Le frecce d’argento hanno fatto vedere che quando vogliono spingere riescono ancora ad allungare sulla concorrenza. Si è trattato di un segnale di superiorità in chiave 2020?

Il Gran Premio degli Stati Uniti è stato teatro di una netta prova di forza da parte della Mercedes. Le caratteristiche della pista di Austin hanno sempre sorriso alle frecce d’argento, che nell’era ibrida hanno ceduto soltanto alla Ferrari di Kimi Raikkonen la passata stagione, vincendo tutte le altre edizioni precedenti con Lewis Hamilton. Domenica scorsa è toccato a Valtteri Bottas passare per primo sotto la bandiera a scacchi, con il compagno di squadra secondo a completare la doppietta del team di Brackley. Tralasciando per un attimo il sesto titolo conquistato dal britannico, in Texas è emersa una superiorità che alla W10 mancava da diverse gare, che si era però intravista già in Giappone.

Al rientro dalla pausa estiva, la grande protagonista è stata la Ferrari, la quale ha piazzato ben sei pole position di fila. Il Cavallino ha concretizzato la partenza al palo soltanto nelle prime tre occasioni, con Charles Leclerc che ha trionfato in Belgio ed in Italia e Sebastian Vettel al top tra le stradine di Singapore. Subito dopo la gara in notturna di Marina Bay, nel paddock la credenza è diventata quella di una rossa che aveva superato la Mercedes in termini di superiorità, ribadendo il primato anche nelle qualifiche di Sochi. La domenica in Russia è stata molto sfortunata per la Scuderia italiana, che ha letteralmente regalato alla Mercedes la doppietta. A Suzuka è stata ancora una qualifica nettamente a favore delle rosse, ma complice una partenza a rilento dei due piloti, Bottas ha avuto l’occasione di dominare con un passo gara decisamente più rapido delle SF90.

Anche in Messico i due alfieri di Toto Wolff hanno sofferto in prova, con Hamilton che è stato poi perfetto in gara andando a vincere grazie ad una strategia azzeccata. Ad Austin la Ferrari è letteralmente scomparsa, ma va detto che le Mercedes non hanno lasciato scampo neanche alla Red Bull targata Honda di Max Verstappen che era visto da molti come il favorito sul ritmo gara. Bottas ed Hamilton hanno semplicemente dettato legge, lasciando all’olandese solo l’illusione di potersi giocare la vittoria.

Che la corsa statunitense abbia rimesso chiaramente a nudo la superiorità degli anglo-tedeschi ce lo potranno dire solo le ultime due prove del mondiale, dove la Ferrari dovrà per forza di cose mandare un segnale in chiave 2020. Ma l’impressione è che quando la Mercedes ne ha voglia, la differenza di passo con gli avversari appare ancora marcata. Questo può essere un campanello d’allarme per il prossimo anno, nell’attesa di scoprire quali saranno gli sviluppi relativi alla power unit del Cavallino che tanto ha fatto discutere negli scorsi giorni.

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