Se la sua carriera nelle formule minori, costellata di titoli e successi, sembrava essere preludio di un ingresso trionfale in F1, il passaggio alla massima serie di Daniil Kvyat si è rivelato tutt’altro che semplice.

Debuttante nel 2014 in Toro Rosso e promosso l’anno successivo alla sorella maggiore Red Bull, il russo si è trovato a dover gestire all’inizio la pressione di un arrembante Daniel Ricciardo e in seguito quella del predestinato Max Verstappen da cui è stato brutalmente scalzato prima del GP di Spagna dello scorso maggio secondo volere del talent scout Helmut Marko.

“Dopo il ritorno nel team di Faenza ho voluto subito mettermi alla prova e così ho finito per chiedere troppo a me stesso. Per un po’ di tempo non sono stato più io e questo lo ha riconosciuto  pure  boss Horner. La tensione non è mai positiva e  agire di rabbia nel tentativo di forzare le cose non mi ha certo aiutato” – ha ammesso il 22enne ai media presenti in Germania al termine di una gara chiusa al 15° posto.

“Ad Hockenheim mi sono quindi lasciato andare all’istinto. Sono salito in macchina e  ho fatto il mio lavoro senza pensarci  in maniera eccessiva. Mi pare abbia funzionato e credo che continuerò con questo approccio nella seconda parte di stagione” – l’analisi del driver di Ufa che ha poi lanciato una bordata ad indirizzo della stampa sovietica, rea di aver diffuso un’indiscrezione circa una sua imminente sostituzione da favore del tester Pierre Gasly.

“Non sanno quello che dicono. Si tratta soltanto di voci e sinceramente non ho tempo da perdere con queste sciocchezze” – il suo disappunto.

Chiara Rainis

 

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