Arianna Casoli si racconta a Wheels&Heels

Arianna Casoli, pilota EuroNascar , donna di motorsport di carattere che con determinazione e talento vive il mondo racing, si racconta a Wheels&Heels. Scopriamo insieme la sua storia!

  • Ciao Arianna, è un grande piacere poterti intervistare, se parliamo di motori in cosa è impegnata Arianna Casoli

Ciao a tutti, piacere mio poter far parte di questo tuo progetto che da risalto alle donne del motorsport. Le corse sono la mia grande passione, sono cresciuta nei paddock di mezza Europa ammirando piloti e addetti ai lavori, con il privilegio di conoscerli direttamente. Se a questo ci aggiungi la mia grande curiosità tipicamente femminile e la mia voglia mi mettermi sempre alla prova , puoi capire un po’ quello che sto vivendo. Sto probabilmente realizzando il mio sogno di essere un pilota e lo sto facendo in un mondo così particolare ed affascinante come quello delle corse NASCAR.

  • Parlaci di come è nata la tua passione e dei tuoi inizi.

Ho respirato fin da bambina l’aria delle corse in pista grazie alla passione e al lavoro di papà, ma non ho mai gareggiato fino quando sono diventata “grande”. Ho avuto l’occasione di partecipare a qualche campionato monomarca, ma sempre e solo correndo per passione e divertimento. Senza esperienza di karting o altra formazione realmente mirata alla competizione in pista: solo passione e voglia di mettermi alla prova.

 Poi mi sono dedicata al lavoro e a mio figlio per qualche anno e 4 anni fa ho avuto una “ricaduta” : grazie ad alcuni amici sono ritornata in pista. Prima nel mondo dei monomarca italiani e poi nell’europeo NASCAR. Finalmente  sono riuscita a rimettere il casco!

  • Hai iniziato anni fa a gareggiare e poi hai vissuto uno stop dalle competizioni. Parlaci di quel periodo, come ti sei sentita e parlaci del tuo ritorno.

All’epoca le corse erano un hobby e i costi ad un certo punto erano diventati non più sostenibili. Mi ero laureata in Architettura ed avevo un lavoro che mi impegnava parecchio, quindi decisi di dedicarmi a quello e alla famiglia. L’arrivo di un figlio poi cambia un pochino tutte le prospettive e le priorità, quindi per alcuni anni mi sono dedicata completamente a lui.

In seguito, in un periodo in cui le cose a livello personale non erano per nulla positive, ho avuto il bisogno di capire  cosa potevo essere e fare per ricostruire la mia vita. Casualmente e per coincidenze a catena, dopo anni mi sono ritrovata in pista col casco in testa. Sinceramente ero molto spaesata all’inizio, perché le macchine erano diverse, con molta più elettronica e io avevo perso qualsiasi automatismo o riferimento per la guida in pista . Ma l’idea di fare qualcosa che fosse solo per me e che mi mettesse alla prova mi ha dato lo stimolo per rimettere insieme tante cose.

In questo turbinio di novità e cambiamenti, ho avuto poi l’occasione di collaborare per dei collaudi con un amico e si è presentata l’occasione di provare una EuroNASCAR. Una sfida a 360 gradi che mi ha portata a fare quello che faccio ormai da 3 anni e che mi ha fatto crescere, cambiare e migliorare sia come pilota che a livello personale. Il mondo NASCAR è qualcosa di speciale e farne parte penso che sia qualcosa in più che essere semplicemente un pilota (che si sia professionisti o meno).

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  • Nel 2016 un incontro con una realtà fantastica e d’importazione per noi europei, la spettacolare Nascar Whelen Euro Series, raccontaci la tua carriera da li e in questo contesto anche l’esperienza da “Insider Nascar”.

Nel 2016 è cominciata questa avventura quasi per gioco, in realtà non avevo idea di quanto fosse grande il salto che stavo facendo. Passare da un monomarca nazionale ad un campionato europeo già porta verso prospettive diverse. Entrare, inconsapevole, nella famiglia NASCAR cambia veramente tante cose. Mi son ritrovata in un mondo dove le corse sono estremamente competitive ed affascinanti, tecnicamente “vecchio stile” e dove il pilota e il team fanno ancora la differenza.

Poi, come giustamente hai notato, mi sono anche ritrovata in un mondo dove l’esposizione mediatica è molto diversa rispetto al panorama italiano, anche per i non-professionisti. Ho dovuto imparare a fare interviste, gestire i social media… conta che prima di correre in EuroNASCAR non avevo nemmeno un profilo Facebook! E, soprattutto, interagire con i fan che seguono numerosi la Serie e i piloti. Questo mi ha cambiata tantissimo e mi ha fatto vincere una timidezza di fondo con cui combatto quotidianamente.

L’esperienza da #NASCARinsider mi ha fatto fare un ulteriore step di crescita, portandomi ad essere non più io ad essere intervistata, ma io stessa ad intervistare. Quasi una doppia difficoltà, un’esperienza molto importate che mi ha permesso di conoscere meglio anche altri piloti, come per esempio il campione americano Bobby Labonte, che dallo scorso anno corre con noi in Europa. Sto imparando pian piano tantissime cose anche da questo punto di vista e se all’inizio non è stato facile stare davanti ad una telecamera, come quando assieme ad Alex Caffi e Marco Lucchinelli ho presentato un programma su La3Tv sul nostro campionato, pian piano ho cominciato a divertirmi e ad apprezzare quanto di positivo e stimolante possa esserci nel partecipare a questi progetti .

  • Curiosità , hai sempre vissuto nel mondo delle ruote coperte, hai mai pensato alle monoposto? Ti abbiamo visto recentemente con il kart, qual è il tuo rapporto con le “4 ruotine”?

Purtroppo ho cominciato tardi a correre e mai con particolari velleità di carriera, quindi non ho nessuna esperienza con le ruote scoperte, nè kart nè formula. Alla mia età penso che non abbia molto senso pensare alle monoposto, peraltro hanno uno stile di guida piuttosto diverso, nonostante questo i kart rimangono sempre un’ottima palestra con la quale posso allenarmi e divertirmi senza dover investire grosse cifre e stando in compagnia con gli amici.

  • Il motorsport è un mondo che nasce maschile, ma ora per passione e competenze le quote rosa stanno aumentando, spiegaci un po’, secondo, la tua esperienza tra difficoltà e vantaggi, collaborazione e conflitti con la sfera maschile, come ti trovi e come li vedi?

Certamente il motorsport nasce al maschile, per ragioni forse più sociali che non per altri motivi. L’abbinamento donna/pilota è sempre stato piuttosto affascinante anche perché, nonostante molti credono il contrario,  per correre a certi livelli è necessario avere una preparazione fisica importante che per una donna a volte risulta essere un po’ più impegnativa rispetto ai colleghi maschi. E’ forse l’unica differenza, ma sotto tutti gli altri punti di vista non vedo nessuna differenza tra uomini e donne.

Quello che noto è che sempre di più le donne non hanno paura di assecondare le loro passioni e mettersi alla prova in ogni settore, dimostrando professionalità, grinta e qualità che possono sicuramente competere direttamente con quelle dei colleghi maschi.

Vantaggi non saprei, difficoltà tante per tanti motivi, conflitti forse solo in pista perché a volte scattano meccanismi strani specie a livello “personale”, visto che si corre tutti insieme. Le corse automobilistiche penso siano l’unico sport in cui c’è tanta parità tra le parti visto che si corre senza nessun “correttivo” come succede in altre discipline: metti il casco, sali in macchina e quando si accende la luce verde non importa se sei maschio o femmina , sei solo un pilota e fai tutt’uno con la tua macchina nello schieramento.

Per me tutto questo è molto stimolante e gratificante sotto ogni punto di vista e sapere che non ci sono scorciatoie mi fa apprezzare ancora di più ogni mio miglioramento o traguardo.

  • Cosa ne pensi delle iniziative che stanno interessando l’universo femminile nel motorsport per incentivarne la presenza, compresa anche la nuova W Series? Sono iniziative che serviranno?

Sicuramente stanno dando tanta visibilità e forse creando nuove opportunità, anche se sono sempre dell’idea che alla fine dovrebbero essere le prestazioni e le qualità di ogni pilota, non l’essere uomo o donna, a guidare le scelte dei team e dei piloti. E la parità in questo sport si ha in modo spietato guardando le prestazioni in pista e il duro lavoro che ci sta dietro, senza correttivi come dicevamo prima .

Sicuramente il pilota donna ha mediaticamente un appeal diverso rispetto al pilota uomo, più che altro perché rompe gli schemi dell’immaginario collettivo. La mentalità sta cambiando e aiuterà probabilmente molte ragazze ad avere un po’ meno difficoltà per poter assecondare la loro passione, anche se dovranno loro stesse investire tanto in termini di impegno e sacrifici, come fanno tutti in questo mondo, per riuscire ad emergere.

  • Far combaciare vita lavorativa e quotidiana è sempre difficile, soprattutto con molte trasferte, tu sei una donna molto dinamica, come riesci a conciliare il tuo lavoro nel motorsport e la tua vita “da donna”?

 Bella domanda … forse LA domanda. Potrei risponderti con una battuta : sono campionessa mondiale di Tetris … ovvero gestire un figlio adolescente che fa sport a livello agonistico (golf) da sola , gli impegni quotidiani normali di ogni mamma e donna, il lavoro (sono grafico e architetto) e da qualche anno l’attività di pilota, sono una sfida e un bell’impegno .

Oserei dire che bisogna organizzarsi molto bene, avere tanta passione e tenacia e amare una vita un po’ “zingara” e fuori dagli schemi, avendo la capacità di adattarsi ad ogni situazione.

Diventa una routine dinamica ad incastro che forse non tutti riescono a comprendere, ma credimi, nonostante la stanchezza costante che sento sulle spalle, sono veramente felice di tutte le esperienze che sto facendo e mi godo tutte le opportunità che mi vengono offerte, perché mai avrei pensato di poter avere l’opportunità di vivere una “seconda vita” come sto facendo da 3 anni a questa parte, e di poter crescere tanto anche a livello sia professionale che personale, senza mai aver avuto velleità di carriera in questo settore che invece mi sta dando tantissimo .

  • Arianna tra ieri e domani…una vittoria già conquistata e un sogno per il futuro

In tutto questo nonostante le difficoltà e i sacrifici, la vittoria più grande penso che sia il grande bagaglio di esperienze che sto facendo, gli stimoli che questa avventura mi da e forse il fatto che ho ricominciato a sognare dopo un periodo piuttosto difficile a livello personale. Quando pensi di non poter più inseguire un sogno a volte qualcosa succede e cambia tutta la prospettiva e mi auguro di poter trovare il modo di continuare questa mia esperienza magari anche oltreoceano… chissà. Finché riesco, come pilota, poi si vedrà.

  • Cosa ne pensi dell’attuale ruolo delle donne nel motorsport? E cosa ne pensi dei progetti attivati a favore dell’avvicinamento di bambine e ragazze al motorsport?

Le donne oggi si stanno facendo largo nel motorsport con grande determinazione e professionalità in ogni posizione: piloti, ingegneri, meccanici, direttori sportivi, PR, media,… senza limitazioni.

Quindi penso che ci sia sempre più spazio per loro, purché dimostrino, come accade ultimamente, il loro valore e le loro capacità.

Per quanto riguarda i progetti al femminile verso i giovani penso siano estremamente utili per far capire quanto spazio ci sia anche per le donne in questo nostro mondo. A volte basta conoscere e capire per non porsi dei limiti inutili e non farsi condizionare e seguire le proprie passioni.

  • In ultimo scrivi una frase che ti rappresenta

Inseguire i propri sogni è la cosa più bella che una persona possa fare nella vita per essere felice: impegno, costanza, determinazione e sacrificio saranno gli ingredienti necessari, ma ne varrà sempre e comunque la pena.

Un grazie ad Arianna per aver partecipato e averci raccontato la sua storia, seguiremo le sue gesta in pista e siete tutti invitati l’10-12 maggio sul circuito di Franciacorta per l’unica tappa italiana dell’EuroNascar.