Cuore e orgoglio,  questi i segreti della vittoria di Sebastian Vettel a Singapore, con cui ha rotto il digiuno di vittorie ha riconquistato la fiducia della Ferrari.

Sembrava un film già visto recentemente. Vettel Ferrari

Charles Leclerc leader del Gran Premio di Singapore che rintuzzava gli attacchi di Lewis Hamilton, pronto ad una pressione mostruosa.

Alle loro spalle, Sebastian Vettel, in gestione gara, determinato a fare il minimo, ovvero centrare il terzo posto.

Poi un episodio, una genialata del muretto Rosso, che ha avuto l’intuizione di chiamare dentro Vettel, per mettere alle corde Hamilton.

Una mossa finalizzata a mettere la Mercedes in difensiva, per non provare l’undercut su Leclerc, e dunque finalizzata a salvaguardare la vittoria di tappa.

Anzi, così facendo, gli strateghi diretti da Inaki Rueda, oltre che mettere in cassaforte la vittoria, hanno anche puntato alla doppietta.

Si, perché secondo i piani, il giro dopo il pit di Vettel sarebbe dovuto rientrare Leclerc, il quale sarebbe dovuto tornare in pista leader, con Seb secondo e Lewis terzo.

Ma a questo punto è arrivato un giro “monstre” di Sebastian Vettel che ha rimescolato le carte, facendo saltare le previsioni del muretto.

 

Da qui in avanti solo cuore e orgoglio.

Cuore, nel giro out, che è stato super, dettato dell’estrema volontà del tedesco di prendersi quantomeno la piazza d’onore alle spalle del team mate Leclerc.

Più o meno lo stesso cuore del giro della Q3, quando nel primo push, il quattro volte camione del mondo, ha annichilito tutti, in un momento dove nessuno si era spinto su quei tempi.

Cuore, che lo ha portato per la prima volta nel 2019 a fare davvero bene con la sua SF90, trovando un feeling che da tempo smarrito.

Un feeling che ha ridato alla F1, già da ieri, il Vettel dei giorni migliori,  capace di sfoderare il coniglio dal cilindro, quando meno te lo aspetti.

Un giro da grande “manico”, come detto, che purtroppo non gli è valso la pole position e neppure la seconda piazza.

Ma gli è valso fiducia, morale, feeling con la vettura, e dunque carica per la gara e consapevolezza di avere anche lui le sue chance.

Un cuore, nell’out lap con le Hard, che lo ha messo davanti al team mate.
Cosa che gli ha dato altro morale, nel forzare ancor di più il ritmo.

A questo punto, quando era virtualmente leader della gara, ma non in pista, al cuore si è aggiunto l’orgoglio.

L’orgoglio del Campione, che ha fatto spingere Seb come non ci fosse un domani, per prendersi sul campo la leadership, anche con sorpassi rischiosi.

Orgoglio che ha portato il Ferrarista a spingere fortissimo per mostrare di avere più ritmo di Leclerc.

Dimostrazione di ritmo maggiore del compagno di squadra, utile per far vedere al Mondo che la vittoria è stata meritata e non regalata.

Un orgoglio che ha portato il pilota di Heppenheim a spingere molto nel finale, anche per prendersi il giro veloce.

Giro veloce cercato per sancire il suo ritorno allo smalto di un tempo, quando non lasciava neppure le briciole ai competitor.

Giro veloce che, alla fine, non è stato centrato, ma che è stato cercato con insistenza, proprio come nei giorni delle vittorie.

E proprio come nei giorni dei trionfi, Seb ha dato una lezione al giovane arrembante nelle ripartenze dalle Safety Car, mettendo in gioco tutta la sua esperienza nel fare l’elastico, tenendo sempre a distanza la vettura gemella.

E proprio come nei giorni migliori, come nel giorno del primo titolo mondiale, sono arrivate anche le lacrime di gioia sul podio.

Gioia frutto di un successo che dovrebbe mettere fine ad un calvario dove Seb era finito più di 12 mesi fa, assolutamente immeritato.

Un calvario finito grazie, come detto, grazie al cuore e all’orgoglio che Seb ha sfoderato, mettendo a tacere tutte le critiche sul suo conto.

Cuore e orgoglio che sono serviti per riprendersi la vittoria, ma soprattutto per riprendersi la fiducia del team, per far vedere che la Ferrari può contare su un super quattro volte iridato, e non solo sul giovanotto.

Per sintetizzare la giornata odierna, in chiusura, calza a pennello la frase che disse Riccardo Adami allo stesso Vettel, nel giorno della sua prima vittoria in Ferrari, nel 2015 in Malesia (anche allora dopo un lungo successo):

“Numero Uno is back!”

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