Analisi tecnica: Red Bull

Formula 1 2017 – Red bull

Sono negativi i segnali inviati agli addetti ai lavori dalla RB13, monoposto temuta dalla concorrenza che però fin’ora non ha palesato le aspettative. Il fronte critico addita la power unit Renault, inferiore alle performance promesse dalla casa francese ma Adrian Newey potrebbe aver osato un pò troppo…

Da Barcellona non giungono ottime notizie per Red Bull: in due settimane di test, la scuderia austriaca può annoverare una distanza percorsa pari solo a 3184 chilometri, inferiore anche ai team minori. Le ragioni di questa scarsa costanza sono presto chiarite, se si pone un confronto con le altre equipe motorizzate Renault. Sia la Scuderia Toro Rosso (2719 chilometri) che la stessa casa costruttrice Renault (2779 chilometri) hanno sofferto della scarsa efficienza della nuova unità motrice, un grattacapo soprattutto nel sistema ibrido ed in particolar modo l’MGU-K, inaffidabile e vittima di frequenti perdite d’olio. Motivo per cui in pista non si sono notate prestazioni sul giro degne di nota visto l’utilizzo di mappature conservative per non minare la già scarsa affidabilità del propulsore.
Ed è forse con tale pretesto che Adrian Newey, abile ideatore di monoposto vincenti, potrebbe essere stato costretto a riproporre scelte passate e non con lo scopo di sopperire alla mancanza di prestazione assoluta del motore Renault. In particolare, la decisione di mantenere anche nella RB13 la filosofia del size zero, ovvero concepire un retrotreno profondamente ristretto nella zona del cofano motore

 

o adottare limitate appendici aerodinamiche per ridurre al minimo le superfici di resistenza al flusso d’aria sembrano essere state una previsione di ciò. Le uniche novità azzardate si limitano infatti al singolare foro ricavato sulla sporgenza del muso, necessario ad alimentare il condotto dell’S-Duct

e alla particolare conformazione del fondo piatto dietro ai deviatori di flusso laterali.


D’altro canto, l’esasperata ricerca di monoposto con il minor drag realizzabile può essersi scontrata con le esigenze del motorista. E’ pur sempre vero che l’inaffidabilità del propulsore è imputabile al costruttore, ma può verificarsi l’ipotesi che ciò si sia imbattuto con lo stesso concetto proposto da Newey: specie se alla coda “a chiglia”

si correlano i cedimenti degli scarichi e le problematiche legate al raffreddamento delle componenti, registrate nelle due settimane di prove. In breve, un sottile confine mai del tutto stabilito tra le parti il quale potrebbe essersi presentato nuovamente sulla nuova vettura.
Di ciò non sembra convinta Mercedes, i quali membri hanno spesso ribadito che la RB13 vista a Barcellona rappresenterebbe un manichino, una mossa dell’astuto Newey in attesa di presentare solo a Melbourne la vera concorrente per le avversarie. Non rimane che attendere.

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