“Two is meglio che one” recitava un vecchio adagio pubblicitario. Due sono i piloti che ogni scuderia di Formula 1 schiera ai nastri di partenza.  E c’è chi comunque pontifica, pensa, sostiene che in un prossimo futuro possano essere 3 le monoposto schierate dai vari team. Dura la vita dei gregari, ardua l’impresa delle seconde guide, sfiancante la stagione per i driver che vedono il proprio compagno di colori sfrecciare in vetta alla classifica, prendere i galloni di primaguida e vincere a ripetizione. Si aggiunga poi una buona ed eccessiva dose di sfiga, che pare vederci bene e concentrarsi su chi deve recuperare in seno alla stessa scuderia, e l’amaro calice è servito. Il calice che spetta ai secondi, a chi deve inseguire il compagno lepre, a chi deve dare il meglio di sé, ed anche di più, per recuperare terreno, per invertire la rotta, per sovvertire i pronostici, per dimostrare di avere il cosiddetto manico.  Per chi è secondo e, come spesso accade ai secondi, finisce sul carrello dei bolliti. Chiedere a Rosberg stagioni 2014-2015, a Webber di qualche anno fa, ad Alonso ultimo lustro, sfiancati e perseguitati nella lunga corsa verso il primato. Problemi meccanici, forature, pitstop sbagliati, tattiche erronee, chi più ne ha piú ne continua a inanellare di “sfighe”, chi è secondo non si scrolla di dosso una malasorte che pare non volerci sentire di colpire chi, al momento, comanda nel team e nel mondiale. E quando arriva la resa dei conti, spesso, ci si “scontra” con la dura realtá: chiedere a Prost o a Senna dei tempi eroici, chiedere a Vettel & Webber versione “Redbull Multi 21”, ad Alonso e dell’incubo Petrov di Abu Dhabi 2010, chiedere a Nico & Lewis di Spa 2014,  e tanti altri esempi che possono essere fatti per spiegare quanto è dura la vita dei secondi, che alla fine, come nella box, si ritrovano fuori. E a dover fare i conti con la malasorte che si accanisce, chilometro dopo chilometro, gara dopo gara, con i secondi, mentre scompaiono all’orizzonte i compagni di squadra, le vittorie, gli allori. E si viene additati come gli eterni secondi, come coloro a cui manca quel quid per issarsi lassù. Qualcuno negli anni c’è arrivato lassù dopo aver sgomitato, dopo sportellate, dopo duelli rusticani, altri sono rimasti sul carrello dei secondi, e molte volte, bolliti.

Alessandro Sala