PILS FROM RACE: Come funziona il nuovo musetto McLaren.

Con l’appuntamento del gran premio di Barcellona si scoprono per la quarta volta i veli sopra le vetture e a questo giro è la McLaren che salta all’occhio.

Lo fa con un musetto completamente rivisitato, in modo tale da ricercare assoluta deportanza in uno dei circuiti con le curve più veloci del campionato.

L’intento di questo rapido articolo, di questa pillola di gara, è proprio quello di analizzare la soluzione tecnica proposta dal team inglese e, per nostra fortuna, abbiamo scritto in passato una serie di articoli di aerodinamica teorica che ci aiuteranno a meglio comprenderne i segreti.

Consideriamo l’introduzione del cucchiaio indicato in foto con una freccia.

La teoria che useremo per capire come funzionano i due elementi evidenziati è la teoria del tubo di Venturi, ovvero un condotto a sezione variabile all’interno del quale scorre un flusso di aria.

Se il flusso di aria è entrante a sinistra, in teoria dovrebbe attraversare tutto il condotto fino a raggiungere l’uscita, a destra. Nel farlo, però, incontra un restringimento (punto B dello schema che segue).

Dato che quando una certa quantità di molecole entra, una stessa quantità di molecole deve uscire, allora quando una quantità ben definita di particelle attraversa l’ingresso A, dovrà poi attraversare anche il restringimento B (a meno che non scompaia magicamente)

Se, però, B è più stretto, per fare in modo che la stessa quantità di aria passata in A possa scorrere anche attraverso il punto con larghezza minore, dovrà per forza passare più velocemente.

In sostanza: La grande quantità di molecole in ingresso cercano di passare da un restringimento troppo stretto. Queste premono quindi sulle particelle di aria già presenti nel punto di passaggio con area minore che, spinte, accelereranno.

Introduciamo cosi la parola “Spinta”, che tradotta può essere anche intesa come “PRESSIONE”. Le molecole in ingresso mettono pressione e nel farlo si schiacciano. Notiamo a tal proposito lo schema che segue.

Schiacciandosi, come detto, generano un campo ad elevata pressione (colorato intenzionalmente con il colore rosso). Se le molecole che si trovano in B, appena davanti a questa zona di alta pressione, vengono spinte, acquistano velocità allontanandosi. La logica conseguenza di questo effetto fisico è un calo di pressione.

Il risultato più interessante di tutto il discorso svolto fino ad ora è proprio l’ultimo: la pressione scende nel punto in cui il flusso scorre più velocemente.

Un flusso che accelera riduce la sua pressione.

Un flusso che decelera aumenta la sua pressione.

Applichiamo tale concetto al nuovo musetto McLaren e all’elemento posto in evidenza ad inizio articolo.

Per quanto riguarda l’introduzione del cucchiaio, considerato in accoppiamento con l’asfalto, otteniamo proprio un restringimento del flusso. Come detto il flusso accresce la velocità quando attraversa il restringimento, e un flusso più rapido significa minore pressione.

Se il punto più stretto all’interno del quale passa una corrente a bassa pressione è generato dalla vettura, allora otteniamo una zona di depressione esattamente sotto la macchina.

Si ottiene in questo modo un risucchio verso il suolo che come risultato principale fornisce un incremento di deportanza.

Questa è la motivazione tecnica che ha spinto la McLaren ad allinearsi a Mercedes per ciò che riguarda la conformazione del musetto: Avere una parte anteriore di vettura che viene premuta maggiormente a terra. Ciò significa un gran vantaggio in direzionalità e tenuta delle gomme anteriori che, come risultato, garantiranno migliori performance e durata più estesa (viene ridotto lo scivolamento laterale in curva).

Ecco spiegato l’abile stratagemma che, nel weekend spagnolo, potrebbe portare un gran vantaggio alla squadra inglese. Non mi resta che salutarvi, assicurandovi altri numerosi articoli in arrivo! Continuate quindi a seguirci per scoprire assieme ogni segreto delle vetture da gara più popolari del mondo! Scrivete tutti i vostri pareri e commenti!

A presto!

Da Alberto Aimar.

 

 

 

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