Alla vigilia del Gran Premio del Giappone, Mattia Binotto analizza la situazione Ferrari, sostenendo che la velocità attuale non sia dovuta solo agli sviluppi portati a Singapore.

Dopo le vacanze estive, il mondiale di F1 2019, ha visto una brusca variazione dei valori in campo, rispetto alla prima parte di stagione.
Da quel momento, il ruolo di team protagonista, è passato alla Ferrari, che sfruttando piste favorevoli, e portando sviluppi,  è stata in grado di vincere tre delle ultime quattro gare. In molti, vedono dunque il motivo del balzo avanri Ferrari negli sviluppi portati in Asia. Malgrado ciò, Mattia Binotto sostiene che la velocità Ferrari sia la somma di vari fattori.

Ma, oltre alle vittorie, ciò che ha impressionato, è stata la capacità della Rossa di produrre upgrade tali da rendere la SF90 veloce ovunque.
Cosa impossibile nella prima parte di campionato, quando la Rossa performava solo su piste ad alta velocità.
Mentre soffriva, molto, su piste lente, dove conta il carico e la precisione in inserimento di curva.

A Marina Bay, dunque, la Ferrari ha dato una svolta alla stagione, prima di pensare definitivamente al 2020, come confermato da Mattia Binotto.
Team principale che, ha anche rimarcato ancora una volta la grande importanza del pacchetto di Singapore.

“Ora siamo concentrati principalmente sull’auto del prossimo anno -ha esordito Mattia- e ogni altro aggiornamento in questa stagione non sarebbe così importante come quello che abbiamo portato a Singapore”.

Focus sul 2020, ormai, che a Maranello dovrà essere approcciato al meglio, evitando di dover rincorrere allo stesso modo di questo 2019.
Sarà bene infatti, mettere in pista una vettura da subito buona, e usare la stessa determinazione di questo 2019 non per ricorrere, ma per sviluppare.
A questo proposito, il tecnico di Losanna, ha riassunto i punti salienti dei passi in avanti del suo team quest’anno:

“Dal momento in cui penso alla Spagna che è stata la nostra prestazione iniziale, molto scarsa, sui circuiti di massima deportanza e sulle curve a bassa velocità. Penso che abbiamo fatto molti sforzi internamente per cercare di capire quale fosse la debolezza dell’auto, il comportamento delle gomme e cercare di impostare la direzione per lo sviluppo”.

Inzio di anno complesso, per gli uomini in Rosso, che non si sono mai persi d’animo che hanno individuato e corretto i problemi della SF90.
Correzione che è stata graduale e continua, diluita in tre grossi pacchetti, arrivati a Baku, Le Castellet e Singapore.

“La direzione per lo sviluppo è stata continua, perché non solo a Singapore abbiamo portato nuovi pezzi,” ha puntualizzato Mattia, che ha aggiunto: “ne abbiamo portati alcuni prima in altre gare e ciò che abbiamo ottenuto a Singapore è stata la somma di tutto”.


Somma di vari sviluppi, di telaio ma non solo, perché per far bene in F1 serve il pacchetto macchina-motore. Non portano a nulla, di fatto, i singoli ingredienti, in mancanza di tutti gli altri, in una monoposto di F1.
Ne è la testimonianza la Ferrari, che nelle prime gare, malgrado un ottimo motore, non è stata vincente.
Per esserlo, ha dovuto evolvere al top anche la parte telaistica della vettura. Per questo dunque, il boss della GeS Mattia Binotto sostiene che la velocità Ferrari sia la somma di vari fattori.

“Non è solo l’aerodinamica, ma certamente con essa abbiamo affrontato uno dei punti deboli che avevamo”, ha precisato Binotto.

Binotto che, nel finale della sua intervista, ha elogiato anche il lavoro di tutto il team nel processo di affinamento del set-up della SF90. Lavoro che, insieme agli aggiornamenti ha permesso un notevole balzo in avanti della vettura.

“Penso che stiamo ottenendo anche una buona comprensione della macchina – ha concluso Mattia Binotto – trovando il giusto compromesso sull’equilibrio e sul set-up, e penso che nel complesso siano la comprensione della macchina, il set-up e l’aerodinamica importanti per andare avanti”.

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