Gran Premio d’Australia a rischio a causa degli incendi. La F1 sta valutando se disputare la gara di apertura in Australia a causa degli incendi boschivi.

Mancano ormai circa 70 giorni all’inizio del Mondiale di F1 2020.
Un inizio di stagione che, come da tradizione assodata, dovrebbe tenersi a Melbourne, in Australia.
Dovrebbe, si, il condizionale è d’obbligo perché il Gran Premio d’Australia è a rischio a causa dei moltissimi incendi che stanno colpendo la terra dei canguri.
La Formula 1 sta infatti monitorando costantemente gli incendi boschivi in ​​Australia (anche con i promoter del GP) prima di ufficializzare la data di inizio della stagione 2020 il 15 Marzo, a Melbourne.

Precauzioni eccessive, secondo alcuni, ma va detto che la terra natale di Daniel Ricciardo, sta vivendo la peggiore stagione degli incendi della sua storia. Un fenomeno che ha causato la distruzione di più di 8 milioni di ettari, la morte di 25 persone e innumerevoli animali. Non solo, ma i dubbi sulla tappa di apertura del campionato sono ascrivibili anche ai livelli insalubri dell’aria nelle principali città del Paese.

La F1, dunque, nel valuatre se disputare o meno la gara Australiana, dovrà valutare anche i relativi problemi di immagine. Problemi causati dal tipo di sport che la F1 rappresenta, non  certo eco-friendly.
Gli incendi Australiani, che hanno devastato una vasta area, tra cui quella del GP, sono stati causati da un 2019 caldissimo in Australia, dovuto ai cambiamenti climatici. Per questo dunque, l’arrivo di team e piloti in Oceania, dopo lunghi voli intercontinentali e pronti a bruciare benzina per tre giorni, non sarebbe un bello spot per la categoria.

 


Malgrado questo però, la F1 sta lavorando molto per cambiare agli occhi del mondo la sua immagine, per renderla più ecologica.
Per prima cosa, nel 2014 con l’arrivo delle Power Unit, l’efficienza è salita a circa il 50%, molto più maggiore dei vecchi V8 aspirati.
Una decisione costosa, certo, per i team ma che ha avuto importanti e positive ripercussioni sul mondo delle auto stradali.

Ma la F1 non si accontenta, e per rendere ancor più green la sua immagine è pronta ad usare una percentuale del 10% di bio componenti nei carburanti entro il 2021, raddoppiando la dose attuale. Entro il 2025 invece, le future Power Unit funzioneranno con carburanti carbon neutral.

Sulla questione relativa all’impatto ambientale della F1, è intervenuto anche il presidente della FIA Jean Todt. L’ex Ferrari ha tracciato, di fatto i futuri target dello sport: ambiente e sicurezza, commentando anche le questione dei carburanti.

Todt

“Il motorsport può essere a rischio per due motivi: uno, l’ambiente e due un grande incidente. La sicurezza e l’ambiente sono fondamentali per garantire il futuro del motorsport”

“Il carburante verde dovrebbe essere la risposta e abbiamo esperti che ci lavorano. Stiamo lavorando con i team, i fornitori di motori e tutti gli esperti disponibili, e se sono coinvolti i costi sono felice che la FIA lo accolga”.

A supporto del numero uno della FIA, è intervenuto anche Chase Carey, amministratore delegato della F1:

“Molti costruttori di automobili che hanno le risorse per svolgere la vera ricerca e sviluppo, stanno facendo molti sforzi per affrontare la questione ambientale del motore a combustione. Le compagnie petrolifere e i produttori di automobili stanno lavorando molto ai carburanti sintetici e alle tecnologie di alimentazione più avanzate.
Come F1, abbiamo la capacità e l’opportunità di svolgere un ruolo di leadership e sviluppare un percorso per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati”.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: