Il primo maggio 1994 moriva Ayrton Senna: storia di una leggenda immortale

A 24 anni dalla tragedia del Tamburello ripercorriamo la carriera di ”The magic”

Dopo aver ricordato la scomparsa di Roland Ratzenberger, è finalmente arrivato il giorno più triste di tutto l’anno per noi amanti della Formula 1 e degli idoli che ogni domenica ci regalano emozioni indescrivibili. Il primo maggio è la festa dei lavoratori. Ma per i piloti no, loro anche in questa giornata di festa erano al lavoro nei loro bolidi quel giorno del 1994, lontano nel tempo ma anche terribilmente vicino per chi l’ha vissuto e per chi ne ha successivamente sentito parlare.

Quel maledetto week-end di Imola si è portato via il più amato e più forte pilota della storia, Ayrton Senna da Silva, di cui vogliamo celebrare la leggendaria carriera in questo giorno a lui dedicato.  Ayrton era nato a San Paolo del Brasile il 21 marzo 1960, da una famiglia piuttosto benestante considerando le condizioni sociali del suo paese, che tanto è stato amato da ”The Magic” anche quando lui era al culmine della sua carriera. Gli inizi nei kart avvengono all’età di soli 4 anni, una passione che mai abbandonerà per tutto il resto della sua vita. Il suo talento innato inizià a mostrarsi nelle sue forme più acute in Inghilterra, in cui nel 1983 dominò il campionato di Formula 3 con 12 vittorie su 20.

L’anno successivo è quello del grande salto. Per uno così non bastano le Formule minore, ci vuole qualcosa di più difficile: occorre la Formula 1. Nel circus iridato Ayrton non entra dalla porta principale. La piccola Toleman si assicura quel talento di cui tutti parlano, e lui non deluderà le attese. In un GP di Monaco completamente allagato del 1984, Ayrton conclude secondo alle spalle di quello che sarà il suo più acerrimo rivale, Alain Prost.

Dopo l’esperienza in Toleman arrivano tre anni in Lotus, con le prime vittorie della carriera nel team inglese. Il successo inaugurale di Ayrton nel circus arriva, guarda caso, sotto un acquazzone. Il brasiliano domina il Gran Premio del Portogallo ad Estoril, rifilando oltre un minuto di ritardo a Michele Alboreto. Le prestazioni straordinarie di Senna convincono Ron Dennis a portarlo nel suo team, la Mclaren legata al colosso motoristico Honda.

La stagione 1988 vive sul filo di un duello tra Senna e Prost, deciso nel Gran Premio del Giappone a Suzuka. Al via Ayrton è in pole, ma la partenza è pessima e viene risucchiato dal gruppo, mentre Prost vola in testa. Ayrton però non si arrende, con la leggerezza di un ballerino di samba schiva gli avversari, fino a raggiungere proprio la Mclaren del compagno-rivale. Sul rettilineo principale, soffocando la sua MP4/4 tra quella di Prost ed il muretto, Senna balza in testa andandosi a prendere il mondiale. Era nata una stella.

Il 1989 segna la vendetta di Prost, con il mondiale che si decide ancora a Suzuka. Stavolta è il francese che è davanti in classifica e che, con un ritiro di entrambi, festeggerebbe il suo terzo titolo con una gara di anticipo. Il duello tra i due si interrompe alla chicane ”Triangolo” dove c’è il contatto che sembra regalare il mondiale ad Alain. Ma Senna non molla, riparte e va a vincere la corsa mentre il compagno di squadra si ritira. Subito dopo però, la doccia fredda. Ayrton viene squalificato per aver causato il contatto ed il titolo è del francese. Questo episodio segna la rottura tra la coppia della Mclaren, con Prost che nel 1990 si stabilisce alla Ferrari.

Il professore riporta in alto la rossa, arrivando a giocarsi il mondiale fino in fondo, ancora una volta in Giappone dove Senna parte in pole. Lo scatto del francese è migliore, ma Ayrton allunga la frenata e causa un contatto che costringe entrambi al ritiro. Per Ayrton è il secondo mondiale. Senna dominerà anche il mondiale 1991, ma contro un nuovo rivale. La Ferrari non tiene il passo della Mclaren, cosa che invece riesce alla Williams di Nigel Mansell che non riesce però a scalfire il dominio del mago.

La progressione della Williams-Renault è però impressionante ed il leone d’Inghilterra non ha rivali nel 1992, mentre l’accoppiata Mclaren-Honda arranca e Senna non riesce a confermarsi campione del mondo. Nel 1993 è ancora la monoposto di Sir Frank a dominare, ma con Alain Prost che porta a casa il quarto mondiale prima di ritirarsi dalle competizioni automobilistiche. Proprio sul podio di Adelaide, in occasione del finale di stagione in Australia, avviene una cosa inimmaginabile fino a poco prima. Ayrton, vincitore della gara, prende il braccio di Alain e lo trascina con sè sul gradino più alto del podio, segno di una pace fatta tra questi due straordinari campioni.

Nel 1994 Senna non sembra dunque avere più rivali. Prost e Mansell si sono ritirati, dunque lui è potuto finalmente andare in Williams per agguantare il quarto mondiale che da due anni gli sfugge. Tutti sono pronti per un monologo del brasiliano, data l’assenza di avversari di rilievo. E invece qualcuno da temere c’è, eccome se c’è. Sulla Benetton-Ford #5 correva una giovane promessa, il tedesco Michael Schumacher. La nuova stagione iniziò subito con la pole di Ayrton ad Interlagos, poi costretto al ritiro in gara dopo un testacoda. La corsa viene vinta Schumi, che trionferà anche nella prova successiva, il GP del Pacifico con Senna ancora fuori gara per un incidente alla prima curva.

Il terzo appuntamento iridato si svolge sul tracciato di Imola, già una gara decisiva per Senna che è staccato di 20 punti nel mondiale dal sorprendente Schumacher. Il GP di San Marino inizia malissimo: nelle prove del venerdì Rubens Barrichello si schianta con la sua Jordan-Hart alla variante bassa, rompendosi il setto nasale ma facendo temere il peggio per diversi minuti. Sarà proprio Senna a sincerarsi immediatamente delle sue condizioni recandosi al centro medico, ed è lui ad annunciare che il pilota brasiliano se l’è cavata con un grande spavento.

La tragedia sfiorata il venerdì si verifica invece al sabato durante le qualifiche. La Simtek-Ford del semi-sconosciuto Roland Ratzenberger si disintegra contro il muretto della curva Villeneuve a 314 km/h. L’impatto è devastante e non lascia scampo al pilota austriaco che morirà poco dopo l’arrivo all’ospedale Maggiore di Bologna. La morte di Roland sconvolge particolarmente Ayrton, quasi come fosse un nero presagio sul destino del campionissimo brasiliano.

”Show must go on” è il motto che si usa in questi casi, dunque la gara di domenica si svolgerà nonostante la macabra sequenza di evidenti dei primi due giorni di Imola. Il Gran Premio parte con Ayrton come sempre in testa, mentre al via succede il caos. La Lotus di Lamy centra in pieno la Benetton di JJ Lehto rimasta ferma sulla griglia. Molti detriti finiscono in tribuna ferendo dei tifosi. In pista entra la safety car che guiderà il gruppo per sei tornate.

Alla ripartenza la Williams-Renault #2 precede la Benetton di Schumacher fino al settimo passaggio, alla curva del Tamburello. Proprio lì la macchina di Senna esce di pista con un brusco scarto verso destra, schiantandosi contro il muretto, lasciando un inquietante segno nero. Schumacher cerca nello specchietto la Williams di Senna, per provare a capire come fossero andate le cose dopo lo schianto. La direzione gara espone subito la bandiera rossa per favorire i soccorsi ad Ayrton. All’arrivo dell’elicottero la via di fuga del Tamburello è un bagno di sangue, Ayrton Senna ha il cranio sfondato ed ha perso totalmente conoscenza.

La gara andrà avanti con la vittoria di Schumacher, mentre alle 18:40 la dottoressa Maria Teresa Fiandri dall’ospedale di Bologna annuncia che il grande cuore di Senna ha cessato di battere. Nel suo amato paese vengono proclamati tre giorni di lutto nazionale. Il Brasile aveva perso il suo eroe, colui che aveva ridato ai cittadini la voglia di sognare attraverso lo sport. Il giorno dei funerali saranno un evento di proporzioni eccezionali, con celebrazioni degne di un faraone egizio o di un imperatore romano.

Ora sono passati 24 anni dalla tragedia Imolese, ma nessuno ha dimenticato le gesta del mago. Vedendo quanto tutti lo ricordano, si capisce come la sua immagine, la sua leggenda siano impossibile da scalfire, nonostante la sorte lo abbia fatto sparire dai circuiti di tutto il mondo troppo presto, quando aveva ancora molto da dare.

Si scoprirà poi che l’incidente venne causato dalla rottura del piantone dello sterzo che andò a sfondare il cranio di Senna, uccidendolo praticamente subito anche se non dal punto di vista clinico. I responsabili del cedimento non vennero mai realmente puniti, ma ora c’è spazio solo per il ricordo e non per i rancori per qualcuno che ha dato tanto allo sport ma anche dal punto di vista umano.

CIAO AYRTON, NON DIMENTICHEREMO MAI QUELLO CHE CI HAI DATO E CHE CI HAI INSEGNATO, SARAI SEMPRE UNA LEGGENDA

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