Renault: deportanza inedita

Questo articolo lo dedico alle altre squadre e al lavoro che svolgono in silenzio. Del resto, è già molte settimane che l’attenzione si è concentrata unicamente sui top team: Mercedes, Ferrari e Verstappen.

Il sipario sembra già calato su tutto il resto della griglia anche se, con uno sguardo più attento, è ancora possibile scorgere interessanti occasioni per discutere la tecnica della auto di formula 1.

Questa settimana, quindi, voltiamo lo sguardo verso una macchina che in teoria aveva promesso molto e che, invece, come molti altri, naviga tra le prima difficoltà di un cambio di regolamento così netto: Renault.

Voglio osservare più da vicino la monoposto perché, come spesso accade, è una delle vetture che introduce innovativi accorgimenti per l’incremento della prestazione aerodinamica.

Quanto visibile nelle foto che seguono è un paragone tra l’auto francese e due delle sue rivali: RedBull e Mercedes. L’obiettivo è mostrare la differenza tra i piloni di sostegno delle ali posteriori “nemiche” rispetto a quella della casa del rombo.

Se l’elemento è particolarmente limitato in estensione e assolutamente non ricurvo nel caso di RedBull e Mercedes, assumendo unicamente scopi strutturali, appare come una superficie ricurva e molto allungata all’indietro nel caso della monoposto francese.

Sulla Renault, in altre parole, il lato obliquo del sostegno degli alettoni posteriori diventa una superficie deportante, con tanto di soffiaggio. L’aria che vi scorre al di sopra, preme con intensità su di esso subendo una spinta verso l’alto. Al contrario, l’aria che si inserisce all’interno del soffiaggio, nella figura che segue, scorre al di sotto della stessa superficie creando depressione.

Lo schema delle traiettorie fluide assumerebbe la forma espressa nell’immagine seguente:

In questo modo, allungando la parte obliqua del pilone e curvandola su se stessa, la Renault ha pensato un bel modo di generare ulteriore deportanza a bordo macchina senza per forza incrementare l’incidenza delle superfici deportanti principali. Se si volesse dire in modo più semplice, ha trovato un modo per trasformare in piccole ali, i supporti dell’alettone posteriore.

Il principale risultato consisterebbe, come immaginabile, in un carico aerodinamico più elevato che aiuta il veicolo nelle accelerazioni in uscita di curva e nelle percorrenza dei cambi di direzione.

Inoltre, aggiungerebbe della spinta al suolo ausiliaria anche in fase di frenata, laddove il peso tenderebbe a premere maggiormente le ruote anteriori, alleggerendo quelle posteriori.

Sono molto interessanti questi piccoli stratagemmi e, nonostante la forza indiscutibile delle prime in classifica, si trovano ottimi spunti per capire meglio l’aerodinamica anche grazie a quelle squadre che ora si trovano in difficoltà.

Avremo occasione di scoprirne altri duranti l’anno.

Al momento, tanto di cappello a Renault.

 

A presto dall’ing. Alberto Aimar.