Abbiamo intervistato in esclusiva Antonio Giovinazzi nel paddock di Abu Dhabi. Il pugliese dell’Alfa Romeo Racing ci ha raccontato la sua carriera ed i suoi progetti per il futuro.

Un pilota italiano mancava in Formula 1 dal lontano 2011, quando Jarno Trulli e Vitantonio Liuzzi lottavano nelle retrovie con Lotus ed HRT. L’astinenza del tricolore nel circus iridato è terminata al Gran Premio d’Australia 2017, quando Antonio Giovinazzi è stato chiamato in forze alla Sauber per sostituire l’infortunato Pascal Wehrlein. Il pugliese nativo di Martina Franca ha completato subito positivamente la prima gara a Melbourne, incappando in due errori in Cina che sembravano pregiudicarne la carriera.

Antonio Giovinazzi si è invece rialzato, lavorando duramente al simulatore Ferrari per un anno e mezzo partecipando anche all’edizione 2018 della 24 ore di Le Mans a bordo di una 488 GTE. Alla fine di quell’anno è arrivata la chiamata dell’Alfa Romeo Racing, come compagno di squadra di Kimi Raikkonen. Nel paddock di Abu Dhabi noi di NewsF1 abbiamo avuto occasione di intervistare il nostro Antonio, che ci ha raccontato la sua carriera ed i progetti per il suo futuro.

Antonio, puoi tracciare un bilancio della tua prima stagione completa? L’inizio non è stato facile ma poi hai fatto vedere delle ottime cose in pista.

‘’Sono partito non benissimo e sicuramente non mi ha aiutato il fatto di non correre per due anni interi, mi mancava proprio il ruota a ruota come si dice da noi. In qualifica ero sempre vicino a Kimi, la velocità c’è sempre stata. La domenica mi perdevo un po’ per la gestione della gara e dunque non è stato facile. Mi sono concentrato molto durante la pausa estiva per migliorare proprio la questione delle lotte in pista, era il mio tallone d’Achille. Nella seconda parte credo di essermi comportato bene anche nel confronto con un campione del mondo. Il quinto posto in Brasile è stata la ciliegina sulla torta ed ora voglio fare bene qui ad Abu Dhabi per poi concentrarmi sul 2020”.

Parlaci dei tuoi inizi nel motorsport. Quando hai iniziato a correre sei stato costretto a trasferirti dalla tua Puglia per cercare fortuna altrove?

Non è stato facile perché tutti i team ed i tracciati migliori si trovavano al nord, quindi ho avuto la possibilità di correre con un team di Reggio Emilia gratuitamente quando avevo dodici anni. In quel periodo facevo avanti ed indietro tra la mia casa ed il nord del paese, ma in Puglia ho iniziato con le prime gare regionali. In quel periodo mi sono fatto notare alla Racing Pa che poi mi ha portato nelle piste di tutto il mondo’’.

Dal 2012 in avanti hai sempre corso in monoposto eccetto qualche esperienza nelle GT e nel DTM. Dal punto di vista di impegno fisico e mentale che differenze noti tra Formula 1 e categorie minori?

‘’Ho notato che ogni categoria rappresenta uno step maggiore, sin dalla Formula 4 alla Formula 3 sia fisicamente che in termini di impegno e concentrazione. Già la F2 ti permette di crescere moltissimo dal momento che lavori con degli ingegneri di altissimo livello. Nel corso del week-end la F1 è totalmente un altro mondo: il giovedì hai molti eventi tra interviste e sponsor. Anche la gestione della singola gara è molto più complicata e si tratta di una differenza marcata rispetto al passato’’.

Antonio, nel 2017 hai debuttato in Australia per poi avere quel brutto incidente in Cina. In molti pensavano che la tua carriera fosse finita e tu hai smentito tutti alla grande…

‘’Quelle due gare rappresentavano uno slot, mi piace definirle così dato che non era il mio sedile. A Melbourne ho saputo solo al sabato che sarei dovuto saltare in macchina mentre a Shanghai ho completamente saltato il venerdì per le condizioni climatiche. Sono state dunque due gare che non potevano pregiudicare la mia carriera ed ho sempre pensato di poter avere una seconda possibilità. In quel momento mi sono concentrato sul simulatore della Ferrari dove ho lavorato moltissimo dando il meglio. Evidentemente loro se ne sono accorti e mi hanno dato questo fantastico sedile con l’Alfa Romeo Racing. L’importante è crederci sempre e per il momento ho realizzato la prima parte del mio sogno’’.

Parlando del simulatore, che differenze noti con la pista e quale vantaggio ti può dare girare in maniera ‘’virtuale’’?

‘’I simulatori moderni sono molto vicini alle vere piste, ma la realtà è la realtà. Sono utili per provare nuovi pezzi della macchina ed indirizzare lo sviluppo. Quando sei in pista hai comunque delle sensazioni totalmente diverse specialmente in condizioni di gara, quando battagli con gli altri per un paio d’ore. Devi essere concentrato ad ogni giro e sicuramente resta un impegno nettamente superiore rispetto al simulatore’’.

Hai ottenuto il rinnovo con l’Alfa e dopo un anno di esperienza che prospettive hai per il prossimo anno?

‘’Come obiettivi non ho certezze, ma voglio continuare a crescere come pilota. Sono giovane ed ho sempre qualcosa da imparare. Dobbiamo lavorare bene questo inverno per cercare di portare al via una vettura competitiva. Sarà molto più facile se i risultati dovessero arrivare’’.

Ci puoi descrive in tre parole una serata al bar con Kimi ed il tuo rapporto con lui all’interno del team.

‘’Non ho ancora avuto modo di provare – sorride Giovinazzi – ma per quanto riguarda il rapporto mi ritengo davvero fortunato ad averlo come compagno di squadra. Ti puoi confrontare con un campione del mondo su molti aspetti interessanti, ma ovviamente ci sono anche dei lati negativi. Se lui ha una macchina di livello riesce sempre a portare a casa il risultato, come ad esempio nella prima parte di stagione. In quel periodo facevo più fatica perché lui era più veloce, ma abbiamo lavorato molto bene insieme e mi ha sempre aiutato quando ne ho avuto la necessità chiedendogli consigli. Sono molto felice di poter condividere con lui il box per un’altra stagione’’.

A volte sei stato più veloce di Kimi anche in gara, ma la strategia non ti ha aiutato. Come l’hai presa?

‘’La strategia in Formula 1 è molto variabile e può cambiare nel corso di una gara. Spesso si tratta anche di fortuna, come ad esempio a Singapore dove sono stato anche in testa. Se la safety car fosse uscita un giro prima mi sarei potuto trovare al quarto o quinto posto. Spesso quest’anno mi è andata male e spero che tutta questa sfortuna si trasformi in buona sorte per il prossimo campionato’’.

 

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