Dopo la vittoria di Monza, a furor di popolo, il nuovo leader Ferrari sembra essere Charles Leclerc, che dal suo punto di vista non condivide appieno questa idea.

Monza, un punto di svolta nella stagione Ferrari. Ciò ha rappresentato la gara italiana per il team di Maranello in questo 2019 sotto vari punti di vista. Il primo, forse più importante è quello delle vittorie, poiché con il successo a Monza di Leclerc, la Ferrari ha rotto un digiuno di nove anni sulla pista di casa.

Vittoria in terra lombarda che, aggiunta a quella di Spa, ha dato un’enorme boccata d’ossigeno al team Ferrari, salvando in qualche modo una stagione iniziata con grandi ambizioni, ma andata avanti a suon di delusioni.

Il secondo punto per cui Monza ha rappresentato una svolta è quello relativo alle gerarchie nel team. Da questo momento, ci sarà un prima Monza e un dopo Monza. Il prima è rappresentato da un Vettel leader indiscusso della squadra, con Leclerc relegato al ruolo di numero due, pronto a stupire. Il dopo è caratterizzato invece da un Vettel in momentaneo stato di crisi, dal quale deve uscire al più presto, e da uno Charles ormai leader sul campo, capace di trascinare team e tifosi.

Leclerc Monza Su questa visione però, il monegasco non concorda, non ritenendosi, di fatto, leader nel team:

“Numero 1?  Non ho questa sensazione. Le persone all’esterno potrebbero vederla diversamente, ma abbiamo pari opportunità”, ha spiegato Leclerc.

Due numeri uno, si hanno semmai in Rosso, con pari opportunità per entrambi come testimoniato a Monza dagli accordi (poi non rispettati) sulle scie: Seb a Charles prima e viceversa poi. Nessuna strategia chiara a favore di nessuno dei due driver, visto che attualmente i due sono praticamente quasi alla pari in classifica piloti, senza nessuna ambizione mondiale.

“Seb e io ci completiamo bene a vicenda – ha puntualizzato Leclerc – ci sono state gare in cui l’ho supportato e gare in cui mi ha supportato.”

Rapporto dunque che, dalle parole del numero 16 di Maranello, sembra perfetto, tra lui e il suo team mate, che sembra non aver neppure subito danni dagli accordi sulle scie (violati dal “giovanotto”) nel sabato brianzolo.

“È stato un gran casino. Non volevo certo sacrificare il giro di Sebastian. Non penso che il mio rapporto con lui sia diverso ora. Certo, dopo le qualifiche di Monza c’erano dei dubbi, ma li ho chiariti”.

Questione chiarita dunque che, però, a detta di molti, ha avuto un’influenza negativa sull’approccio alla gara italiana di Vettel. Una domenica che verrà ancora una volta ricordata per un suo errore, che si aggiunge ad una lunga lista iniziata ormai nel 2018. Lunga serie di errori che hanno portato Seb a perdere il suo smalto e lo hanno proiettato in un periodo di crisi.

“A dire il vero, non ricordo – ha esordito Sebastian Vettel ai microfoni di Sky – un momento come questo in tutta la mia carriera. Ma non è neanche il momento peggiore”.

Periodo di crisi, ma non esternamente negativo dal quale, stando alle recenti parole del pilota Ferrari, può uscirne a breve. Questo dunque, zittisce tutte le voci che vedono il quattro volte iridato ormai stanco e con altri pensieri lontani dal mondo F1:

“Adoro ancora correre e ho ancora del tempo per farlo. Ci sono ancora molte gare per ottenere risultati migliori, finire la stagione nel modo giusto e prepararsi per la prossima”.

F1 Vettel

Obiettivi chiari, quelli del pilota di Heppenheim: dare il massimo fino a fine anno per finire bene e prendere fiducia per un 2020 che dovrà essere diverso. Attenzione però alla spada di Damocle che pende sulla sua testa, ovvero quello della patente a punti. In caso di decurtazione di altri tre punti prima di Suzuka, Vettel avrà una gara di squalifica.

Tutto ciò, sentendo le ultime battute dell’intervista di Seb, non sembra rappresentare un grosso pensiero: “Lo tengo a mente, ma non è come se avessi intenzione di correre con il freno a mano”.