Dal fallimento della Caterham a metà 2014 di lui sono giunte ben poche nuove. Assente dai campi di gara da allora e mai reclamato indietro dalla F1 o  qualsiasi altra categoria Heikki Kovalainen è tornato in questi giorni di ferie agostiane a parlare della sua carriera e del suo periodo a Woking.

“Nel 2007 in Renault avevo avuto delle difficoltà ma il finale di campionato era stato buono, il problema è che Flavio Briatore aveva deciso di mettere sotto contratto Piquet per il 2008, per cui era ovvio che per me non ci sarebbe stato spazio” – ha ricordato a F1i.

“Avrei avuto una chance in Toyota, poi però arrivò la chiamata della McLaren e la scelta fu facile – ha proseguito – Nel giro di pochi giorni firmai con Martin Whitmarsh. Ero entusiasta. Venendo da un team da metà griglia, il pensiero di poter lottare per il successo nelle singole gare e del titolo mi gasava”.

“Sapevo che avrei avuto come compagno Lewis Hamilton, un collega coriaceo e duro da battere, inserito molto meglio di me all’interno della squadra e soprattutto che mi attendeva un gran lavoro di preparazione per essere allo stesso livello, tuttavia avevo la speranza che prima o poi ce l’avrei fatta, che avrei potuto tenere il suo ritmo. Non lo sottovalutavo, però avendo fatto il collaudatore per i francesi quando c’era Alonso ero consapevole di potermi battere alla pari con piloti del genere, inoltre la MP4-23 era un’ottima monoposto” – il racconto del driver di Suomussalmi.

“Nel 2009 invece il mio compagno si rivelò presto più rapido di me e io mi resi subito conto di essere il secondo. I vertici mi avvertirono della situazione. Stavano cercando un sostituto. Ero in America quando mi telefonarono per dirmi che avevano preso Button. Forse avrei meritato un’altra opportunità, ma in scuderie del genere se qualcosa non va si cambia – ha ammesso il 34enne – E’ stato comunque un periodo positivo, in cui ho appreso molto. Buttare via tutto sarebbe stato un peccato, ecco perché accettai l’offerta di Tony Fernandes in gruppo in cui avrei potuto costruire qualcosa”.

di Chiara Rainis