Red Bull perde le aaali

Dopo le prime 5 prove del campionato mondiale di Formula Uno 2017 è ormai tempo di tirare le prime somme, puntando il dito sulle scuderie che non hanno rispettato i loro obiettivi e promesse. Oggi il mio personale “processo alle intenzioni” si focalizza sul team Red Bull, autore di un progetto fino ad ora deludente. Sembra che abbiano perso le celebri “ali” delle “reclame” televisive della loro famosa campagna pubblicitaria, che da anni si accosta ad eventi sportivi di competizione.

“RedBull gives you wiiings“ recita l’oramai famossimo slogan dei “bibitari”, ma quest‘anno proprio nella stagione di apertura verso le appendici aerodinamiche di quasi qualsivoglia dimensione e fattezza, a Milton Keynes hanno “toppato” clamorosamente il progetto della RB13, che più che per “some” è “sfigata” per Matheshiz e compagnia visto il rendimento in pista.

Adesso… riflettendo “inter nos” ci sarebbero da analizzare molte situazioni prima di mettere sul banco degli imputati Adrian Newey… soprattutto alla luce delle sue ultime dichiarazioni, dove asserisce con il suo rigoroso stile che il suo lavoro sul progetto dell’auto 2017 è praticamente iniziato solamente dopo il Gran Premio australiano vinto da Sebastian Vettel .

Quindi per il momento mettere il britannico dietro la lavagna con il cappellino da “somaro” forse è troppo, anche se resta un dato di fatto che la scuderia austriaca ha tolto le ali alla sua auto. E non parlo solo in senso figurativo, perchè osservando il progetto 2017 della Red Bull tutti abbiamo notato la “pochezza”di appendici aerodinamiche presenti sulla RB13.

Se penso al britannico nella sua mansione inglese – terra da lui amata all’inverosimile – lo immagino davanti ad una lavagna da disegno tecnico con la matita sull’orecchio “stile salumiere”, che scrutando attentamente i suoi progetti “sfrugognandosi” delicatamente il mento sfodera colpi ad effetto. Sarà forse la solo la mia fervida fantasia però non riesco ad associare questa immagine con quello che vedo in pista.

Basicamente quelli come me che – anche “brucando” quotidianamente F1 non digeriscono troppo agevolmente la tecnica – notano come i principi del genio britannico procedono dall’idea di limitare il più possibile l’effetto drag (resistenza all’avanzamento) ottenendo una“pulizia”di flussi lungo il corpovettura, cercando carica aerodinamica in altre zone dell’auto con sistemi ingegniosi come il famoso effetto rake tanto amato da Newey.

Riflettendo non credo sia questo il vero problema della RB13, ma piuttosto vedo come spiegazioni più plausibili un computo di deficenze meccaniche e motoristiche.

D’altronde la power unit Renault, anche se è stata migliorata notevolmente dalle prime uscite del 2014, prende ancora la paga dalle più performanti Mercedes e Ferrari, mentre a livello meccanico il ”tiro mancino” sulla presunta sospensione irregolare arrivato dalla scuderia di Maranello ad inizio stagione sembra aver messo in crisi il progetto degli uomini di Milton Keynes.

Una monoposto di Formula Uno si sa deve avere degli equilibri perfetti, quindi non ci resta che ipotizzare che questa mossa abbia “rotto le uova nel paniere” alla scuderia delle bibite energetiche.

Nella pista catalana, da sempre considerata una “cartina al tornasole” per giudicare la bontà del progetto di una scuderia, abbiamo visto ancora una Redbull senza “bollicine”, che come una lattina rimasta aperta si è sgasata al sole in terra iberica.

Dopo queste riflessioni volevo ricordare che “codesti austriaci” sono veramente tosti e capaci di ribaltare un progetto che non funziona come un calzino, quindi resto speranzoso che con un gran lavoro e con l’aiuto di un Newey adesso involucrato all 100% nel progetto possano “rimettere” le ali, anche per rendere questo mondiale ancor più avvincente, considerando che sono gli unici che possono avvicinarsi ed inserirsi in questa contesa tutta italo-tedesca.

P.S.

…riflessione a margine…

E se semplicemente fossero Ferrari e Mercedes su un’altro pianeta?

Tempo di riflettere…

di Alessandro Arcari – @Berrageiz

Foto credits : Red Bull ,Telegraph

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