sul mio blog. Ma naturalmente non c’è mai un solo fronte aperto e, nello stesso momento, sono impegnata nella scrittura di alcuni articoli per il prossimo numero del mensile per il quale collaboro, come anche nella progettazione delle prossime avventure da seguire su Donne in Auto, con Ilaria Salzano e Stefania Severini che condividono con me questo progetto. Insomma non conosco la noia!

  • Come è nata la tua passione per le auto? E quando hai deciso che avresti fatto del mondo dei motori la tua vita?

La passione per le auto è una cosa che mi porto dentro fin da bambina. Mio papà era un appassionato di auto e di motorsport e ancora ricordo quando mi raccontava della 24 h di Le Mans e di quanto i piloti fossero degli eroi, ancor prima che degli sportivi. Quando ero piccola aveva una Giulia 1600 blu e io lo incitavo a superare tutti quelli che andavano più lenti di lui. Ha fatto il pilota e poi ha fatto anche l’istruttore di guida. E’ stato lui ad insegnarmi a guidare, a spiegarmi quale fosse il punto di corda delle curve degli Appennini in autostrada e a come guardare sempre in lontananza, sempre oltre la macchina, perché questo mi aiutava a prendere meglio le traiettorie. Non ho mai deciso con consapevolezza che avrei fatto del mondo dei motori la mia vita, anche perché ancora non lo è completamente, visto che rappresentano il mio “secondo lavoro”. Il mio lavoro principale è quello di Portfolio Manager: mi occupo di investimenti in un Private Banking. Diciamo che sono riuscita a trasformare un hobby e una passione in un lavoro e da lì ho pensato che avrei potuto “allargare gli orizzonti”.

  • Hai una grandissima esperienza come freelance: Motor1.com, l’Automobile, Carblogger, raccontaci la tua carriera e il grande interesse per le “donneinauto”

Ho iniziato per caso cinque anni fa. Per un evento di Instagram avevo partecipato ad un corso di guida sportiva della scuola di Andrea de Adamich a Varano de’ Melegari. Avevo vinto la gara femminile ed ero stata notata da una testata automobilistica. Diciamo che mi sono trovata al posto giusto nel momento giusto. Fino a quel momento avevo partecipato a trackday, provato macchine quando ne avevo avuto l’occasione, ma non ne avevo mai scritto. Ho iniziato, mi sono letteralmente buttata, ho colto la palla al balzo. Mi si era presentata l’occasione e non l’ho voluta sprecare.

E poi da cosa nasce cosa, le collaborazioni sono aumentate, ho scoperto che non solo mi piaceva provare le macchine e andare in pista, ma anche scrivere. Il passo successivo è stato quello di fare il tesserino da pubblicista e iscrivermi all’ordine. Sono già iscritta a quello dei consulenti finanziari, così ora sono due e non escludo che ne possa arrivare anche un terzo! Sono molto onorata di scrivere per testate come Motor1, l’Automobile e Carblogger e non posso che ringraziare per questo le persone che hanno avuto fiducia in me, in particolare i direttori delle testate. Hanno avuto pazienza, mi hanno insegnato tante cose e da loro continuo ad imparare tutto quello che posso. Nel frattempo sempre più donne mi chiedevano informazioni sulle auto che provavo e di cui scrivevo. Ho avuto allora l’idea di aprire un blog dove si parlasse delle macchine con un registro diverso, serio, professionale, competente, ma con un’attenzione più spiccata all’universo femminile, pur mantenendo il mio DNA, che è sicuramente molto sportivo. Nasce così Donne in Auto. Oggi siamo in tre a partecipare a questo progetto e rappresentiamo i diversi universi di donne. E’ un’esperienza molto bella che mi sta arricchendo tantissimo, sia professionalmente che umanamente e ringrazio tantissimo Ilaria Salzano e Stefania Severini che partecipano con me a questa avventura.

L'immagine può contenere: 1 persona, auto e spazio all'aperto

  • Hai avuto modo di provare innumerevoli auto, su strada e in circuito, se ti chiedessimo quale vettura ti ha emozionato di più guidare? E quale circuito ti è piaciuto maggiormente?

E’ difficilissimo rispondere a questa domanda ma, come spesso faccio nella mia vita, lo farò col cuore. Adoro le macchine basse, leggere, veloci ma anche agili in curva e nel misto, quindi non è difficile immaginare che metto ai primi posti della classifica Lamborghini e Porsche, ma anche Lotus e Mazda che, sebbene meno potenti e performanti nei circuiti veloci, sono davvero divertenti da guidare…ma la macchina che forse mi ha dato l’emozione più grande è stata la prima supercar che ho guidato nella mia vita: la McLaren MP4-12C, in un circuito ugualmente molto speciale, il Paul Ricard. Un connubio perfetto di cui ricordo ancora benissimo, nonostante siano passati quasi dieci anni, sia l’adrenalina sia il dispiacere di quando ho restituito le chiavi! Pensando ai circuiti però non posso non citare il Nürburgring, un luogo magico, dove tutti gli appassionati di auto dovrebbero prevedere un pellegrinaggio, almeno una volta nella vita!

  • Nel 2015 hai partecipato alla MilleMiglia, come co-driver di Cesare Fiorio a bordo di una Lancia Aurelia B20 del 1951, cosa ricordi di questa splendida esperienza? Condividi con noi le emozioni di quel momento. C’è la possibilità che si ripeta questa occasione?

La Mille Miglia mi ha cambiato davvero la vita, è stata un’esperienza unica, di cui porterò sempre dentro il sapore. Ricordo la puzza della benzina, delle gomme, dei freni di queste macchine che sfilavano in carovana, i rumori assordanti dei motori d’altri tempi. Il tutto attraversando un’Italia generosa, fatta di persone che ci accoglievano nei Paesi. Ricordo non solo le persone del pubblico, caldo e festante, ma anche i personaggi che ho incontrato e conosciuto nel corso di quelle mille miglia: come Derek Bell oppure David Gandy. Ricordo le prove cronometrate, i tramonti, i panorami e le strade bellissime piene di bandierine rosse svolazzanti. Ricordo la stanchezza, visto che forse non ho mai dormito così poco come in quei quattro giorni: la mattina si partiva all’alba e la notte andavo a dormire tardissimo, perché mi piaceva guardare i meccanici che si occupavano della macchina.

Eh si quell’Aurelia B20 del 1951 con un profumo d’altri tempi, senza le cinture di sicurezza, con dei freni a tamburo piccoli piccoli, la guida a destra e tanti altri piccoli grandi dettagli che la rendono unica e speciale e sulla quale mi sono sentita una regina, accanto a Cesare Fiorio. Una grande emozione poi  soprattutto quando siamo entrati nella Villa Reale di Monza e abbiamo girato in quel circuito che è parte della storia del nostro automobilismo. Un grande uomo e personaggio che in quattro giorni non ha mai smesso di raccontarmi aneddoti ed esperienze della sua vita dedicata al mondo dell’automobilismo. Ero come una bambina nel paese dei balocchi, completamente rapita dai suoi racconti. Quattro giorni in un’altra dimensione che mi hanno cambiata letteralmente. Non so se mai si potrà ripetere questa occasione, sicuramente mi piacerebbe molto e non mi tirerei indietro.

  • Il mondo delle auto è un mondo che nasce maschile, ma ora per passione e competenze le quote rosa stanno aumentando, spiegaci un po’ la tua esperienza tra difficoltà e vantaggi, collaborazione e conflitti con la sfera maschile, come ti trovi?

Sono abituata a lavorare in ambienti maschili e maschilisti, visto che anche la finanza non è propriamente un settore “femminile”. Forse proprio perché ho un buon allenamento non ritengo il gender gap qualcosa che debba assorbire più di tanto le mie risorse. Il mio approccio è sempre lo stesso, in ogni settore e in ogni ambito della vita: io mi impegno e dò sempre il massimo, se qualcuno vuole perdere tempo a giudicarmi solo perché sono donna, peggio per lui/lei. Il mio biglietto da visita è composto da tanti elementi e non solo da un nome femminile e da un cognome. Mi piace distinguermi per la serietà, la professionalità, l’accuratezza, ma anche per la disponibilità e l’umiltà. C’è sempre qualcosa da imparare e io non smetto mai di aver voglia di farlo, chiunque sia il mio interlocutore. La curiosità, l’entusiasmo e la passione per quello che faccio, completano il quadro e sono le cose che mi aiutano a sopportare e superare la fatica e le difficoltà che  si incontrano.

Ammetto che ci sono stati uomini con i quali mi sono scontrata, come anche delle donne, ma devo dire che nella maggior parte dei casi sono sempre riuscita a creare rapporti non conflittuali e piuttosto collaborativi. Secondo me noi donne dobbiamo avere il coraggio di uscire dalla nostra comfort zone, osare un po’ di più e non aver paura di sbagliare. Le differenze e il confronto portano un valore aggiunto sempre utile, questo è quello che deve portare una donna secondo me, l’altra metà della mela. Senza snaturarsi, ma anzi valorizzando le proprie caratteristiche.

  • Far combaciare vita lavorativa e quotidiana è sempre difficile, a maggior ragione se ci sono trasferte, viaggi, e tu sei estremamente dinamica, come riesci a conciliare il tuo lavoro e la tua vita “da donna”?

E’ tutto un gioco di incastri! Scherzi a parte direi che la cosa fondamentale per riuscire a fare tutto è un’organizzazione perfetta che abbia una caratteristica fondamentale: sia a geometria variabile. Bisogna essere organizzati, ma flessibili al punto da riuscire a gestire imprevisti e contrattempi che sono inevitabili quando si hanno tre lavori, una casa, una figlia e una vita affettiva. Io, che sono una dormigliona, in questi anni ho imparato a convivere col sonno cronico, ma è inevitabile visto che non voglio rinunciare a nulla di tutto quello che ho in questo momento. Trovo le energie nell’entusiasmo e nella passione per quello che faccio e sono una mamma migliore proprio grazie a tutte le cose che faccio. E’ un circolo virtuoso che si autoalimenta e che emana positività per me e per chi mi è accanto.

  • Monica tra ieri e domani…una vittoria già conquistata e un sogno per il futuro

Se parliamo del campo automobilistico in realtà mi sento di aver conquistato ben più di una vittoria. Ho guidato supercar che da ragazzina erano dei veri e propri sogni nel cassetto, sono stata in luoghi di culto come il Nürburgring e Spa o ancora alla 24 h di Le Mans, a Goodwood, al rally di Montecarlo, ho intervistato e conosciuto persone come Alex Zanardi e Tom Kristensen, ma anche manager come Luca De Meo. Della Mille Miglia abbiamo già detto. nonostante questo, per carattere, non mi sento mai appagata e la curiosità mi spinge sempre ad andare avanti e a raccogliere nuove sfide. Mi mancano un sacco di cose ancora da fare: vorrei guidare un’Aston Martin, che non ho mai provato, mi piacerebbe provare l’emozione di Indianapolis e poi cimentarmi in qualche esperienza pistaiola da pilota. Parola d’ordine: sognare in grande.

  • Cosa ne pensi dell’attuale ruolo delle donne nel mondo dei motori?

Penso che le donne che provano ad entrare nel motorsport sono un numero inferiore rispetto agli uomini e quindi, statisticamente, quelle che riescono effettivamente ad emergere sono meno, proprio per motivi di calcolo. Non credo ci sia un problema di razzismo, quanto piuttosto meri calcoli di convenienza economica. Nell’industria invece ci sono donne che stanno portando risultati brillanti, una su tutte Mary Barra, CEO di General Motors, ma ce ne sono molte altre e sono certa che nel futuro il ruolo delle donne sia destinato ad aumentare sempre di più.

  • In ultimo scrivi una frase che ti rappresenta

“Pensa come un adulto, vivi come un giovane, consiglia come un anziano e non smettere mai di sognare come un bambino.

 

Un grande ringraziamento a Monica Secondino che ci ha permesso di conoscere la sua storia!

 

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