GP di Abu Dhabi: il cirucito di Yas Marina

Siamo al capo linea.

Qualora qualcuno necessiti di ribadire qualcosa, di dimostrare la propria forza o di mettersi in mostra per ricordare agli altri che “il prossimo anno ci sono anche io”, questo è il momento.

In quel di Yas Marina, a conti oramai chiusi, quel che conta è la forza, solo quello.

L’energia che le squadre impiegheranno non servirà a nulla di matematico, ma per molti potrebbe essere una questione d’onore poter chiudere il campionato a testa alta.

Farlo non sarà semplice: il circuito, di concezione moderna, di recente costruzione rispetto a tracciati storici, è realizzato con un obiettivo chiaro: confondere le carte in tavola. Lunghissimi rettilinei, uno da 1200 metri ed uno da 970, fanno da cornice a tornanti, curve a gomito e chicane strettissime. Non è semplice definire quanto carico fornire alle auto, e quanta resistenza aerodinamica poter accettare.

A tal proposito, la prima slide: il raggio medio delle curve sul percorso di Abu Dhabi è davvero bassissimo. Sfruttare la deportanza sarà molto complicato a causa delle velocità ridotte.

Nonostante tutto, poter disporre di un buon carico aerodinamico è necessario: i cambi di direzione hanno una estensione particolarmente alta. Sono molte le curve che si avvicinano a 90° e tante quelle che li superano. Alternati a queste, rettilinei brevi richiederanno alle vetture delle accelerazioni brucianti e solo gli pneumatici meglio spinti al suolo potranno riuscire nell’intento.

Segue una slide di riepilogo riguardo all’estensione media (gradi di rotazione) delle curve:

Da una prima analisi, quindi si dedurrebbe che un carico alto potrebbe essere la corretta chiave di lettura per primeggiare sulla pista in analisi.

Solo un dato troverebbe il modo di rompere le certezze fino ad ora evidenziate:

Ben il 56% del tempo viene trascorso in rettilineo. Non è cosi ininfluente la percentuale e se qualche vettura più prestante fosse in grado di sviluppare un buon carico aerodinamico dal corpo vettura, potrebbero essere visibili alettoni leggermente più scarichi.

Si tenga a mente che con la partenza al tramonto e l’arrivo in piena notte, la temperatura che diminuisce riuscirebbe ad incrementare la densità dell’aria. Tale fenomeno andrebbe a favore di una riduzione leggera delle superfici deportanti.

Ovviamente, due fattori di questo tipo non bastano per decidere di ridurre il carico aerodinamico sviluppato dalle vetture. In definitiva, rimane una pista che richiede una buona dose di deportanza, anche a scapito delle velocità di punta.

Per capire quanto detto, si confrontino le ali utilizzate a Spa Francorchamps: pista che nonostante le molte curve strette e numerose, per via della conformazione sua peculiare, richiede comunque ali di incidenza ridotta.

Già dal mercoledì sarà possibile scoprire le scelte dei team. Forniremo a breve nuovi aggiornamenti. Che inizi lo spettacolo.

A presto

Dall’ing. Aimar.

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